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Siti inquinati e incidenza di tumori: lo studio dell’Asp su Lamezia e Davoli

in ambiente e trasporti / politica e cronaca

Nell’area di Lamezia Terme vi è una maggiore incidenza, rispetto alla media regionale, di tumori alla prostata e di leucemia mieloide cronica, mentre nel territorio di Davoli della leucemia mieloide cronica. Sono queste in sintesi le conclusioni dello “Studio epidemiologico dello stato di salute dei residenti nella provincia di Catanzaro in relazione all’inquinamento ambientale: mortalità, incidenza oncologica e ricoveri ospedalieri”, ricerca condotta dalla dottoressa Antonella Sutera Sardo, responsabile del Servizio Epidemiologico e direttore del Registro Tumori dell’ASP di Catanzaro. Lo studio si è concentrato in queste due aree del catanzarese, considerate già dalla Regione Calabria come siti ad alto rischio ambientale. Come si evince dal Piano stralcio del Piano Operativo Generale di Interventi per la Bonifica dei siti inquinati (Gennaio 2012), che ha individuato 18 siti ad alto rischio in tutto il territorio regionale.

Ospedale-Lamezia_2La prima area interessata si trova a Lamezia Terme, in località Bagni, dove intorno alla fine degli anni ’70 iniziò l’abbancamento di rifiuti. Collocata tra gli antichi argini (realizzati nel corso della bonifica del torrente Bagni negli anni ’30 del secolo scorso) l’area di interesse della discarica ha una dimensione di 180mila metriquadri per un volume di rifiuti pari a circa 150mila mc. In merito alle acque sotterranee, concordemente con ARPACal, è stato ritenuto di escludere la contaminazione diretta tra la discarica e la falda, ma è stata richiesta un’ulteriore campagna di monitoraggio, finalizzata a ricostruire integralmente le sue dinamiche di flusso, direzione e trend stagionale.

La seconda, a Davoli, in località Vasì, fu interessata dal conferimento dei rifiuti urbani, iniziato nei primi anni 70 e proseguito per diversi anni, senza una precisa regolamentazione. Oltre ai rifiuti urbani, nel sito di Davoli, sono stati scaricati nel tempo macerie da demolizione, rifiuti ingombranti ed elettrodomestici. L’area interessata ha un’estensione di circa 40mila metriquadri e si trova attualmente in stato di abbandono, delimitata con una recinzione di rete metallica in cattive condizioni. In seguito alla chiusura della discarica i rifiuti sono stati coperti con una coltre di terreno vegetale e l’area è rimasta incustodita sino ad oggi. Il fondo dell’area non fu impermeabilizzato, e non fu realizzata alcuna opera di raccolta di percolato, né di biogas. Tuttavia, nelle acque di falda, è stata riscontrata “assenza significativa di biogas e percolato. Assenza di amianto e di diossine e frani”.

A Lamezia sono stati verificati 532 casi incidenti di tumore (escluso cute) in due anni. L’analisi preliminare non fa emergere valori d’incidenza che si discostano dalla media del Pool Sud dei Registri Tumori, tranne un eccesso nel genere maschile di tumori della prostata e di leucemia mieloide Cronica.

La mortalità generale non si discosta dalla media regionale. Si registrano nel genere femminile eccessi di mortalità per tumori del pancreas, malattie dell’apparato genitourinario nel loro complesso, insufficienza renale e condizioni morbose che hanno origine perinatale. Sempre nel genere femminile risulta in difetto rispetto all’atteso regionale la mortalità per morbo di parkinson, per alcune patologie del sistema cardiovascolare (malattia ipertensiva, cardiopatie ischemiche nel complesso e specificatamente infarto del miocardio).

Nel genere maschile si registrano eccessi di mortalità per linfomi non Hodgkin. In entrambi i generi si registra un eccesso di mortalità per malattie cerebrovascolari e una mortalità in difetto per sintomi e segni mal definiti. Vanno in questo quadro segnalati gli eccessi di ricovero in entrambi i generi per tumori dell’apparato linfoemopoietico e leucemie e per tumori del pancreas e della laringe fra gli uomini. Vanno infine segnalati alcuni dati relativi a patologie non oncologiche (malformazioni congenite, malattie ischemiche, epatiche croniche e respiratorie acute) che possono essere associate alla residenza in prossimità di siti di smaltimento di rifiuti pericolosi.

Nel Comune di Davoli l’analisi individua 83 casi incidenti di tumore (escluso cute) in 5 anni. L’analisi preliminare non fa emergere valori di incidenza che si discostano dalla media regionale tranne un eccesso di leucemia mieloide cronica rispetto al riferimento regionale nel genere maschile. La mortalità generale mostra un eccesso nel genere maschile. Si registrano eccessi di mortalità per tumori dell’apparato linfo-ematopoietico in entrambi i generi, per cardiopatie ischemiche, in particolare infarto miocardico. Nel genere maschile si registrano eccessi di mortalità per leucemie, in particolare linfoide e linfatica, malattie dell’apparato circolatorio nel suo complesso e in particolare per malattia ipertensiva. Sono stati rilevati, inoltre, eccessi di mortalità per malattie respiratorie croniche e per alcune condizioni morbose di origine perinatale. Nel genere femminile un eccesso di mortalità si registra per mieloma multiplo e per le malattie dell’apparato digerente nel loro complesso. Vanno infine segnalati alcuni dati relativi a patologie non oncologiche (malattie ischemiche del cuore, asma, infezioni acute delle vie respiratorie), che possono essere associate alla residenza in prossimità di siti di smaltimento di rifiuti pericolosi.

Lo studio della dott.ssa Sutera Sardo è stato supervisionato da Pietro Comba, direttore del Reparto di Epidemiologia Ambientale dell’ISS, già chiamato in causa sul tema, nell’indagine sulla cosiddetta Terra dei Fuochi, in ottemperanza alla legge 06/02/2014, ed esperto nella metodologia SENTIERI (Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e Insediamenti Esposti a Rischi da Inquinamento), valutata dall’OMS come valida per effettuare la valutazione dello stato di salute nei residenti in siti contaminati, Giada Minelli, ricercatrice presso l’Ufficio di Statistica dell’ISS, ed Emanuele Crocetti, segretario Nazionale AIRTUM, per la parte oncologica, facenti parte anch’essi del gruppo di lavoro SENTIERI.

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redazione CN

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