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Saracena, unico caso in Italia dove l’acqua è interamente pubblica. E il Comune e i cittadini risparmiano.

in politica e cronaca

SARACENA – Partire dall’idea che l’acqua sia un bene indispensabile per l’uomo, come lo è l’aria, quando si parla di volerla privatizzare rappresenterebbe già di per sé una contraddizione in termini. Il voler rendere privato (come lo è adesso, non dimentichiamolo) un elemento essenziale per la sopravvivenza dell’uomo rappresenta sempre, nonostante conclamati appelli, manifestazioni e mobilitazioni, un argomento spinoso.

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Il sindaco di Saracena, Mario Albino Gagliardi

Lo sa benissimo il sindaco di Saracena, provincia di Cosenza, Mario Albino Gagliardi (Cristiano Democratico, ex DC) colui il quale non solo urla al cielo il principio di indispensabilità di un bene di tutti come l’acqua, ma per renderlo più esplicito e istituzionale addirittura fa una delibera comunale apposita.

Sancire un principio come questo su una delibera comunale già sembrerebbe una gran bella notizia per i sostenitori dei “Beni comuni” e un po’ meno per la Smeco, la società romana a cui la Regione ha affidato i servizi di depurazione dell’acqua.

Ma non si è mica fermato qui: il sindaco Gagliardi ha fatto redigere uno studio economico e sociale così da scoprire che non (sì avete letto bene, NON) privatizzare l’acqua farebbe risparmiare ai cittadini un bel po’. Insomma, ha scoperto che rendere pubblico qualcosa che dovrebbe per sua natura già esserlo farebbe anche alleviare i costi sulla bolletta per i cittadini senza andare a perdere sulla qualità del servizio.

Un’idea che scardinerebbe tutti i principi del capitalismo moderno e che potrebbe rendere vane le pubblicità del liquido sigillato in bottiglie di plastica che rovinano gli intermezzi a fine primo tempo di film e partite di calcio.

Insomma, il sindaco sembrerebbe ricordarci che non tutto ciò che è privato è sinonimo di risparmio e di efficienza. Anche il pubblico, il bene comune, sa gestire bene e sa far risparmiare i cittadini.

Ma tutto questo vantaggio, stranamente, non piace all’Authority (che dovrebbe essere per sua natura dalla parte dei cittadini). Il Garante, infatti, dice che il prezzo è troppo basso, deve essere almeno 1,40 euro al metro cubo e non i prezzi delle tre fasce volute da Gagliardi (0,26 euro per la prima fascia, 0,36 euro per la seconda e 0,80-0,90 euro per la fascia più alta ad uso commerciale): le famiglie meno abbienti, insomma, arrivano a una bolletta di 170 euro annue, la famiglia del sindaco, invece, va a pagare circa 350 euro.

Saracena

Il caso di Saracena è unico in tutta Italia: dopotutto rendere pubblica la gestione delle quattro fasi del processo idrico indicate anche dalla legge Galli ovvero la captazione, l’adduzione, la distribuzione e la depurazione sta portando benefici notevoli al Comune, in primis con un risparmio sostanzioso per le casse comunali sulle spese di depurazione tanto che la spesa comunale è passata dalle 54mila euro ai circa 19mila euro annui solo per le spese, appunto, di depurazione.

Prima di andare a troncare le catene che sigillavano il depuratore Gagliardi aveva avvertito tutti: Prefetto, Smeco, Ministero e le altre autorità. Ma il sindaco non è solo in questa battaglia, anzi: l’appoggio è stato larghissimo, i cittadini davanti a tutti, pronti a costituire addirittura una class action contro l’Authority se questa dovesse intromettersi nella gestione comunale dell’acquaa, e poi i comitati regionali e nazionali, su tutti il Coordinamento calabrese acqua pubblica “Bruno Arcuri”: una battaglia comune per un bene comune.

di Carmine De Fazio

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