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Sequestrati beni per un valore di circa 33 milioni di euro alla cosca Labate (VIDEO)

in politica e cronaca

REGGIO CALABRIA – Gli uomini del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria e del Nucleo Speciale Polizia Valutaria, stanno eseguendo nella provincia reggina un provvedimento di prevenzione patrimoniale nei confronti di soggetti contigui alla cosca Labate; si tratta del sequestro del patrimonio aziendale di 6 imprese, di 97 immobili, di 6 autoveicoli e di vari rapporti finanziari e assicurativi, il tutto per un valore stimato pari a circa 33 milioni di euro.

L’esistenza e l’operatività della cosca Labate nella zona sud di Reggio Calabria e, in particolare, nei quartieri Gebbione e Sbarre, è stata più volte accertata con più di una pronuncia già passata in giudicato. Nel caso specifico, la cosca Labate aveva il controllo assoluto della gestione delle attività economiche, con particolare riferimento al settore del commercio della carne, oltre che a quello dell’edilizia e del movimento terra.

A seguito di una mirata attività di indagine e di analisi economico-finanziarie, gli uomini della Guardia di Finanza hanno accertato che tutti gli investimenti dei soggetti colpiti dal provvedimento e dei componenti dei loro nuclei familiari sono stati effettuati con denaro di provenienza delittuosa, in quanto derivante da attività imprenditoriale svolta secondo modalità mafiose.

Infatti, il potere mafioso della cosca Labate veniva sfruttato per sbaragliare la concorrenza, per imporsi sul mercato, per procurarsi clienti, con totale alterazione delle regole della concorrenza, finendo per operare nella zona di competenza in posizione sostanzialmente monopolistica.

Tra i soggetti colpiti dalla misura di prevenzione patrimoniale risulta Labate Michele, esponente di vertice dell’omonima cosca unitamente al fratello Pietro, che ha all’attivo condanne irrevocabili, tra l’altro, per il reato di associazione per delinquere di tipo mafioso.

Gli altri interessati dal provvedimento sono i fratelli Remo Giovanni e Pasquale colpiti nel giugno del 2013, insieme a Labate Michele, da ordinanza di custodia cautelare in carcere, poiché ritenuti gravemente indiziati dei reati di estorsione aggravata dalle modalità e dalle finalità mafiose.

La misura di prevenzione patrimoniale ha, infine, interessato gli eredi di Finti Antonio, già titolare di una merceria a Reggio Calabria, deceduto nel 2014. Si tratta di un soggetto immune da precedenti penali che, sin dagli anni ’80, aveva reinvestito i proventi illeciti della cosca, attraverso svariate acquisizioni immobiliari.

La sua vicinanza ai Labate è stata ricostruita attraverso puntuali riscontri alle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia (“io ho appreso da Michele Labate … che c’era un’altra persona che gli faceva … un’altra sorta di contenitore del grande impero dei Labate, che è un tale Tony Finti… una volta mi ha detto… mi devi portare affari soltanto nella zona dove arriva il mio compare”).

Nonostante l’intero patrimonio accumulato in vita da Finti (71 immobili e 2 terreni, oltre a disponibilità finanziarie) fosse poi passato in successione alla moglie ed ai figli, si è proceduto al suo sequestro grazie al nuovo Codice Antimafia che consente, entro cinque anni dal decesso del soggetto nei confronti del quale potrebbe essere disposta la confisca, di aggredire anche i beni pervenuti agli eredi.

La situazione di assoluto dominio della cosca nel territorio criminale si è mantenuta del tutto invariata nel corso dei decenni per come emerge, oltre che dalle successive sentenze intervenute nel corso degli anni, anche dalle plurime e convergenti dichiarazioni dei collaboratori di giustizia che hanno, tra l’altro, ricondotto i due fratelli Remo nell’orbita dei Labate (“i Remo e i Labate nel settore della carne sono stati sempre «tutta una cosa»”); legame, questo, che a detta di alcuni risalirebbe già alla metà degli anni ottanta.

Con riferimento a Labate Michele e ai fratelli Remo Pasquale e Giuseppe, una volta delineato il profilo di pericolosità sociale qualificata dei proposti, la successiva attività investigativa ha consentito di qualificare le imprese a loro riconducibili come delle imprese mafiose, in quanto nate e accresciutesi sfruttando il potere mafioso della cosca Labate.

A tal fine è stata estrapolata e acquisita la documentazione – consistente in contratti di compravendita di beni immobili, di quote societarie, atti notarili, ecc. – necessaria a ricostruire ogni singola operazione economica effettuata dai citati fratelli Labate e Remo. Il materiale così acquisito è stato oggetto, quindi, di approfondimenti volti a dimostrare che tutti gli investimenti sono stati effettuati con denaro di provenienza delittuosa, in quanto derivante da attività imprenditoriale svolta secondo modalità mafiose.

Per quanto riguarda Finti Antonio, sebbene non sia mai stato direttamente coinvolto in procedimenti penali, la sua appartenenza alla ‘ndrangheta e, quindi, l’esistenza del profilo di pericolosità sociale è stata accertata attraverso i numerosi e puntuali riscontri alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia.

Le indagini effettuate dal Reparto Speciale hanno ricostruito le vicende economiche e finanziarie dell’intero nucleo familiare del Finti, sin dal 1972. L’analisi dei flussi finanziari e la disamina dei numerosi contratti di compravendita hanno consentito di delineare un quadro indiziario sufficientemente chiaro, dal quale emerge come gli investimenti immobiliari effettuati nel tempo siano assolutamente sproporzionati rispetto alle risorse lecite di cui il Finti poteva disporre.

Sono stati, quindi, sottoposti a sequestro di prevenzione i seguenti beni riconducibili a Labate Michele, a Remo Giovanni e Pasquale e a Finti Antonio:

– patrimonio aziendale e quote sociali della “MACELLERIA POLLERIA DI REMO FORTUNATA S.r.l.”, con sede in Reggio Calabria;

– ditta individuale “MACELLERIA REMO GIOVANNI”, con sede in Reggio Calabria;

– patrimonio aziendale e quote sociali della “REMO GIUSEPPE E FIGLI S.r.l.”, con sede in Reggio Calabria;

– patrimonio aziendale e quote sociali della “REMO G. S.a.s. DI ROMEO MARIA & FIGLI”, con sede in Reggio Calabria;

– ditta individuale “POLLERIA REMO DI REMO PASQUALE”, con sede in Reggio Calabria;

– ditta individuale “GASTRONOMIA DI ARCUDI GIOVANNA”, con sede in Reggio Calabria;

– 97 beni immobili, tra appartamenti, locali commerciali e terreni tutti siti in Reggio Calabria;

– 6 autoveicoli;

– plurimi rapporti finanziari/assicurativi personali o aziendali.

Contestualmente all’esecuzione della misura di prevenzione, i predetti Reparti della Guardia di Finanza stanno eseguendo numerose perquisizioni locali in tutti i luoghi nella disponibilità degli eredi di Finti Antonio, ubicati prevalentemente nei quartieri Gebbione e Sbarre della città.

IL VIDEO

redazione CN

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