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	<title>Calabria Notizie &#187; societ&agrave;</title>
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	<description>Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</description>
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		<title>Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”, prosegue l&#8217;impegno: in programma due incontri pubblici &#8211; &#8220;La Regione si prepara a svendere definitivamente il patrimonio idrico della Calabria&#8221;</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/17/coordinamento-calabrese-acqua-pubblica-bruno-arcuri-prosegue-limpegno-programma-due-incontri-pubblici-regione-prepara-svendere-definitivamente-patrimonio-idrico/</link>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 14:33:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>La conferenza stampa indetta dalla Regione Calabria per fare il punto della situazione sulla gestione delle acque in Calabria ha confermato tutte le preoccupazioni espresse dal Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”. Nel corso di tale conferenza è stato confermato l’ormai prossimo abbandono di Veolia ed è stata difesa la scelta della Sorical di tagliare [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La conferenza stampa indetta dalla Regione Calabria per fare il punto della situazione sulla gestione delle acque in Calabria ha confermato tutte le preoccupazioni espresse dal Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”. Nel corso di tale conferenza è stato confermato l’ormai prossimo abbandono di Veolia ed è stata difesa la scelta della Sorical di tagliare l’acqua ai Comuni calabresi morosi auspicando, tra l’altro, che la società di gestione possa direttamente rivalersi sui cittadini per i pagamenti. È stato pure comunicato che verrà predisposto un bando per la scelta di un nuovo socio privato al quale si potrà anche affidare la maggioranza assoluta delle quote societarie. <span id="more-23152"></span></p>
<p>È necessario a questo punto ricordare che la democrazia, parola che deriva dal greco, significa etimologicamente “governo del popolo” e che la più alta espressione di democrazia nel nostro Paese è rappresentata dal referendum. Nello scorso giugno la maggioranza assoluta del popolo Italiano ha detto che l’Acqua deve uscire dal mercato e che i profitti devono uscire dall’Acqua; anche nella nostra Regione si è avuto un risultato incredibile, con oltre 800.000 calabresi che hanno ribadito la volontà di una gestione pubblica, partecipata e democratica del Nostro Bene Comune più prezioso. </p>
<p>La volontà del popolo va rispettata sempre, soprattutto quando si esprime con una maggioranza assoluta, come è avvenuto in Calabria dove i voti favorevoli alla gestione pubblica dell’Acqua hanno superato di centinaia di migliaia quelli conferiti all’attuale presidente Scopelliti.</p>
<p>Il Coordinamento Calabrese “Bruno Arcuri” nel corso di questi anni ha evidenziato numerose zone d’ombra nella gestione della società mista So.Ri.Cal. S.p.A., che ha da sempre definito trasversale ai due schieramenti politici: gli investimenti previsti nella Convenzione Regione-Sorical e non realizzati, il mutuo acceso dalla Sorical con la Depfa-bank nota per i cosiddetti derivati finanziari, l’illegittimità delle tariffe applicate ai Comuni calabresi, ribadita da ben tre sentenze della Corte Costituzionale. </p>
<p>Ma piuttosto che dare risposte e chiarimenti, dovuti a tutti i cittadini calabresi, i nostri politici preferiscono estrarre dal cilindro, con ostinazione, soluzioni che vanno nella direzione diametralmente opposta a quella indicata dal Referendum dello scorso giugno, arrivando a prefigurare un socio privato avente la maggioranza assoluta delle azioni. </p>
<p>Evidentemente questi anni, in cui l’acqua in Calabria è stata gestita secondo modalità privatistiche, non hanno insegnato nulla ai nostri politici, nonostante le gravi problematiche emerse e rilevate anche dalla recente relazione della Corte dei Conti. Pur detenendo formalmente la maggioranza delle azioni della Sorical, la Regione non è stata in grado di garantire alcuna forma di controllo, neanche quelle più immediate ed evidenti sulla tariffazione (basti pensare all’ormai famoso errore di conversione lire-euro). </p>
<p>Con la volontà di cedere definitivamente la gestione in mano ai privati, in spregio alla volontà espressa dal popolo, una classe politica e burocratica che continuamente mostra la sua scarsa competenza ed affidabilità si prepara a svendere definitivamente il patrimonio idrico della nostra regione, magari accontentandosi in cambio del solito piatto di lenticchie costituito da qualche poltroncina per il trombato di turno e qualche posticino di lavoro precario per mantenere in caldo le clientele.</p>
<p>Sappiano gli ideatori di questo disegno che da parte nostra proseguiremo l’impegno a tramutare in azioni reali la volontà popolare, ricordando che l’Acqua è un Bene Comune, cioè un Bene che appartiene a tutti e che deve essere quindi gestito in maniera democratica e partecipata, senza che sia realizzato alcun profitto. E lo faremo in modo propositivo. </p>
<p>Nonostante le forti intimidazioni per mano fascista agli attivisti del Csoa &#8220;A. Cartella&#8221;, protagonisti della battaglia per l&#8217;acqua pubblica in Calabria, intendiamo andare avanti. </p>
<p>Due incontri pubblici sono già in programma a breve, <strong>domenica 20 alle 17.00 al teatro Umberto a Lamezia e venerdì 25 alle 17.30 alla Casa delle Culture a Cosenza</strong>, in cui prefigureremo insieme, in forma partecipata e consapevole, il futuro dell’acqua in queste due città.</p>
<p><em><strong>Si scrive Acqua ma si legge Democrazia!</strong></em></p>
<p>Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Una scandalosa normalità: &#8220;Maggio libera la speranza&#8221;, ricordando Capaci &#8211; L&#8217;associazione antimafia presieduta da don Ciotti ha messo in cantiere sei iniziative di confronto e riflessione &#8211; Appuntamenti col magistrato Antonio Ingroia, il regista Lindo Nudo, il testimone di giustizia Pino Masciari</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/14/una-scandalosa-normalita-maggio-libera-speranza-ricordando-capaci-lassociazione-antimafia-presieduta-don-ciotti-messo-cantiere-sei-iniziative-confronto-riflessione-appunta/</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 09:05:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Speranza, memoria, giustizia e una scandalosa normalità sono i quattro punti cardinali che orienteranno &#8220;Maggio Libera la speranza&#8221;, una manifestazione in sei appuntamenti, da mercoledì 16 a giovedì 24, organizzata dalla cellula cosentina di Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie guidata da don Luigi Ciotti a livello nazionale e da Sabrina [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Speranza, memoria, giustizia e una scandalosa normalità sono i quattro punti cardinali che orienteranno &#8220;Maggio Libera la speranza&#8221;, una manifestazione in sei appuntamenti, da mercoledì 16 a giovedì 24, organizzata dalla cellula cosentina di Libera, associazioni, nomi e numeri contro le mafie guidata da don Luigi Ciotti a livello nazionale e da Sabrina Garofalo in città. Un calendario ricco di confronti, momenti di approfondimento e riflessione messo in cantiere assieme a diverse realtà del territorio<span id="more-23104"></span>: il Laboratorio di Educazione alla Memoria e alla Giustizia attivato dal corso di Laurea in Scienze dell&#8217;educazione dell&#8217;Unical, la fondazione Don Milani e la Scuola di Barbiana, il Centro Rat Teatro dell&#8217;Acquario, Xenìa associazione culturale, Ossidiana, osservatorio sui processi culturali e la vita quotidiana, Slow Food Calabria.</p>
<p>«Un mese di approfondimento e di riflessione, a venti anni dalla strage di Capaci – raccontano gli organizzatori – rinnovando un impegno sempre più concreto nella lotta contro le mafie e per la giustizia sociale. &#8220;Maggio Libera la speranza&#8221; per continuare a costruire percorsi in cui la speranza diventa progetto, un bell&#8217;esempio di società civile che si mette insieme per riflettere e proporre, sentendoci corresponsabili del nostro presente».</p>
<p>Mercoledì 16 &#8211; Alle 16 &#8220;Liberare la Speranza. Laboratorio di Educazione alla Memoria e alla Giustizia, Il labirinto degli dèi&#8221; con il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Palermo, Antonio Ingroia.</p>
<p>Giovedì 17 &#8211; Alle 19 la rassegna &#8220;Per una scandalosa normalità&#8221; nel teatro dell&#8217;Acquario con &#8220;Un giorno come tanti&#8221;, con Alessio Pasqua, Igino Camerota, Lindo Nudo, Francesca Marchese, Francesca Florio. </p>
<p>Mercoledì 23 &#8211; Alle 9.30, &#8220;Liberare la Speranza Laboratorio di Educazione alla Memoria e alla Giustizia&#8221; nel Teatro Auditorium di piazza Vermicelli, prima nazionale dello spettacolo teatrale &#8220;Padroni delle nostre vite&#8221;, a cura della compagnia Sciara Progetti, con Pino Masciari, Edoardo Martinelli e Ciro Corona, presidente dell&#8217;associazione Resistenza anticamorra di Scampia nonché responsabile dello Sportello per la legalità Scampia. </p>
<p>Sempre mercoledì 23, alle 15, &#8220;Liberare la Speranza Laboratorio di Educazione alla Memoria e alla Giustizia&#8221; nella sala conferenze University Club che accoglierà la discussione (per la prima volta in una sede universitaria) sul tema &#8220;Il Caso Forteto e la Scuola di Barbiana, i silenzi del Potere&#8221;, con Edoardo Martinelli, Pino Masciari e Sergio Pietracito, presidente del comitato Vittime del Forteto. </p>
<p>Giovedì 24 &#8211; &#8220;Liberare la Speranza Laboratorio di Educazione alla Memoria e alla Giustizia&#8221; alle 9.30 nella sala conferenze University Club &#8220;Valle del Marro day&#8221; sul tema &#8220;La Società della Speranza&#8221; con don Pino Demasi. Alle 15 nella sala conferenze University Club discussione sul tema &#8220;E la carne si fece Verbo. Il discorso sul libertinaggio politico nell&#8217;Italia del nouveau régime&#8221;, con Ciro Tarantino, docente di Sociologia dei Media Unical. </p>
<p>Sempre giovedì 24 alle 17 &#8220;Contrastare le mafie&#8221;, con Slow Food Calabria e Xenìa nel salone degli specchi del palazzo della Provincia.</p>
<p>di Domenico Marino</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=63539&#038;Edizione=8&#038;A=20120514">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il gesto del Comune lodato dal Quirinale &#8211; In una lettera al sindaco Vallone il Presidente Napolitano apprezza la scelta di concedere simbolicamente la cittadinanza ai bambini nati qui da stranieri &#8211; «L&#8217;iniziativa ha il merito di riconoscere le seconde generazioni come parte integrante della nostra società»</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/05/10/gesto-del-comune-lodato-dal-quirinale-una-lettera-sindaco-vallone-presidente-napolitano-apprezza-scelta-concedere-simbolicamente-cittadinanza-bambini-nati-qui-stranieri/</link>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 08:53:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha scritto una lettera al sindaco Peppino Vallone nella quale esprime apprezzamento per l&#8217;iniziativa &#8220;Io sono italiano, io sono crotonese&#8221; che com&#8217;è noto prevede la concessione di un attestato simbolico di cittadinanza ai bambini nati in città da genitori stranieri. Nella lettera il Presidente sottolinea: «Le seconde [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha scritto una lettera al sindaco Peppino Vallone nella quale esprime apprezzamento per l&#8217;iniziativa &#8220;Io sono italiano, io sono crotonese&#8221; che com&#8217;è noto prevede la concessione di un attestato simbolico di cittadinanza ai bambini nati in città da genitori stranieri. Nella lettera il Presidente sottolinea: «Le seconde generazioni sono parte integrante della nostra società».<span id="more-23077"></span></p>
<p>Il regolamento sull&#8217;attestato simbolico di cittadinanza ai figli di coppie straniere nati a Crotone è stato recentemente approvato dal Consiglio comunale su indicazione del sindaco Peppino Vallone. La scelta dell&#8217;amministrazione nasce proprio dall&#8217;invito lanciato dal Capo dello Stato sulla opportunità di considerare italiano chi nasce nel Paese.</p>
<p>Il Presidente Napolitano, al quale il sindaco aveva comunicato la decisione del Consiglio comunale, ha indirizzato a Vallone una lettera nella quale si legge, tra l&#8217;altro: «Ho apprezzato la decisione del conferimento della cittadinanza onoraria ai bambini nati da genitori stranieri. L&#8217;attribuzione della cittadinanza onoraria può rappresentare un prezioso contributo per un&#8217;opera di sensibilizzazione dell&#8217;opinione pubblica sul tema, anche se tale provvedimento non ha ovviamente un valore giuridico ma solo simbolico». </p>
<p>«L&#8217;iniziativa – si legge ancora nel testo della lettera del Quirinale – ha, tuttavia, il merito di riconoscere le seconde generazioni come parte integrante della nostra società. E&#8217; evidente, come ho più volte rilevato il disagio di tutti quei giovani che, nati o cresciuti nel nostro Paese, rimangono troppo a lungo legalmente &#8220;stranieri&#8221; nonostante siano, e si sentano, italiani nella loro vita quotidiana».</p>
<p>Il Presidente della Repubblica così conclude la sua lettera: «E&#8217; auspicabile che queste iniziative costituiscano uno stimolo ad una seria ed approfondita riflessione anche in sede parlamentare, per una possibile riforma delle modalità e dei tempi del riconoscimento della cittadinanza italiana ai minori stranieri. Cordialmente. Giorgio Napolitano».</p>
<p>Il commento del sindaco Peppino Vallone alla lettera del Capo dello Stato è improntato ad un grande apprezzamento della lettera ricevuta dal Quirinale: «Grazie, Presidente. Grazie per aver evidenziato la legittima aspirazione di chi si sente italiano essendo nato nel nostro paese e grazie per aver apprezzato l&#8217;iniziativa della città di Crotone». Il sindaco poi spiega: «Le parole del Capo dello Stato confortano il nostro intendimento e ci sostengono nel proseguire sul percorso che abbiamo intrapreso». Il sindaco conclude: «La città di Crotone si sente onorata della vicinanza e dell&#8217;attenzione del Presidente Napolitano».</p>
<p>La presenza di un alto numero di immigrati è uno dei dati che caratterizzano la città di Crotone in questi anni. Anche in provincia, nei comuni più popolosi risiedono numerose famiglie di straniere. Se a Crotone gli immigrati lavorano prevalentemente nel settore del commercio (gli orientali con negozi anche grandi, che talvolta occupano commessi crotonesi, mentre mediorientali ed africani gestiscono prevalentemente piccolo commercio ambulante), nei comuni dell&#8217;entroterra la manodopera straniera è occupata prevalentemente in agricoltura, soprattutto a Isola Capo Rizzuto e nel Cirotano. </p>
<p>In molti casi sono stati proprio i figli di immigrati ad impedire che alcune scuole chiudessero o fossero accorpate. Alcuni settori, come l&#8217;agricoltura, resistono ai colpi della crisi grazie alla disponibilità di forza lavoro straniera, tuttavia non sempre occupata secondo contratto nazionale di lavoro; ciò che vale anche per le moltissime cosiddette &#8220;badanti&#8221;.</p>
<p>Poi ci sono i migranti di passaggio, ospiti del Centro d&#8217;accoglienza per richiedenti asilo di Sant&#8217;Anna per settimane o mesi. La struttura ospita una media quotidiana di 1.500 stranieri.</p>
<p>È questa la realtà in cui è arrivata la decisione dell&#8217;Amministrazione comunale per la cittadinanza simbolica ai bambini nati a Crotone da genitori immigrati. Una scelta che ha ha avuto l&#8217;apprezzamento del Presidente della Repubblica. </p>
<p>di (v. s.)</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=61840&#038;Edizione=10&#038;A=20120510">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>15 mila imprese calabresi soffocate dalle &#8216;ndrine &#8211; Presentato il XIII° rapporto di SOS Impresa. In Calabria ancora poche le denunce</title>
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		<pubDate>Fri, 04 May 2012 15:12:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie Reggio Calabria]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Racket e usura minacciano l’economia italiana. 200 mila imprese alla gogna con un giro di affari che si aggira sui 20 miliardi di euro ed un fatturato delle mafie che arriva ai 150 miliardi di euro. La mafie si confermano un imponente gruppo finanziario capace di infiltrasi con la tradizionale richiesta di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Racket e usura minacciano l’economia italiana. 200 mila imprese alla gogna con un giro di affari che si aggira sui 20 miliardi di euro ed un fatturato delle mafie che arriva ai 150 miliardi di euro. La mafie si confermano un imponente gruppo finanziario capace di infiltrasi con la tradizionale richiesta di pizzo, particolarmente al Sud, utile per il controllo del territorio per l’instaurazione di un clima di sudditanza ma che invece cede il posto a meccanismi di prestanome e di pronta liquidità a tassi usurai per quanto riguarda l’affermazione del dominio sull’economia oltre che sul territorio. <span id="more-23042"></span></p>
<p>Queste le modalità di inserimento nell&#8217;economia legale anche con attività di contrabbando, traffici illeciti, contraffazione, gioco clandestino e scommesse. Altro dato che connota il fenomeno attiene alla provenienza dalla provincia di Reggio Calabria del 58% degli imprenditori colpiti (complessivamente 4500) su scala nazionale.  </p>
<p>Ecco la fotografia scattata dal XIII rapporto, le mani della Criminalità sulle Imprese, presentato oggi a palazzo San Giorgio dal presidente nazionale di SOS Impresa, Lino Busà, nell’ambito del consueto appuntamento promosso proprio da SOS Impresa, presieduta a Reggio Calabria da Rocco Raso, imprenditore di Cittanova che con altri undici imprenditori cittanovese fondò negli anni Novanta, Acipac, una delle prime associazioni antiracket d’Italia, la prima in provincia di Reggio con sede e anima proprio a Cittanova. </p>
<p>L’incontro odierno ha focalizzato, ovviamente l’attenzione sul caso Calabria in cui su 200 mila imprese (61 mila nel reggino), ovviamente si tratta di darti fluttuanti tra l’attivo e l’inattivo, tra il regolare ed il sommerso,15 mila sarebbero, secondo SOS Impresa, vessate dal racket e dall’usura. Gli imprenditori in difficoltà arrivano a pagare fino al 150% annuo di interessi sui prestiti, contro il 120% degli anni passati. Dunque cresce il tasso di interessi che strozzano l’economia, impedendone lo sviluppo sano, ma non aumenta il numero delle denuncie. </p>
<p>&#8220;Non possiamo delegare alla sola magistratura ed alle forze dell’Ordine, il compito di scardinare questo circuito vizioso, ha sottolineato il sindaco di Reggio Calabria Demetrio Arena che unitamente al prefetto di Reggio, Vittorio Piscitelli, al procuratore Aggiunto della DDA reggina, Michele Prestipino, al presidente della Camera di Commercio Lucio Dattola ed al vice presidente della Giunta Provinciale di Reggio, Giovanni Verduci, ha contribuito all’incontro moderato da Antonino Marcianò, presidente di Confersercenti Calabria. </p>
<p>Letto il telegramma dell’onorevole Luigi De Sena, vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia impossibilitato a partecipare, la presentazione si è aperta con la proiezione di un video &#8220;La mano sulla spalla&#8221; finanziato dalla Regione Lazio e realizzato da Danila Bellino ed incentrata sulla storia dell’imprenditore calabrese oggi residente a Roma, Antonio Anile. Atteso anche il presidente della Commissione consiliare contro il fenomeno della ndrangheta della Regione Calabria, Salvatore Magarò.</p>
<p>di Anna Foti</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.liberainformazione.org/news.php?newsid=17405">liberainformazione.org</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Estorsioni: solo due denunce nella regione &#8211; Lo ha reso noto ieri mattina il comandante dei Carabinieri della Calabria generale Adelmo Lusi intervenuto ad un incontro con gli studenti all&#8217;istituto Pertini &#8211; L&#8217;iniziativa promossa da &#8220;Riferimenti&#8221; ha ricordato il sacrificio del gen. Dalla Chiesa e dell&#8217;ing. Musella</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/04/17/estorsioni-solo-due-denunce-nella-regione-reso-noto-ieri-mattina-comandante-dei-carabinieri-della-calabria-generale-adelmo-lusi-intervenuto-incontro-con-gli-studenti-allistituto/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 07:30:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Sono state solo due le denunce per estorsione presentate in questi primi mesi del 2012 presso i comandi della legione carabinieri della Calabria. A fornire il dato poco confortante è stato il generale di brigata dell&#8217;Arma Adelmo Lusi nel corso di un incontro avuto ieri mattina con gli studenti del &#8220;Pertini&#8221;. La manifestazione [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; Sono state solo due le denunce per estorsione presentate in questi primi mesi del 2012 presso i comandi della legione carabinieri della Calabria. A fornire il dato poco confortante è stato il generale di brigata dell&#8217;Arma Adelmo Lusi nel corso di un incontro avuto ieri mattina con gli studenti del &#8220;Pertini&#8221;. La manifestazione antimafia è stata organizzata dal coordinamento nazionale di &#8220;Riferimenti&#8221;presso l&#8217;auditorium del medesimo istituto crotonese nell&#8217; ambito del progetto &#8220;Gerbera Gialla&#8221;, inserito in un protocollo d&#8217;intesa sottoscritto col consiglio regionale della Calabria.<span id="more-22911"></span></p>
<p>Tema della giornata è stata la commemorazione nel 30ennale degli omicidi per mano mafiosa di Gennaro Musella (imprenditore salernitano barbaramente ucciso a Reggio Calabria il 3 maggio 1982 con un&#8217;autobomba) e del generale dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa assassinato a Palermo il 3 settembre dello stesso anno mentre si trovava a bordo della sua auto assieme alla giovane moglie in via Isidoro Carini.</p>
<p>Oltre a generale Lusi, all&#8217;incontro coordinato dalla docente Patrizia Rizzitelli, hanno preso parte Adriana Musella, figlia dell&#8217;imprenditore salernitano ucciso dalla ndrangheta e Salvatore Ulisse Di Palma autore del libro a lui dedicato all&#8217;ing. Musella &#8220;Vittima di mafia, nome comune di persona&#8221;. Hanno inoltre assistito alla commemorazione il colonnello Francesco Iacono, comandante provinciale dei carabinieri ed il capitano Antonio Mancini comandante della Compagnia.</p>
<p>«Ogni mattina chiedo agli uomini del comando regionale – ha detto il generale Lusi rivolgendosi agli studenti – di stilarmi un rapporto sui reati più gravi commessi in Calabria a partire dall&#8217;inizio dell&#8217;anno». «Ebbene – è quindi entrato più nel dettaglio il comandante della Legione Calabria – in questa regione, ad oggi, sono stati consumati: 13 omicidi, 134 rapine, 230 atti incendiari, 19 esplosioni dinamitarde, 95 casi di spari da arma da fuoco; cui corrispondono allo stato solo due denunce per estorsione». </p>
<p>«Nonostante sentiamo tutti i giorni le associazioni di categoria lamentarsi sui mass media – ha proseguito il generale – per denunciare lo stato d&#8217;assoggettamento che subiscono le attività commerciali e produttive calabresi, vessate dalla criminalità organizzata, ancora non c&#8217;è il pieno coraggio di denunciare tali soprusi».</p>
<p>«Abbiamo bisogno di voi giovani – ha concluso il generale Lusi – per costruire una società migliore che abbatta il muro d&#8217;omertà e si ribelli al potere mafioso, attraverso una legalità che va soprattutto ritrovata nelle piccole azioni quotidiane».</p>
<p>In apertura di convegno, Adriana Musella, nel sottolineare il senso della manifestazione, ha inteso ricordare agli studenti intervenuti che: «Mio padre e Dalla Chiesa sono stati due uomini diversi che svolgevano professioni differenti in due città distinte di altre regioni. Eppure sono stati accomunati da un destino comune che è stato quello di ribellarsi alla violenza e ai soprusi delle mafie in ragione della legalità». </p>
<p>«Sta a voi cittadini del domani – ha concluso la referente nazionale di Gerbera Gialla – cogliere i loro esempi e farne tesoro nell&#8217;arco della vostra vita per scrivere un finale certamente diverso».</p>
<p>L&#8217;autore del libro Salvatore Ulisse Di Palma, dopo aver brevemente ripercorso i fatti che portarono all&#8217;uccisione dell&#8217;imprenditore salernitano per mano della ndrangheta (l&#8217;ing. Musella era impegnato nella costruzione del porto di Bagnara Calabra) ha ricordato agli studenti che il suo libro «è una denunzia per tutte quelle vittime di mafia che hanno ricevuto giustizia, ma è anche il volto del riscatto di Adriana Musella che ha avuto la forza di non far dimenticare il sacrificio di suo padre». </p>
<p>«Ribellatevi – ha esortato ancora gli studenti Di Palma – a questa zona grigia in cui non è più chiara e netta la linea di confine tra bene e male». «Lottate, crescete, innamoratevi – ha quindi concluso l&#8217;autore del libro su Gennaro Musella – ma non perdete mai di vista quelli che sono i valori eterni della vita». In chiusura di giornata, il generale Lusi ha rivolto un ricordo al prefetto Dalla Chiesa, rievocando il momento in cui apprese la notizia dell&#8217;attento quella tragica sera del 3 settembre 1982.</p>
<p>di Giuliano Carella</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=50946&#038;Edizione=10&#038;A=20120417">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Da Adelaide a Nardodipace caccia al gene viziato &#8211; Parte dall&#8217;Australia e arriva in Calabria, passando per gli Usa, la ricerca condotta dal Centro di neurogenetica guidato da Amalia Bruni &#8211; Una proteina che trasporta gli ormoni antistress modificata da troppi matrimoni tra consanguinei</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 08:55:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Sempre stanca. Anche dopo aver dormito per una notte intera. Dolori perenni alle ossa e spossatezza. La donna arriva così all’ospedale di Adelaide, nel cuore dell’Australia. I genitori hanno lasciato Nardodipace da tanti anni formando nel lontanissimo Continente una colonia d’una trentina di persone in poco tempo. I medici la mettono sotto torchio ma ci capiscono poco: non si tratta nè di osteoporosi nè di morbo di Addison. Chiamano un famoso endocrinologo australiano trasferito negli Usa per un consulto, David Torpy, che scopre una nuova malattia: la signora di Nardodipace soffre di una mutazione genetica nel suo Dna. C’è un vizio nella proteina che trasporta l’ormone antistress, il cortisolo, da qui la sua continua stanchezza.<span id="more-22893"></span></p>
<p>Torpy ci vede bene fin dal primo momento, ma vuole andare a fondo. Per farlo deve andare all’origine del male, tra la gente di quel paesino sulle Serre calabresi di cui non ha nemmeno una minima idea. Si rivolge a un medico italiano: risposta negativa. Inizialmente dice no anche Giovanni Cizza che lavora al National institute of health di Bethesda, nel Maryland, 230 chilometri a Sud di New York City. Che in America abbreviano familiarmente Nih.</p>
<p>Nato a Crotone, cresciuto a Catanzaro e laureato a Pisa, prima lavora al “Mario Negri” di Milano poi nell’88 trasloca negli States. Cizza è un endocrinologo, conosce bene la Calabria e pensa che la ricerca, quella seria, sia impossibile. Ci vuole l’11 settembre 2001 per convincersi a tornare, sia pure per una singola ricerca neurogenetica.</p>
<p>«Mentre aspettavamo i feriti che arrivavano a decine anche da noi quel giorno da incubo ho abbozzato il progetto di ricerca», racconta il medico calabrese. Dice sì al collega australiano Torpy e salgono sull’aereo che li porta dritti a Lamezia. Qui prendono accordi con l’unico laboratorio di ricerca in cui si masticano queste cose, il Centro di neurogenetica guidato da Amalia Bruni, la dottoressa che nel 2000 scoprì con un team statunitense la nicastrina, una proteina portatrice della demenza di Alzheimer.</p>
<p>Il triangolo Adelaide-Bethesda-Lamezia ha portato ad una pubblicazione sul Jcem, la rivista di endocrinologia più famosa al mondo, di uno studio su circa 500 abitanti di Nardodipace. Oggi il piccolo centro fa 1.400 abitanti con le frazioni di Cassari e Ragonà. È sulle Serre, ad oltre mille metri d’altitudine, zona tutta curve e tornanti. </p>
<p>Fino a pochi decenni fa ci si sposava tra cugini, anche di primo grado. La consaguineità ripetuta ha portato ad una mutazione del Dna in molti residenti, che hanno esportato nel mondo insieme alla cultura ed alle tradizioni locali. Trovata la causa adesso toccherà ai farmacologi ricercare la terapia per alleviare dolore e stanchezza.</p>
<p>«Questa è una bella storia, è una storia di scienza, ma anche d’amicizia». Giovanni Cizza presenta così il successo della ricerca in una sala piena di camici bianchi all’ospedale di Lamezia. Una giornata memorabile in una Calabria dove vengono fuori troppi fatti di malasanità. «Ma in questa regione si possono muovere le attività e pensare in positivo, è possibile costruire il meglio», dice soddisfatto Gerardo Mancuso che dirige l’Asp catanzarese. Ed ha concentrato grande interesse sul Centro di neorogenetica tanto da costruirgli una nuova sede nella grande &#8220;area ospedaliera lametina&#8221;.</p>
<p>David Torpy, Giovanni Cizza, Amalia Bruni e diversi altri studiosi nel 2002 vanno a Nardodipace e fanno l’anamnesi a 500 cittadini, gli prelevano il sangue. Da lì cominciano le analisi nei laboratori di Lamezia e Bethesda, un ping-pong continuo attraverso l’Atlantico che porterà risultati dopo un decennio da pubblicare su una prestigiosa rivista scientifica.</p>
<p>Un progetto costato 300 mila euro per migliorare la qualità della vita ad un’intera comunità “stanca” da tempi remoti. Tutti soldi del ministero ottenuti dall’allora governatore Giuseppe Chiaravalloti, che non pesano sul fondo sanitario regionale. Per dimostrare pure che a Nardodipace non c’è un covo di fannulloni, che riescono a carburare solo nella tarda mattinata, ma la fatica cronica (negli Usa parlano di “chronic pain”) è legata a fattori genetici collegati anche in questo caso a condizioni sociali difficili.</p>
<p>La medicina ha un legame stretto con l’ambiente. A spiegarlo è Amalia Bruni: «Le migrazioni nell’ultimo secolo hanno portato fuori dalla regione più calabresi di quanti ne siano rimasti nella loro terra. Ed all’epoca si facevano anche molti figli. C’erano villaggi isolati dal resto del mondo, con una crescita della consanguineità. Lo stesso è accaduto a Bova per l’Alzheimer. Basti pensare che oggi ci sono 19 mila calabresi colpiti da queste demenza».</p>
<p><strong>La nicastrina</strong></p>
<p>La rivista scientifica internazionale “Nature” ha pubblicato la scoperta di questa nuova proteina coinvolta nel meccanismo che porta alla demenza di Alzheimer. La scoperta è stata fatta da un’equipe internazionale di ricercatori fra i quali Sandro Sorbi, professore associato in riabilitazione neurologica all’Università di Firenze, affiancato da un gruppo di studiosi canadesi guidati dal professor St George-Hyslop.</p>
<p>A questa proteina è stato dato il nome nicastrina in onore della città. È nell’antica Nicastro, oggi Lamezia Terme, che Amalia Bruni ha studiato sette generazioni di una famiglia nella quale s’è manifestata nel corso degli ultimi due secoli la malattia di Alzheimer e che più di ogni altra ha contribuito a decifrare le caratteristiche genetiche di questa patologia. </p>
<p>La scoperta della nicastrina è un nuovo risultato del lavoro del gruppo di ricerca che nel 1995 ha scoperto un’altra proteina, la presenilina e i suoi geni sul cromosoma 1 e 14.</p>
<p>di Vinicio Leonetti</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Valsusa in ogni città, bloccata la stazione di Paola &#8211; La rete difesa del territorio “Franco Nisticò” risponde all’appello della Val di Susa</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 15:50:45 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi 11 Aprile lo Stato espropria i terreni dove passerà la Tav: lo fa con la solita schiera di forze dell’ordine per imporre una decisione scellerata imposta d’autorità in barba a qualsiasi processo democratico. Rispondiamo all’appello dei No Tav perché la lotta della Val Susa non è una lotta “nimby”, una vertenza locale che riguarda un solo territorio ed una sola popolazione. La lotta No Tav è oggi il punto più avanzato delle lotte per un modello economico ed ecologico alternativo. Dinanzi lo sperpero di risorse pubbliche per un’opera inutile e devastate la popolazione val susina lotta per impedire lo scempio, per far vivere una democrazia reale che permetta l’emergere dell’interesse collettivo contro gli interessi di speculatori e mafia. Dall’altra parte dello stivale italico, nella nostra devastata Calabria, non è uguale il copione?<span id="more-22875"></span></p>
<p>Anni di devastazione hanno avvelenato la nostra terra: mentre interi territori venivano seminati con rifiuti mortali un’elite di mafiosi, massoni e politici si arricchiva sfacciatamente. E mentre non si trovano i soldi per bonificare la Valle dell’Oliva, mettere in sicurezza il territorio, rilanciare un servizio di trasporti pubblici efficiente e rimettere in sesto la nostra rete idrica, mentre chiudono scuole e ospedali vengono proposte mega opera come il Ponte sullo stretto o la Tav che altro non sono che monumenti allo spreco di risorse pubbliche, straordinarie occasioni di guadagno per speculatori e mafia.</p>
<p>Per questo la lotta della Tav è la nostra lotta, la lotta della democrazia partecipata e reale contro la lo Stato asservito agli interessi di speculatori e Ndrangheta!</p>
<p><a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.difendiamolacalabria.org/2012/04/11/valsusa/">www.difendiamolacalabria.org/2012/04/11/valsusa/</a></p>
<p>Rete per la Difesa del Territorio &#8220;Franco Nisticò&#8221;</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Un prete nel mirino della &#8216;ndrangheta &#8211; Don Giacomo Panizza e la cooperativa sociale &#8220;Progetto Sud&#8221; vittime del terzo attentato in cinque mesi a Capizzaglie &#8211; Due colpi di revolver alla saracinesca della sede in un palazzo confiscato al clan Torcasio</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 08:17:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Tiro a segno contro disabili, africani minorenni, tossici, ragazze madri, psicopatici. Sembra lo sport preferito a Capizzaglie, quartiere a Sud di Lamezia dove le pistole tuonano spesso. I bersagli sono diversi, ma questa volta l&#8217;interesse è concentrato su una cooperativa sociale che ha il suo quartier generale in un palazzotto a tre [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Tiro a segno contro disabili, africani minorenni, tossici, ragazze madri, psicopatici. Sembra lo sport preferito a Capizzaglie, quartiere a Sud di Lamezia dove le pistole tuonano spesso. I bersagli sono diversi, ma questa volta l&#8217;interesse è concentrato su una cooperativa sociale che ha il suo quartier generale in un palazzotto a tre piani quasi completamente confiscato al clan Torcasio dieci anni fa. Due colpi di pistola hanno fatto grossi buchi sulla saracinesca ed i vetri che stavano dietro. È la sede di &#8220;Pensieri e parole&#8221;, una delle costole della cooperativa &#8220;Progetto Sud&#8221; guidata da Giacomo Panizza, sacerdote in prima linea contro la &#8216;ndrangheta ma anche a favore dei più sfortunati.<span id="more-22869"></span> Che un mese fa s&#8217;è anche buscato la copertina di &#8220;Famiglia Cristiana&#8221;, il settimanale della Chiesa italiana, col titolone &#8220;Preti nel mirino della &#8216;ndrangheta&#8221;.</p>
<p>Anche questa volta hanno sparato in un giorno di festa. Probabilmente nella notte di Pasquetta. Ma nessuno ha sentito i due colpi esplosi in strada, probabilmente da un&#8217;auto o un motorino in corsa. Chi l&#8217;ha fatto ha organizzato per bene l&#8217;attentato, portandosi dietro una pistola di grosso calibro a tamburo, perchè sul marciapiede davanti alla serranda non sono stati trovati bossoli. </p>
<p>I proiettili si sono infilati nello stesso magazzino dove il 29 febbraio scorso c&#8217;è stata la tappa di un corteo antimafia guidato dal sindaco Gianni Speranza, dal presidente del consiglio regionale Franco Talarico, e dai magistrati Salvatore Vitello e Pino Spadaro.</p>
<p>In Via dei Bizantini, nel cuore di Capizzaglie, oltre a fare dell&#8217;ottimo pane si spara. Mentre passava il corteo le luci di molti negozi si spegnevano, non certamente in segno d&#8217;adesione. E tutti ripensavano alla notte del 25 dicembre scorso quando lo scoppio di un grosso petardo all&#8217;ingresso della sede della cooperativa fece saltare il citofono; il 26 febbraio qualcuno sparò con una carabina alla finestra del primo piano, dove sono ospitati dall&#8217;estate scorsa alcuni ragazzi africani sbarcati a Lampedusa completamenti soli e con i jeans lisi che avevano addosso. Nient&#8217;altro.</p>
<p>Qualche giorno prima, il 22 febbraio, un gruppo di piccoli vandali distrusse la scuola a un centinaio di metri dalla &#8220;Progetto Sud&#8221;. Forse su commissione. E il 16 dicembre, dopo diversi attentati anche di giorno in Via dei Bizantini, fu fermato dalla polizia un giovane dei Torcasio con pistola nella cintola e colpo in canna.</p>
<p>Tra Pasqua e Pasquetta l&#8217;altro attentato. Al magazzino del piano terra chiuso per un paio di giorni. </p>
<p>È l&#8217;ira del clan che dopo dieci anni non riesce a sopportare che uno dei suoi palazzi sia finito in mano allo Stato e poi a don Giacomo? Oppure l&#8217;insistente tentativo d&#8217;infiltrarsi negli appalti pubblici dei servizi socio-assistenziali che gestisce la cooperativa del sacerdote bresciano da prima pagina?</p>
<p>Mentre le indagini della polizia partono da poche certezze, perchè chi lavora nel clan non è abituato a lasciar tracce, don Panizza pensa e ripensa. È preoccupato ma alla Gazzetta del Sud conferma: «Vado dritto». Manda a dire che non molla a chi tenta d&#8217;intimidirlo.</p>
<p>«Prima pensavo che fosse la zona, Capizzaglie è fatta così. Stavolta però sto cercando il contesto: non è questione di zona ma sembra tutto legato a ciò che fa la cooperativa». Il sacerdote non aveva mai preso sul serio la cosa come adesso: «C&#8217;è differenza rispetto alle volte scorse, perchè prima siamo stati obiettivo di attentati seriali, adesso invece veniamo colpiti solo noi. Questo ci snerva e ci butta giù. Ma le scommesse da fare bisogna giocarle fino in fondo. Non passiamo la mano, nè andremo in ferie».</p>
<p>Intimidazioni a Natale e Pasqua significano un messaggio religioso? «Non credo», dice don Panizza, «ma certamente è un segnale simbolico».</p>
<p>Il prete nel mirino spiega che i suoi ospiti, adolescenti del Sudan e del Mali senza padre nè male, inizialmente avevano paura. «Adesso non sono rassegnati, ma hanno capito che in Italia accadono anche queste cose». Loro adesso studiano, stanno anche imparando un mestiere, guardano poco la Tv e giocano molto alla playstation. Ma niente videogame di guerra. Quella è là fuori. Tutti i giorni.</p>
<p>di Vinicio Leonetti</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il &#8220;pizzo&#8221; in città, un segreto di Pulcinella &#8211; Tano Grasso, simbolo della lotta alla mafia, ieri tra i commercianti del centro assieme alla Federazione delle associazioni antiracket italiane &#8211; Qualche esercente s&#8217;è asserragliato nel suo negozio, altri hanno prudentemente manifestato il loro disagio</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 09:16:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Il &#8220;pizzo&#8221; è subdolo. Lo chiamano &#8220;contributo per i detenuti&#8221; oppure &#8220;protezione&#8221;, ma in realtà è una mano che stringe il collo degli imprenditori fino a farli soffocare. La sua esistenza sulle rive del Crati è un segreto di Pulcinella, che però spaventa e turba quanti cercano di vivere e lavorare onestamente. Meglio restare in silenzio, meglio pagare, ingoiare il rospo e tapparsi la bocca. Altrimenti chissà che succede. La Fai (Federazione delle associazioni antiracket e antiusura italiane) conosce bene il calvario di chi subisce le richieste estorsive, soprattutto alle nostre latitudini.<span id="more-22862"></span> </p>
<p>Ed è per questo che ieri pomeriggio, guidati da Tano Grasso e dai membri dell&#8217;associazione antiracket di Lamezia Terme, s&#8217;è resa protagonista di una &#8220;passeggiata della legalità&#8221; tra i negozi di piazza Bilotti e corso Mazzini. Un &#8220;blitz&#8221; improvviso, che ha generato reazioni contrastanti negli esercenti cosentini. </p>
<p>I loro colleghi lametini, infatti, hanno distribuito un volantino intitolato &#8220;Per Pasqua tu che fai, paghi il pizzo?&#8221; con un numero di telefono ben impresso accanto ad alcune informazioni, note utili ad avviare un percorso di denuncia delle prevaricazioni subite. </p>
<p>Qualcuno, tuttavia, non ha gradito l&#8217;iniziativa, asserragliandosi addirittura nel suo locale. Altri invece hanno aperto le loro porte, ascoltando con interesse ma senza esporsi più di tanto. </p>
<p>Certo, la presenza di qualche telecamera ha inibito un po&#8217; il confronto. Ma distante dagli occhi indiscreti di un obiettivo, c&#8217;è stato chi ha rivelato il suo malessere. Un commerciante, di fronte alla spiegazione della tassa estorsiva ormai prossima alla scadenza (il &#8220;pizzo&#8221; si paga in tre rate: Pasqua, Natale e Ferragosto) ha annuito, aggiungendo frasi inequivocabili, sintomo di una sconcertante rassegnazione al malaffare.</p>
<p>Agire sulla coscienza di chi è stretto nella morsa del racket, del resto, non è semplice. La costituzione di un&#8217;organizzazione capace di creare i giusti anticorpi – sostiene il Fai, rappresentato ieri dalla presidente nazionale Maria Teresa Morano – è un&#8217;operazione che necessita di tempo e pazienza. Soprattutto perché deve partire direttamente dall&#8217;interno, dai commercianti stessi. </p>
<p>«Lo Stato c&#8217;è se ci sono i cittadini», ha detto Rocco Mangiardi, un uomo che ha avuto il coraggio di denunciare i suoi aguzzini e di farli anche condannare. «Noi vendiamo – ha aggiunto Tano Grasso – la merce più affascinante ma anche più delicata: la fiducia».</p>
<p>Cittadini e operatori economici che devono dunque viaggiare di pari passo con le istituzioni. E ieri, in mezzo ai commercianti bruzi lo Stato c&#8217;era eccome, rappresentato dal prefetto Raffaele Cannizzaro; dal questore vicario Mario Finocchiaro; dal comandante provinciale dei carabinieri Francesco Ferace; dal tenente colonnello dell&#8217;Arma, Vincenzo Franzese. «Con questa iniziativa – ha sottolineato il prefetto – si cerca di coinvolgere la cittadinanza».</p>
<p>La prima pietra è stata dunque posta. Ma l&#8217;edificazione di una coscienza civica, di una cultura della legalità e di una ferma opposizione alla &#8216;ndrangheta anche a Cosenza non è roba da poco. Il percorso è ancora lungo, ma forse gli esempi provenienti da altre realtà possono giovare. A tutti. Senza distinzioni.</p>
<p>di Fabio Melia</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=45581&#038;Edizione=8&#038;A=20120405">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Lasciata sola contro i boss</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 09:31:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>“Vuole sapere perché mi sono dimessa? Perché non intendo tornare indietro? Semplice, drammaticamente banale: nel mio paese, Monasterace-Calabria, non c’è la libertà di poter fare il sindaco nell’interesse esclusivo dei cittadini e del bene comune. Lo scriva, per favore”. Maria Carmela Lanzetta, farmacista, vive ed era sindaco di quell’antica perla greco-bizantina che è Monasterace, poco [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Vuole sapere perché mi sono dimessa? Perché non intendo tornare indietro? Semplice, drammaticamente banale: nel mio paese, Monasterace-Calabria, non c’è la libertà di poter fare il sindaco nell’interesse esclusivo dei cittadini e del bene comune. Lo scriva, per favore”. Maria Carmela Lanzetta, farmacista, vive ed era sindaco di quell’antica perla greco-bizantina che è Monasterace, poco più di tremila anime sullo Jonio calabrese. Paese bello. Giù spiagge e mare da incanto, sopra i monti e le foreste delle Serre. Il cibo è buono, la gente accogliente. E’ Calabria, dove la bestialità della mafia stupra ogni giorno la bellezza della terra e la tenacia degli onesti che la abitano.<span id="more-22842"></span> </p>
<p>E’ la Calabria dove comanda la ‘ndrangheta. Una mafia potentissima e spietata. Ecco, se volete una sintesi per capire di cosa parliamo, vi offriamo un passaggio dell’ultimo rapporto della Direzione nazionale antimafia. Che definisce la ‘ndrangheta una “presenza istituzionale strutturale nella società calabrese, interlocutore indefettibile di ogni potere politico ed amministrativo, partner necessario di ogni impresa nazionale o multinazionale che abbia ottenuto l’aggiudicazione di lavori pubblici sul territorio regionale”. </p>
<p>Quei pochi sindaci, assessori, detentori di poteri politici e istituzionali che non si piegano e non baciano mani, vengono intimiditi. </p>
<p>Quaranta attentati ad amministratori pubblici dal 2011. Alla farmacista Lanzetta, che coltivava il sogno di amministrare il suo paese rispettando regole e leggi della Repubblica, hanno reso la vita impossibile. </p>
<p>“Poche settimane dopo la mia elezione, mi mandarono un primo, chiarissimo messaggio. Mi bruciarono la farmacia. Un danno incalcolabile che ancora pesa sulla mia famiglia”. La farmacia, l’unica del piccolo borgo, era al piano terra della casa dove la dottoressa vive con la sua famiglia. Poteva succedere di tutto. Pochi giorni fa un nuovo attentato. </p>
<p>“Tre colpi di pistola contro la mia auto. Un messaggio chiaro: devi andar via, lasciare, questo non è più un posto per te”. Paura per sé e per i figli, angoscia per quello che può succedere ancora. Delusione per uno Stato che non riesce a proteggere i suoi rappresentanti più esposti. </p>
<p>A quasi un anno dal primo attentato in un paese che conta poco più di 3mila abitanti, nessuno è in grado di dire chi è stato e perché lo ha fatto. Maria Carmela Lanzetta ha fatto il sindaco “per passione civile e perché lo ritenevo giusto per la mia comunità. Ho rinunciato all’indennità e finanche ai rimborsi per il telefono e le spese di viaggio. Ma ora basta, la mia famiglia vive nel terrore. E pensare che aspiravamo solo ad una vita normale”. </p>
<p>La farmacia bruciata, una bara disegnata sotto la casa di una donna assessore, con la croce e le iniziali delle sue figlie bambine. Questa è la normalità in Calabria. Terra irredimibile, terra ormai persa? La dottoressa Lanzetta per un attimo ferma il nostro colloquio telefonico. “Lo chieda a chi sta più in alto di me, io sono solo una piccola ruota dell’ingranaggio dello Stato e della Repubblica, sono loro che devono rispondere. Io so solo che la Calabria è Italia, da sindaco indossavo la fascia tricolore, come gli altri amministratori minacciati in questi mesi”.</p>
<p>Con Maria Carmela Lanzetta ci scambiamo impressioni per telefono. Sta andando a Reggio Calabria in macchina. Da sola. Senza protezione nel paese delle scorte inutili e degli insopportabili privilegi delle caste. “Non ho chiesto scorte, né protezioni particolari”, ci dice. “Ma qualcuno poteva anche imporle qualche forma di tutela?”, ribattiamo. “Non so che cosa rispondere, è andata così, ma ci tengo a dire che dopo il primo attentato il paese è più controllato, i carabinieri stanno facendo un grande lavoro”. </p>
<p>Quali equilibri ha rotto, quali interessi ha toccato l’amministrazione Lanzetta? </p>
<p>“Guardi – risponde il sindaco dimissionario – noi non abbiamo fatto proclami, ci siamo limitati ad amministrare il paese nel rispetto totale di leggi e regole. Abbiamo fatto bandi e appalti trasparenti, progettato cose che ho l’amarezza di non aver potuto portare fino in fondo. Loro, quelli che hanno avvelenato la mia vita, hanno interrotto un sogno. Ma lo sa che nella mia giunta c’erano cinque donne e quattro ragazzi? Energie giovani che non sono andate via, che hanno deciso di impegnare nella loro terra cultura, professionalità e speranze. E’ la cosa che mi brucia di più: hanno ucciso la voglia di riscatto di questi ragazzi”. </p>
<p>Tanti messaggi di solidarietà, da Bersani che ha telefonato, agli altri sindaci, calabresi ma anche del Nord. “Mi ha chiamato il sindaco di Marzabotto per invitarmi il 25 aprile nella sua città. Bella data, grandi valori. Ci andrò”.</p>
<p>di Enrico Fierro</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.malitalia.it/2012/04/lasciata-sola-contro-i-boss/">malitalia.it</a></p>
<p>(pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 3 aprile 2012)</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Reagire alla crisi, uscire dalla crisi. Ecco come si può &#8211; E&#8217; impossibile uscire dalla crisi &#8211; che a ben vedere dovrebbe chiamarsi &#8216;declino&#8217; &#8211; senza mettere in discussione alcuni punti cardine della società contemporanea e dei nostri stili di vita &#8211; Uscire dalla crisi deve includere anche gesti quotidiani e scelte relativamente semplici. Ecco quali.</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 09:07:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La crisi incalza ed il web, al pari dei media tradizionali, si riempie di ricette anticrisi. Il governo Monti sta propinando agli italiani una dose da cavalli di neoliberismo finanziario e austerità, un mix letale capace di mettere in ginocchio un popolo intero nel giro di pochi mesi. Da più parti arrivano consigli su come affrontare il periodo difficile: chi spinge a fare benzina utilizzando il self service, chi consiglia di fare acquisti nei discount. Noi, come è nostra abitudine, vogliamo spingerci un po&#8217; oltre.</p>
<p>Partiamo da una considerazione sacrosanta del pensatore francese Serge Latouche: una crisi è qualcosa di momentaneo, se una crisi si protrae nel tempo significa che siamo di fronte ad un declino. Ed è proprio così, sono ormai quarant&#8217;anni che si parla ininterrottamente di crisi, ma è impossibile che una crisi duri quarant&#8217;anni. Siamo al declino del capitalismo, modello sociale ed economico che ha dominato la storia moderna.</p>
<p>Il problema e gli ingranaggi del potere sono collaudati a tal punto che nessun altro modello sembra avere la forza per sostituirvisi. E il potere non si farà da parte certo di sua iniziativa, più facilmente porterà alla distruzione l&#8217;intero pianeta.</p>
<p>Dunque se da un lato è innegabile l&#8217;esigenza di trovare il modo di sopravvivere – ciascuno di noi &#8211; alla crisi/declino, dall&#8217;altro è ancor più urgente trovare una soluzione collettiva che eviti quello spiacevole inconveniente del disastro ecologico – o perlomeno ne limiti le conseguenze. Ciò che molti ignorano è che le due questioni sono finemente legate fra loro, ed è impossibile uscire dalla crisi (continuiamo a chiamarla così giusto per comodità) senza al tempo stesso cambiare sistema.</p>
<p>Ecco dunque alcuni consigli per sconfiggere la crisi. Consigli che agiscono sull&#8217;individuo ma in una prospettiva non più egoistica ma globale.</p>
<p><strong>Ridurre il ruolo dell&#8217;economia</strong></p>
<p>Partiamo dal nocciolo della questione. Chiediamoci, è normale che lo spread fra buoni del tesoro italiani e bund tedeschi sia diventata la nostra massima preoccupazione? Perché le politiche monetarie della Bce hanno così tanti risvolti concreti nelle nostre vite? Semplicemente perché abbiamo permesso alla moneta di giungere a regolare ogni aspetto della nostra vita. Qualsiasi cosa è oggi quantificabile in denaro, ogni sfaccettatura dell&#8217;esistenza è mercificabile. Noi stessi siamo <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcambiamento.it/crisi/siamo_merce_esistenze_in_vendita.html">diventati merce</a>. Per cui è enorme il potere che chi emette moneta ha sulle nostre vite. Ma, in fin dei conti, siamo noi a decidere: costruendo aspetti ed esperienze non mercificate accorciamo di parecchio il raggio d&#8217;azione di chi controlla l&#8217;economia.</p>
<p><strong>Moneta locale</strong></p>
<p>Ridurre il ruolo dell&#8217;economia non significa per forza smettere di utilizzare il denaro. La moneta, ha anche funzioni utili, come quella di facilitare gli scambi fra persone. Il problema nasce quando la moneta, da unità di misura del valore, diventa valore in sé, e si innesca il meccanismo perverso del “fare soldi con i soldi”. Quindi sarebbe auspicabile l&#8217;utilizzo di monete solidali o locali, non gravate di interessi (e che dunque non contribuiscono alla creazione perversa del debito), che piuttosto innescano circuiti virtuosi che sviluppano l&#8217;economia locale a discapito della finanza internazionale. Un buon esempio di questo è lo Scec[*], la moneta complementare ideata anni fa nel napoletano e presto estesasi in varie parti d&#8217;Italia, Il Cambiamento ospita il blog ufficiale di Pierluigi Paoletti di Arcipelago Scec, <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://blog.ilcambiamento.it/lanavedeifolli/">La Nave di Folli</a>.</p>
<p><strong>Acquisti alimentari</strong></p>
<p>Comprare prodotti locali ha molti risvolti. È quasi sempre garanzia di maggiore genuinità e gusto migliore. Riduce al minimo l&#8217;inquinamento dovuto al trasporto delle merci. Favorisce lo sviluppo ed il sostentamento delle piccole imprese locali, dei piccoli produttori. Riduce i guadagni degli intermediari. Riduce i guadagni delle grandi catene di distribuzione. Tutto ciò, in pratica, ribalta il meccanismo della crisi, che vorrebbe l&#8217;aumento della concentrazione delle ricchezze nelle mani di pochi, attraverso il fallimento delle piccole e medie imprese. Per fare acquisti a chilometro zero esistono ormai quasi ovunque – soprattutto nelle città, dove è più difficile rintracciare i prodotti locali &#8211; gruppi di acquisto solidale (Gas) che riuniscono cittadini dello stesso quartiere per comprare insieme prodotti alimentari direttamente dai produttori della zona.</p>
<p><strong>Spostamenti</strong></p>
<p>Ridurre il trasporto delle merci non è sufficiente. Siamo anche noi che con i nostri spostamenti costituiamo sempre più un problema, sia per l&#8217;ambiente che per noi stessi (visti i prezzi astronomici dei carburanti). Ora, la soluzione non è quella prospettata ieri dal <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.corriere.it/economia/12_aprile_01/dieci-strategie-anti-rincari-dossena_03a2f98e-7bc3-11e1-95a2-17cafbbd8350.shtml">Corriere della Sera</a> di far benzina al self service, o scegliere carburanti non di marca. Piuttosto è necessario cambiare modo di spostarsi: prediligere i mezzi pubblici, la bicicletta, perché no i nostri piedi, e quando la macchina è inevitabile cercare di ottimizzare i posti al suo interno attraverso car sharing e auto condivise.</p>
<p><strong>Ridurre i consumi&#8230;</strong></p>
<p>In generale è importante ridurre i propri consumi. Uscire da quel meccanismo perverso che vuole ogni nostra azione trasformata in un atto di consumo, che ci ha visto perdere lo status – e i diritti – di cittadini per assumere quello di consumatori. Uscire dalla crisi significa anche riscoprire aspetti della vita non mercificabili, esperienze e identità non esprimibili attraverso semplici acquisti. Dobbiamo ridurre i consumi non perché siamo obbligati alle ristrettezze dalla crisi economica; piuttosto è vero il contrario, la crisi ci ha fatto aprire gli occhi su un modo perverso e assurdo di concepire la nostra esistenza ed il mondo; su una società che ci ha offerto infinite possibilità di scegliere ma ha ristretto infinitamente il campo della scelta, stabilendo che essa si esprimerà comunque attraverso un atto di consumo individuale.</p>
<p><strong>&#8230;e gli sprechi</strong></p>
<p>A volte però, una spesa può risultare il miglior risparmio. È il caso degli investimenti per migliorare l&#8217;efficienza energetica degli edifici in cui viviamo, che spesso disperdono gran parte del calore che si accumula al proprio interno. Vivere in una casa ben coibentata significa ridurre al minimo le bollette (al punto da recuperare in breve tempo il costo iniziale) e fare un gran favore all&#8217;ambiente.</p>
<p><strong>Prendersi cura del territorio</strong></p>
<p>Tutti i punti qui sopra si possono riassumere nell&#8217;idea di prendersi cura del luogo in cui si vive. Questo oggi può apparire difficile a causa dei numerosi spostamenti che ci portano a vivere in luoghi sempre nuovi, con persone che non conosciamo, che rendono più difficili i rapporti sociali ed i legami. Ma non sempre è così. Per quanto sia profondamente cambiata la società in cui viviamo, resta immutato nell&#8217;uomo il bisogno di appartenenza, la necessità di mettere radici insita nella sua natura sociale e collettiva. Prendersi cura del luogo in cui viviamo significa in un certo senso anche prendersi cura di se stessi.</p>
<p><strong>Conoscere le persone</strong></p>
<p>Certo non lo si può fare da soli. È necessario conoscere le persone che vivono vicino a noi, perché cambiare tutti insieme è più facile. Sconfiggere la crisi significa anche rifiutare il modello della &#8220;società degli individui&#8221;, in cui ciascuno è solo ed i rapporti con gli altri devono essere regolati, al pari di qualsiasi altra cosa, dal libero flusso di denaro. Il Cambiamento mette a disposizione di chi vuole cambiare assieme l&#8217;area &#8220;<a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://incontri.ilcambiamento.it/">Incontri</a>&#8220;, per conoscere chi vive nei paraggi ed è interessato a portare avanti progetti o esperienze collettive. Ma i metodi possono essere molteplici. Alla fine basta uscire di casa.</p>
<p>di Andrea Degl&#8217;Innocenti</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcambiamento.it/crisi/reagire_crisi_si_puo.html">ilcambiamento.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La città da anni è sotto le grinfie del &#8220;falco&#8221; &#8211; Il collaboratore di giustizia Massimo Di Stefano, uno dei primi pentiti di &#8216;ndrangheta, ha raccontato agli inquirenti chi controlla tutto il territorio &#8211; «Lamezia non cresce se non si cambia mentalità». L&#8217;appello ai mafiosi: pentitevi e collaborate</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/03/28/citta-anni-sotto-grinfie-del-falco-collaboratore-giustizia-massimo-stefano-uno-dei-primi-pentiti-ndrangheta-raccontato-agli-inquirenti-chi-controlla-tutto-territ/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 08:24:34 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Lamezia è controllata dal “falco”, lo pseudonimo con il quale le organizzazioni criminali cittadine indicano la “cosca” che secondo il collaboratore di giustizia Massimo Di Stefano «ha messo le mani sulla moneta». Perché, come ha spiegato alla Gazzetta del Sud il pentito «è una delle famiglie più grosse, radicate, con una mentalità [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Lamezia è controllata dal “falco”, lo pseudonimo con il quale le organizzazioni criminali cittadine indicano la “cosca” che secondo il collaboratore di giustizia Massimo Di Stefano «ha messo le mani sulla moneta». Perché, come ha spiegato alla Gazzetta del Sud il pentito «è una delle famiglie più grosse, radicate, con una mentalità tutta loro: non si litigano mai tra di loro; gli interessi sono comuni e, soprattutto, quando c’è una mela marcia, la tagliano subito». Per il collaboratore di giustizia questa famiglia «è la cosca dominante che controlla e influenza tutto il territorio lametino; una famiglia che comanderà sempre».<span id="more-22771"></span></p>
<p>Di Stefano, uno dei primi pentiti di ‘ndrangheta, ha collaborato per diciassette anni con lo Stato, raccontando fatti ed episodi legati alla criminalità organizzata. «Questa città – afferma il pentito – se non cambierà mentalità resterà sempre sotto l’influenza mafiosa. Così come non si svilupperà mai». </p>
<p>Di Stefano definisce Lamezia, dove ha vissuto fino al 1996 come componente di una della più potente cosche cittadine, «una piccola America: se si guarda dall’alto, se saliamo a Bucolia e guardiamo Lamezia Terme di notte, quando è illuminata sembra una piccola New York. Questa è una città ricca, che si basa sul commercio, una città dove si potrebbe stare bene, dove potrebbero vivere tutti bene».</p>
<p>Però, commenta amareggiato il collaboratore di giustizia, «se non si cambia la mentalità, questa città non cambierà mai: bisogna interrompere l’intreccio tra le famiglie». </p>
<p>Nel suo sfogo Di Stefano rivolge anche un appello ai giovani: «Non vivete da mafiosi. Io da quando collaboro mi sento rinato». Un appello lo rivolge poi agli ‘ndranghetisti: «Non vivete più in modo disonesto, collaborate con lo Stato, per il bene vostro, delle vostre famiglie e della società».</p>
<p>Di Stefano si sente «felice» per avere collaborato: «Io non mi sento più un criminale, anche se noi abbiamo un marchio addosso che non lo toglierà mai più nessuno. Per questo è necessario che lo Stato continui ad aiutarci; la gente che vuole collaborare deve farlo. Raccontate tutto agli inquirenti, proprio come ho fatto io, ma fatevi mettere tutto per iscritto davanti al vostro avvocato, perché questa gente promette e poi vi abbandona, come hanno fatto con me».</p>
<p>di Giuseppe Natrella</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
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		<title>La formazione dei giovani contro le mafie &#8211; Il progetto di Marina Machì per sensibilizzare gli studenti di tutte le età: sabato il primo incontro previsto nella Città dei ragazzi &#8211; Coinvolti il Museo della &#8216;ndrangheta, Riferimenti, l&#8217;Arci, Libera, l&#8217;Associazione antiracket calabrese</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 08:07:50 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Di mafie bisogna ragionare. Provando pure a ritrovare la memoria di uomini, fatti e circostanze. Il Cosentino è stato teatro di uno dei pochi delitti &#8220;eccellenti&#8221; decisi dalla &#8216;ndrangheta in Calabria – l&#8217;omicidio del direttore del carcere Sergio Cosmai – ed è diventato in passato anche laboratorio di alchimie criminali. Alchimie che hanno [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Di mafie bisogna ragionare. Provando pure a ritrovare la memoria di uomini, fatti e circostanze. Il Cosentino è stato teatro di uno dei pochi delitti &#8220;eccellenti&#8221; decisi dalla &#8216;ndrangheta in Calabria – l&#8217;omicidio del direttore del carcere Sergio Cosmai – ed è diventato in passato anche laboratorio di alchimie criminali. Alchimie che hanno visto miscelarsi le potenze militari e le strategie delinquenziali della mafia nostrana, della camorra e delle gang albanesi. Parlare dunque di criminalità organizzata e educare le giovani generazioni alla resistenza civile contro boss e picciotti dev&#8217;essere una priorità.<span id="more-22768"></span> </p>
<p>È per questo che Marina Machì, assessore alla Formazione delle coscienze, ha tracciato un articolato percorso che sarà via via sviluppato nei mesi a venire. Si comincia sabato mattina, alle 10,30, con un incontro alla Città dei ragazzi con gli studenti di tutte le scuole superiori. Un incontro che registrerà la partecipazione e la testimonianza di vittime della mafia, rappresentanti di associazioni antiracket e giornalisti. Per ogni istituto sarà presente una delegazione di trenta persone.</p>
<p>Spiega Marina Machì: «L&#8217;idea è che i ragazzi affrontino temi legati alla legalità a partire dal quotidiano. Che discutano e s&#8217;interroghino sui comportamenti giornalieri, sugli atteggiamenti mafiosi che spesso si registrano in giro per la città. Coltivo l&#8217;idea di promuovere la creazione di laboratori dai titoli provocatori come &#8220;I piccoli mafiosi crescono&#8221;, dove venga insegnato ai ragazzi a rispettare la fila, a osservare le regole. È un&#8217;idea rispetto alla quale ha mostrato interesse e attenzione anche la Commissione regionale anti &#8216;ndrangheta».</p>
<p>Alla manifestazione che terrà a battesimo il progetto ci saranno: Riferimenti con Adriana Musella, Libera Reggio e Cosenza con Sabrina Garofalo e Lucia Lipari, l&#8217;Associazione antiracket Lamezia con Rocco Mangiardi, il Museo della &#8216;ndrangheta con Fulvio Librandi, l&#8217;Arci Calabria con Gennaro Di Cello e Filippo Sestito dell&#8217;Arci di Crotone, Salvatore Magarò presidente della Commissione regionale antimafia e Paride Leporace, giornalista e scrittore. I ragazzi dovranno porre delle domande dopo le testimonianze che i relatori renderanno.</p>
<p>Sull&#8217;incidenza della criminalità organizzata nella città capoluogo, Marina Machì dice: «Mi sono fatta l&#8217;idea che a Cosenza dove il fenomeno è meno evidente, anche il contrasto è molto più debole. C&#8217;è necessità di parlare di queste cose proprio per questo. Ci sono questioni che riguardano l&#8217;aggressività diffusa, delle pratiche di violenza quotidiana, il bullismo nelle scuole, che val la pena di affrontare perché rappresentano l&#8217;anticamera della mentalità mafiosa. La mia idea è quindi di gettare le basi per il prossimo anno scolastico, attivando laboratori nella città dei ragazzi per gli studenti della scuola dell&#8217;infanzia e promuovendo iniziative negli istituti superiori con la collaborazione del corpo docente».</p>
<p>Sabato sera, alle 21, a conclusione della giornata di confronto e riflessione sarà rappresentato nel Teatro Morelli lo spettacolo &#8220;Toghe rosso sangue&#8221; tratto dal bellissimo libro di Paride Leporace. In sala sarà presente Vincenzo D&#8217;Onofrio, il coraggioso magistrato sfuggito a un attentato del clan dei Casalesi.</p>
<p>di Arcangelo Badolati</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=40691&#038;Edizione=8&#038;A=20120328">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Libera, le vittime di mafia devono essere un monito: mai abbassare la guardia &#8211; Le iniziative nella XVII Giornata della memoria e dell&#8217;impegno &#8211; Presenti i familiari di persone uccise, ieri incontro al Liceo &#8220;Mattia Preti&#8221;, oggi in diverse altre scuole</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/03/21/libera-vittime-mafia-devono-essere-monito-mai-abbassare-guardia-iniziative-nella-xvii-giornata-della-memoria-dellimpegno-presenti-familiari-persone-uccise-ieri-incontro/</link>
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		<pubDate>Wed, 21 Mar 2012 09:23:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Oltre novecento nominativi: un lungo elenco che ripercorre, nome dopo nome, persona dopo persona, quelle che sono, fin qui, le vittime innocenti della mafia. Tra di loro, semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell&#8217;ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti perché &#8220;colpevoli&#8221; di aver compiuto il loro dovere [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Oltre novecento nominativi: un lungo elenco che ripercorre, nome dopo nome, persona dopo persona, quelle che sono, fin qui, le vittime innocenti della mafia. Tra di loro, semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell&#8217;ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti perché &#8220;colpevoli&#8221; di aver compiuto il loro dovere con rigore e coerenza. Nella triste lista, anche tanti bambini e tante donne che hanno perso la vita per ragioni che nulla hanno a che fare con le normali dinamiche del vivere civile.<span id="more-22723"></span> </p>
<p>Esistenze che la criminalità organizzata ha spezzato in un sol colpo e senza nessun briciolo di rimorso o pentimento. Nomi che, adesso, rivivono nella memoria di chi ha potuto apprendere le storie, spesso dimenticate o per niente conosciute, di tutti coloro che hanno pagato a caro prezzo il proprio senso del dovere e dell&#8217;onestà. </p>
<p>Ecco perché, in occasione della XVII Giornata della memoria e dell&#8217;impegno in ricordo delle vittime di mafia, l&#8217;associazione Libera ha voluto &#8220;parlare&#8221; agli studenti in riva allo Stretto per un primo momento di conoscenza che si estenderà per tutta la giornata di oggi e che coinvolgerà gran parte degli istituti scolastici reggini.</p>
<p>A dare il via alla serie di incontri che si alterneranno su tutto il nostro territorio, e che vedranno la presenza dei familiari delle vittime di mafia della provincia di Reggio che porteranno agli studenti la loro testimonianza, una &#8220;lezione&#8221; del coordinatore provinciale di Libera, Mimmo Nasone, salito in cattedra per spiegare ai ragazzi del Liceo artistico Mattia Preti le violenze che la criminalità organizzata ha riversato su centinaia di persone incolpevoli. Un duro percorso di apprendimento che serve a far capire ai più giovani che occorre prendere le giuste distanze dalla mafia.</p>
<p>«In queste giornate – dice Nasone – ricorderemo le 900 vittime della mafia proprio per far nascere nei ragazzi il desiderio di conoscere e di impegnarsi. Dobbiamo spiegare loro tutto il danno e il male che la mafia provoca alla nostra società attraverso le storie dolorose e agghiaccianti vissute da vere e proprie vittime dei poteri criminali». </p>
<p>A catapultare gli studenti del &#8220;Mattia Preti&#8221; nell&#8217;atmosfera di Libera, un video che ha ripercorso il senso del corteo dei centomila ragazzi che si sono dati appuntamento a Genova per dire &#8220;no alla mafia&#8221; e abbracciare ideologicamente le 500 famiglie che hanno perso i propri familiari per mano delle organizzazioni mafiose. Una manifestazione imponente che ha registrato l&#8217;accorato intervento di Don Luigi Ciotti che ha evidenziato, tra l&#8217;altro, come «il potere delle mafie non sono i mafiosi ma si trova fuori dalla mafia stessa».</p>
<p>«Le parole di Don Ciotti – spiega Nasone – confermano che la cosiddetta zona grigia rafforza lo strapotere criminale che viene alimentato da quell&#8217;area di collusione che comprende il mondo imprenditoriale, politico e, a volte, la Chiesa». Tante le storie che il referente reggino di Libera ha raccontato durante la lettura, effettuata dagli stessi studenti del liceo in riva allo Stretto, di tutti i 900 nomi. </p>
<p>Persone sconosciute, come il signor Tramonte di Lamezia che, insieme al suo collega Cristiano, è stato ammazzato solo perché era dipendente della ditta &#8220;sbagliata&#8221; che si era aggiudicata un appalto. O la terribile vicenda di una ragazzina della provincia di Messina, Graziella Campagna, impiegata in una lavanderia, trucidata, a soli 17 anni, perché aveva trovato un pizzino nella tasca di una giacca da portare a lavaggio. </p>
<p>Nomi e storie come tante presenti in quell&#8217;elenco che non fa altro che certificare una cruda verità: «La ferocia della mafia non conosce nessun tipo di limite o di pudore».</p>
<p>di Ketty Tramontana</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=37553&#038;Edizione=7&#038;A=20120321">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>È &#8220;una e &#8216;ndrina&#8221;, dobbiamo combatterla &#8211; Presentata la campagna di Stop&#8217;ndrangheta.it per dare sostegno ai giudici impegnati nella sentenza e offrire ai cittadini preziosi materiali informativi &#8211; In due giorni 1500 adesioni sul web. L&#8217;8 marzo al &#8220;Mattia Preti&#8221; per parlare del coraggio delle donne</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/03/06/una-ndrina-dobbiamo-combatterla-presentata-campagna-stopndrangheta-per-dare-sostegno-giudici-impegnati-nella-sentenza-offrire-cittadini-preziosi-materiali-informativi/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 10:26:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Un «cambio epocale», una «svolta storica»: i giovani volontari impegnati nella campagna &#8220;Una e &#8216;ndrina&#8221; di Stop&#8217;ndrangheta.it stanno molto attenti a non sprecare le parole. Ma le parole stavolta sono queste. Perché la sentenza per l&#8217;operazione Crimine, attesa a giorni, sarà davvero uno spartiacque nella lotta alle cosche reggine. «Soprattutto – afferma [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Un «cambio epocale», una «svolta storica»: i giovani volontari impegnati nella campagna &#8220;Una e &#8216;ndrina&#8221; di Stop&#8217;ndrangheta.it stanno molto attenti a non sprecare le parole. Ma le parole stavolta sono queste. Perché la sentenza per l&#8217;operazione Crimine, attesa a giorni, sarà davvero uno spartiacque nella lotta alle cosche reggine. «Soprattutto – afferma Alessio Magro – nella percezione del fenomeno malavitoso». Ecco, questo è un aspetto fondamentale, su cui anche Francesca Chirico, che ha coordinato l&#8217;incontro svoltosi nella Biblioteca, e Salvatore Salvalaguardia, di Terre Arse, hanno insistito a lungo. La mafia è nella testa, prima che nelle armi. È una mentalità, un atteggiamento culturale, una paura dell&#8217;anima.<span id="more-22611"></span> </p>
<p>È «come una ciambella che non salva la gente, ma l&#8217;affossa, in un clima di solitudine e di non partecipazione», ha detto Angelica Rago, presente con la cugina Teresa Cordopatri (testimone chiave in molti processi al sanguinario clan dei Mammoliti), entambe della Piana di Gioia Tauro, dove hanno messo su una cooperativa per dare lavoro ai giovani su un terreno confiscato. </p>
<p>«E la mafia fa paura perché lo Stato non sempre è vicino a chi fa antimafia, anzi chi lotta su questo versante spesso è abbandonato sia dallo Stato che dalla società civile», ha proseguito Angelica Rago. Il suo è stato uno dei diversi interventi alla presentazione della campagna Una e &#8216;ndrina, che vede impegnate numerose associazioni no profit, proprio a partire dall&#8217;attesa sentenza Crimine.</p>
<p>L&#8217;idea è innanzitutto di fornire materiali informativi: il più possibile e il più &#8220;indietro&#8221; possibile. Ecco perché nel dossier, immesso in rete a partire dalla notte scorsa, si arriva persino al 1949, anno in cui è stato pubblicato il libro dello scrittore Natalino Lanucara &#8220;Città delle corti&#8221;, in cui viene descritta una riunione di &#8216;ndrangheta a Polsi. </p>
<p>«Crimine – ha detto Francesca Chirico – è un percorso d&#8217;arrivo estremamente lungo, che dura 40 anni. Già nel 1984 Pino Scriva si rivolgeva ai magistrati per invitarli a cambiare il loro approccio culturale nei confronti del fenomeno». Nel dossier i contributi sono numerosi. E tra questi spiccano alcuni video, come la riunione a Polsi e quella nel circolo Falcone e Borsellino di Milano. Ma ci sono anche le operazioni Olimpia, mafia delle tre provincie, la storica sentenza di Montalto (1970): tutto materiale che il cittadino può liberamente consultare e scaricare.</p>
<p>E&#8230; funziona. Basti pensare che da venerdì scorso a ieri mattina erano già 1500 gli aderenti al gruppo web appositamente creato (Una e &#8216;ndrina): a dimostrazione che c&#8217;è tanta voglia d&#8217;impegno, desiderio di spendersi, di &#8220;fare rete&#8221; contro la criminalità organizzata a favore di un nuovo concetto di cittadinanza.</p>
<p>«Ci sono voluti 40 anni – sostiene Alessio Magro – per affermare un principio autoevidente: la &#8216;ndrangheta è una e una sola. Un fatto chiaro ai grandi scrittori calabresi, che hanno descritto con dovizia di particolari la riunione annuale a Polsi e anche i rituali. Il fatto che nell&#8217;immaginario dei calabresi fosse presente l&#8217;elemento della cupola, pervicacemente negato dagli addetti ai lavori, non sminuisce il valore di Crimine, nata sull&#8217;asse Reggio-Milano inaugurando una nuova strategia &#8220;a tenaglia&#8221;. In questo differisce Crimine dalle inchieste sorelle degli anni scorsi, miseramente naufragate».</p>
<p>Ed è questo il motivo per cui, a pochi giorni dalla sentenza, Stop&#8217;ndrangheta.it ha lanciato la campagna Una e &#8216;ndrina che celebra l&#8217;evento e ribadisce l&#8217;unitarietà della &#8216;ndrangheta. Una e &#8216;ndrina recitano i manifesti, le magliette, le brochure, gli adesivi: un rimando al sacro profanato dalla mafia.</p>
<p>Prossimo appuntamento l&#8217;8 marzo al liceo Mattia Preti, per parlare di ribellione e coraggio delle donne. E che donne: le collaboratrici Concettina Cacciola, di Rosarno, &#8220;suicidata&#8221; dai familiari; Lea Garofalo, sciolta nell&#8217;acido e Giuseppina Pesce, anche lei di Rosarno.</p>
<p>di Graziella Mastronardo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=30377&#038;Edizione=7&#038;A=20120306">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Lettera aperta della Rdt a Eugenio Scalfari &#8211; No Tav: una metafora dell’Italia che resiste</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Mar 2012 07:50:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Caro direttore, nel bel mezzo di una nostra riunione, leggiamo il suo editoriale “Una strana gioventù che odia la velocità” comparso su Repubblica del 4 marzo. Ci colpiscono, in particolare, le sue affermazioni riguardo gli studenti dell’Università della Calabria che si sono mobilitati per esprimere la loro solidarietà alla battaglia del popolo della Val Susa. [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Caro direttore, nel bel mezzo di una nostra riunione, leggiamo il suo editoriale “<a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/03/04/news/una_strana_giovent_che_odia_la_velocit-30907056/index.html?ref=search" rel="external nofollow" target="_blank">Una strana gioventù che odia la velocità</a>” comparso su Repubblica del 4 marzo. Ci colpiscono, in particolare, le sue affermazioni riguardo gli studenti dell’Università della Calabria che si sono mobilitati per esprimere la loro solidarietà alla battaglia del popolo della Val Susa. Lei si chiede come mai, con tanti problemi che vive la Calabria, gli studenti scelgano di urlare nelle piazze e nelle strade della loro terra: &#8220;No Tav!&#8221;. Leggendo le sue parole tutti noi ci siamo guardati negli occhi, incrociando anche gli sguardi di tanti giovani studenti universitari presenti all’assemblea della Rete difesa del Territorio intitolata alla memoria di Franco Nisticò, un militante deceduto, nel dicembre 2009, durante una manifestazione No Ponte.<span id="more-22618"></span></p>
<p>Caro direttore lei si chiede che senso ha la mobilitazione degli studenti dell’Uni.Cal. rispetto alla apparentemente lontana lotta No Tav, e per quel motivo gli stessi non si attivino, invece, rispetto a questioni molto più vicine ai loro territori. Ebbene, siamo molto felici di poterle rispondere che se oggi gli studenti calabresi, negli scorsi giorni scesi in piazza a Cosenza come a Reggio Calabria, al fianco di tanti ambientalisti, esponenti di diverse realtà, collettivi e centri sociali, per dire no al treno ad alta velocità, lo hanno fatto consapevoli di numerose questioni.</p>
<p>In tutta la Calabria, pur non balzando quasi mai agli onori della cronaca, c’è gente che quotidianamente lotta per la difesa dei propri territori, cerca di creare dal basso forme di tutela della propria terra per evitare che interessi privati, legati al profitto e non alla difesa e alla valorizzazione dell’ecosistema, erodano terreni, costruiscano o amplino inceneritori o centrali a carbone, non sfruttino risorse energetiche veramente alternative, continuino a invadere di cemento le città dove, di contro, aumentano i numeri dei senza casa. </p>
<p>Ogni giorno ci sono cittadini che operano contro le mafie non nascondendosi dietro una generica bandiera dell’antimafia bensì costruendo, nel silenzio, alternative reali anche se piccole per sottrarre manovalanza mafiosa, soprattutto composta da giovani inoccupati, attraverso una socialità altra e soprattutto cercando di incidere sulla cultura della delega e della raccomandazione che dalle nostre parti chiamiamo, significativamente, “pastetta”. </p>
<p>Le mafie a nostro avviso, sono tutte quelle forme di sopraffazione, sfruttamento, imbarbarimento e disumanizzazione legate al dio denaro e al potere: ebbene noi, ogni giorno, lottiamo per operare un significativo cambio di rotta di questa mentalità che poi non è affatto tipicamente calabrese ma, possiamo dirlo con certezza, investe tutta la Penisola.</p>
<p>Lei forse non sa, che sulla Valle c&#8217;è anche l&#8217;ombra dei servizi segreti e delle &#8216;ndrine calabresi, quel grumo, questo si nero della non democrazia, che operò ai tempi delle 397 pistole della Brown and Bess, l&#8217;armeria di Susa coinvolta in una vicenda di pistole sparite che era di proprietà di una donna e di suo figlio. Il marito e padre era un noto neofascista latitante. I due ottennero la licenza per l&#8217;armeria, nonostante le imbarazzanti parentele. Silvano Pellissero aveva il &#8220;fisico per il ruolo&#8221;: ancora oggi, in Val Susa, ben pochi sono disponibili a parlarne. </p>
<p>Gli attentati di quell&#8217;epoca erano legati ai grandi interessi per la costruzione della A32, all&#8217;epoca il Tav era solo un&#8217;idea di carta, contrastata persino da settori delle FS. Bardonecchia è fra i Comuni commissariati per mafia. Alcune delle pistole &#8220;sparite&#8221; alla Brown and Bess ricomparvero in mano alle &#8216;ndrine calabresi. Sempre in odore di legami poco legali sembrano anche alcune delle ditte valsusine implicate oggi nei (non) cantieri di Chiomonte (Italcoge e Martina).</p>
<p>Ma, tornando a noi, di tutte queste piccole ma significative lotte calabresi, spesso non si trova traccia sui giornali mainstream, fa notizia però che giovani studenti universitari calabresi blocchino dei treni insieme a realtà di movimento, ambientalisti, cittadini. Questo, forse, dimostra che ci sono dei problemi di comunicazione e di informazione.</p>
<p>Quello che realmente ha spinto alla solidarietà verso il popolo No Tav è la consapevolezza che grandi infrastrutture come questa o anche il ponte sullo stretto non faranno altro che gravare sulle tasche di tutti i cittadini italiani e dei figli che ancora, magari devono venire senza determinare però dei significativi benefici alla cittadinanza tutta.</p>
<p>Effettivamente  i discorsi che sentiamo fare sullo sviluppo legato alla Tav ci ricordano tanto quei beceri comizi sullo sviluppo che avrebbe portato in Calabria tanti e tanti posti di lavoro ma che invece, oggi ha di fatto determinato l’avvelenamento di intere città: valga Crotone come esempio per tutti.</p>
<p>Lottare oggi al fianco del popolo No Tav significa, non solo in Calabria, lottare per il principio di autodeterminazione dei popoli che dovrebbero aver garantita la possibilità di scelta, rispetto ai territori che vivono. L’imposizione del tunnel della TAV, attraverso l’attuazione di forme repressive di contenimento delle volontà popolare, rappresenta una palese negazione di tale principio.</p>
<p>Lottare oggi al fianco del popolo No Tav significa ribadire e sottolineare che mentre si investono ingenti quantitativi di denaro per infrastrutture simili, in zone come la Calabria non è possibile spostarsi agevolmente. Gli ambientalisti, gli studenti i cittadini calabresi intendono collegare la lotta No Tav a quella per la difesa del territorio che comprende, senza dubbio, la mobilità territoriale, vero e proprio diritto oggi sempre più negato alle popolazioni calabresi.</p>
<p>Vogliamo ricordarle, direttore, che noi calabresi abbiamo assistito ad un pauroso ridimensionamento della mobilità su rotaie, proprio in questi ultimi anni. Tale ridimensionamento ha determinato perdita di posti di lavoro, chiusura di numerose stazioni, isolamento di piccoli e medi centri. Oggi, per spostarsi in Calabria si è costretti ad utilizzare mezzi propri su strade sempre più disastrate e malmesse.</p>
<p>Se dunque a Reggio Calabria come nel più internato dei paesi della Sila si può sentire l’urlo che risuona all’unisono No Tav, caro direttore non si deve sorprendere. Se anche nella lontana Calabria anche noi urliamo No Tav lo facciamo convinti del fatto che ci stiamo battendo per un futuro sostenibile, per una reale democrazia, per una informazione non univoca, per dare una speranza a questo Paese alla nostra terra alle nostre vite e a quelle dei nostri figli.</p>
<p>Abbiamo letto il suo pezzo e concluso la nostra assemblea dove, guarda caso, parlavamo di quello che significa la lotta No Tav: una metafora dell’Italia che resiste, ci spiace constare che lei e il suo giornale non abbiate per niente colto o sottovalutato il senso di questa battaglia.</p>
<p>Ci auguriamo che almeno ci venga garantito il diritto di replica, proprio per dare spazio a quella pluralità delle voci che è la linfa vitale di una democrazia.</p>
<p>Rete per la Difesa del Territorio &#8220;Franco Nisticò&#8221;</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La &#8216;ndrangheta in Val di Susa &#8211; Il Piemonte è in mano ai clan calabresi. Rocco Varacalli, pentito di &#8216;ndrangheta, ha ben descritto gli intrecci politica-mafia nel torinese: &#8220;Il patto si fa prima: a loro i voti a noi i cantieri&#8221;. Chi c&#8217;è dietro la Tav? E chi si nasconde dietro le minacce ai manifestanti?</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 10:42:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Quella in corso in Val di Susa non è la classica protesta di un gruppo di ambientalisti contro i signori del cemento. Quelle proteste che durano il tempo di una stagione e poi si dimenticano. Quella in corso è una guerra lunga vent&#8217;anni. La guerra di un popolo disposto a tutto pur di difendere la sua terra. Una guerra senza respiro che va dal traliccio di Luca Abbà fino al bar di Chianocco, teatro di un raid notturno della polizia. Ma in tutta questa storia fatta di racconti tremendi, di sangue e provocazioni stupide, si corre il rischio di rimanere intrappolati nel fango della partigianeria, dimenticando uno dei problemi cardine del nostro Paese: le organizzazioni criminali.<span id="more-22614"></span></p>
<p>In Piemonte comanda la &#8216;ndrangheta. Ce lo ha confermato l&#8217;inchiesta &#8220;Minotauro&#8221; coi suoi 142 arresti. Gli intrecci fra &#8216;ndrine e politica emersi in Piemonte fanno impallidire. </p>
<p>La &#8216;ndrangheta ha votato Fassino sindaco, alle primarie di Torino, almeno secondo alcune intercettazioni. I clan calabresi hanno uomini nei consigli comunali, spesso esprimono assessorati e addirittura sindaci. </p>
<p>Sulla presenza della &#8216;ndrangheta in Piemonte c&#8217;è una testimonianza importante. E&#8217; quella di Rocco Varacalli, uno dei rarissimi pentiti calabresi che proprio in Piemonte, da affiliato a un clan, prendeva appalti e costruiva palazzi e centri commerciali.</p>
<p>Quello che dice Varacalli alle telecamere di Presadiretta è interessante: «La &#8216;ndrangheta ha bisogno della politica e i politici hanno bisogno della &#8216;ndrangheta. Il patto si fa prima: a loro i voti a noi i cantieri». Un patto che dà alla Santa un canale preferenziale negli appalti: «Olimpiadi 2006, alta velocità&#8230; tutti i lavori pubblici del Piemonte li fa la &#8216;ndrangheta». </p>
<p>La Tav è un&#8217;opera da 22 miliardi di euro. L&#8217;approvazione bipartisan che la politica sta offrendo sull&#8217;alta velocità Torino-Lione è un caso rarissimo, nel contesto litigioso della Seconda Repubblica. Cosa hanno promesso i partiti alla &#8216;ndrangheta?</p>
<p>Nelle ultime ore in Val di Susa hanno bruciato le auto di alcuni manifestanti. Davvero vogliamo essere così miopi e ingenui da pensare che siano stati incendi accesi dagli stessi No Tav o dalla polizia? E a che scopo?</p>
<p>E davvero vogliamo far finta di non capire il contenuto della lettera recapitata a Perino, leader No Tav? E&#8217; scritto: «Brutto figlio di puttana, le stalle che abbiamo bruciato erano solo un avvertimento. Ora passeremo ai cristiani: vi veniamo a prendere mentre dormite, vi scanniamo come maiali e vi squagliamo nell&#8217;acido». Chi l&#8217;ha scritta? Perché i giornali non ne parlano?</p>
<p>Luca Mercalli, valsusino e climatologo, da anni porta avanti la tesi dell&#8217;inutilità della Tav. Pochi giorni fa su Cadoinpiedi ha scritto: &#8220;Se mi si dimostra che l&#8217;opera serve veramente vado a inaugurarla di persona!&#8221;.<br />
Ovviamente non gli ha risposto nessuno. </p>
<p>di Biagio Simonetta</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.cadoinpiedi.it/2012/03/01/la_ndrangheta_in_val_si_susa.html">www.cadoinpiedi.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>I miracoli della Fondazione Roberta Lanzino &#8211; L&#8217;impegno di Melita Cavallo, presidente del Tribunale dei minorenni di Roma, a favore della struttura dedicata alla studentessa uccisa &#8211; Il magistrato: «Le calabresi si stanno affrancando dal modello soccombente voluto dalla &#8216;ndrangheta»</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Mar 2012 09:14:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie Cosenza]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Melita Cavallo, giurista di fama e magistrato di grande esperienza, è il presidente del Tribunale dei minori di Roma. Il suo ufficio è, per forza di cose, un osservatorio privilegiato dal quale è possibile scrutare quotidianamente il mondo del disagio giovanile e familiare e l&#8217;universo delle piccoli e grandi violenze subite soprattutto dalle minorenni. Campana di nascita, la presidente Cavallo ha con la Calabria un rapporto intenso e particolare. Un rapporto nato dalla conoscenza di Franco e Matilde Lanzino, genitori di Roberta, la studentessa stuprata e uccisa nel luglio del 1988, cui è oggi intitolata la Fondazione e una Casa di accoglienza creata a Rende per sostenere le donne vittime di violenze.<span id="more-22599"></span> </p>
<p>L&#8217;alto magistrato si spende molto volentieri in favore della Fondazione e non lo nasconde. </p>
<p>«La storia di Roberta mi ha colpito molto per l&#8217;incapacità mostrata all&#8217;epoca dalla magistratura e dalle forze dell&#8217;ordine di individuare i responsabili del crimine pur essendosi il delitto consumato in un piccolo centro. È una storia che mi ha colpito come donna e come madre. </p>
<p>Conoscendo i familiari di Roberta ho sentito come pienamente condivisibile la loro reazione attiva, solidale, svolta accanto alle donne vittime dei soprusi. Sono, perciò, sempre disponibile ad intervenire a manifestazioni e iniziative promosse dalla Fondazione. </p>
<p>Franco e Matilde Lanzino fanno giornaliera testimonianza di solidarietà verso il prossimo e di trasparenza nell&#8217;esaltazione dei valori della partecipazione. Sono ammirata da quello che fa questa coppia di genitori. Costruiscono, s&#8217;impegnano, lottano perché quanto successo a looro figlia non accada più».</p>
<p><strong>Presidente, ma cosa insegna la tragica vicenda di Roberta Lanzino?</strong></p>
<p>«In un contesto così piccolo come quello dove è stato consumato l&#8217;omicidio, la magistratura non doveva permettere che i colpevoli rimanessero impuniti. Non doveva consentirlo la magistratura e non dovevano consentirlo i cittadini. Chi sapeva preferì infatti tacere».</p>
<p><strong>Cosa sta cambiando per le donne in Calabria e nel resto del Paese?</strong></p>
<p>«Oggi le donne sono più consapevoli di quanto possono fare per cambiare le cose. E, come dimostrano le cronache recenti in Calabria, sono più forti. Con passi lenti, stanno affrancandosi da contesti in cui erano considerate soccombenti e sottoposte a un controllo sociale che le costringeva a piegarsi. C&#8217;é, rispetto al passato, un risveglio, una impennata da parte delle giovani donne che hanno trovato la forza di alzare la testa. Una forza che, invece, non hanno le loro madri che appaiono rassegnate, arrese, ai modelli soccombenti».</p>
<p><strong>Quali strumenti hanno favorito questa riscossa femminile?</strong></p>
<p>«La scuola ed i bravi insegnanti che riescono a veicolare messaggi importanti. Eppoi i nuovi mezzi di comunicazione. Alla televisione s&#8217;è aggiunto Internet che ha aperto a tutti una finestra sul mondo. Le donne hanno modo di valutare, confrontare, farsi un&#8217;idea loro delle cose. E non è poco».</p>
<p>di Arcangelo Badolati</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=29649&#038;Edizione=8&#038;A=20120305">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Coordinamento Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”, Gestione delle risorse idriche: nella relazione della Corte dei Conti sulla Calabria ribadita l&#8217;illegittimità delle tariffe applicate ai nostri Comuni</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2012 12:02:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi è stata resa pubblica la relazione della Corte dei Conti, Sezione Regionale di Controllo per la Calabria, relativa alla gestione delle risorse idriche nella nostra regione ed approvata nell’adunanza pubblica del 5 dicembre 2011. La relazione analizza, puntualmente e con rigore legislativo, diversi aspetti della gestione attuale che dovranno essere approfonditi per [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi è stata resa pubblica la relazione della Corte dei Conti, Sezione Regionale di Controllo per la Calabria, relativa alla gestione delle risorse idriche nella nostra regione ed approvata nell’adunanza pubblica del 5 dicembre 2011. La relazione analizza, puntualmente e con rigore legislativo, diversi aspetti della gestione attuale che dovranno essere approfonditi per dare vita ad una nuova gestione pubblica e partecipata del nostro Bene Comune. Un intero capitolo è dedicato alle tariffe idriche applicate dalla società So.Ri.Cal. S.p.A. ai Comuni calabresi; come noto, chi ci segue lo sa bene, da diversi anni denunciamo l’assoluta illegittimità delle tariffe applicate ai nostri Comuni informandone puntualmente  i Cittadini.<span id="more-22563"></span></p>
<p>La questione di per sé è tutto sommato semplice. La normativa nazionale prevede che per situazioni come quella calabrese, dove non è ancora entrato in vigore il cosiddetto metodo “normalizzato”, la determinazione della tariffa idrica spetta al C.I.P.E.; ma soprattutto prevede che gli adeguamenti tariffari sono competenza esclusiva del legislatore statale.</p>
<p>Tale esclusiva competenza è stata ribadita ultimamente dalla Corte Costituzionale con l’emanazione di ben 3 sentenze (n.246/2009, n.29/2010 e la n.142/2010), riprese dalla Corte dei Conti della Calabria (deliberazione n. 388 del 30/06/10). L’Alta Corte afferma, in sostanza, che non solo la competenza è del legislatore statale ma che alle Regioni è preclusa ogni attività in relazione agli adeguamenti tariffari del settore idrico.</p>
<p>In Calabria invece gli adeguamenti tariffari sono stati stabiliti con delibere regionali, quindi assolutamente in maniera illegittima; il Coordinamento calabrese Acqua pubblica “Bruno Arcuri” ha indicato il maggior esborso da parte dei Comuni calabresi, a tutto il 31 dicembre 2008, in circa 30 milioni di euro.</p>
<p>Soldi pagati in più dai Comuni e sottratti ad altre finalità, per esempio quelle sociali e di solidarietà in una regione che ogni giorno deve fare i conti con una crisi sempre più devastante.</p>
<p>Ma, a questo punto, è interessante sapere quello che la Corte dei Conti, nella sua relazione puntuale e precisa, argomenta sulle tariffe idriche applicate ai Comuni calabresi.</p>
<p>Le conclusioni della Sezione di controllo per la Calabria, riportate nella relazione, suffragano in pieno quanto portato avanti, da anni, dal Coordinamento calabrese “Bruno Arcuri”.</p>
<p>Sul tipo di tariffa che deve essere applicata in Calabria la Corte dei Conti non ha dubbi premettendo che “sul territorio nazionale si sviluppa un doppio sistema di determinazione delle tariffe idriche, il metodo normalizzato a regime e la metodologia CIPE per il periodo transitorio” ed affermando che “In Calabria trova applicazione il metodo del CIPE”.</p>
<p>Sulla competenza degli adeguamenti tariffari la Corte dei Conti non ha dubbi e rileva come, sulla base di diverse sentenze della Corte Costituzionale e della propria deliberazione n.388/2010, “va escluso che la determinazione della tariffa possa avvenire con modalità diverse da quelle indicate dai competenti organi statali o che, addirittura, possa essere rimessa ad una unilaterale determinazione del gestore unico regionale”.</p>
<p>Ma il massimo organo regionale di controllo si sofferma anche su altre “anomalie”, già denunciate dal Coordinamento.</p>
<p>Analizzando la Convenzione di affidamento degli acquedotti regionali stipulata tra la Regione Calabria e la So.Ri.Cal. S.p.A. rileva come fosse concordato che il prezzo di cessione dell’acqua dovesse essere quello definitivamente fissato per il 2001 al momento della consuntivazione delle spese di gestione degli acquedotti e stabilito presuntivamente in Lire 286,04/mc (€ 0,15/mc) per acque erogate a gravità ed in Lire 468,75/mc (€ 0,25/mc) per acque erogate per sollevamento e/o potabilizzate.</p>
<p>Le conclusioni della Corte dei Conti, su questo aspetto, sono inequivocabili; la Corte dei Conti, infatti, afferma che in realtà il bilancio di chiusura delle spese degli acquedotti regionali risulta approvato con la Delibera della Giunta regionale del 25 novembre 2002 e quindi in data antecedente alla stipula della Convenzione (13 giugno 2003).</p>
<p>Tale aspetto, scrive la Corte dei Conti, “è rilevante in quanto con la precitata Delibera la Giunta Regionale aveva approvato in via definitiva il costo dell’acqua erogata secondo la seguente tariffa: € 0,1491/mc per acqua erogata a gravità e € 0,2400/mc per acqua erogata a sollevamento o potabilizzata”; la stessa Corte fa notare che “i valori di tariffa stabiliti con la Delibera n.1102/2002 sono nettamente inferiori rispetto a quelli previsti dall’art.8 della Convenzione”.</p>
<p>Un altro particolare, veramente incredibile, è segnalato dalla Corte dei Conti relativamente alla conversione delle tariffe da lira ad euro; scrive la Corte che “la esatta conversione del primo valore della tariffa stabilito in Lire 286,04 risulta pari a € 0,147727 e non pari ad € 0,15, la conversione del secondo valore di tariffa stabilito in lire 486,75 risulta pari a € 0,242089 e non pari a € 0,25” concludendo che queste differenze dei valori di tariffa rapportati ai volumi di metri cubi erogati determinano “diversi milioni di euro di maggiore fatturato”.</p>
<p>La lettura della relazione della Corte dei Conti, basata sul rispetto delle Normative vigenti in materia e sulla giurisprudenza Nazionale, se da un lato conferma le posizioni che da anni portiamo avanti dall’altro non può non farci pensare.</p>
<p>Pensiamo all’inerzia delle Amministrazioni, delle tante, troppe istituzioni alle quali ci siamo rivolti invano soltanto per chiedere che in Calabria venissero applicate tariffe idriche legittime nell’esclusivo interesse dei Cittadini calabresi.</p>
<p>Addirittura le Amministrazioni anziché richiedere la restituzione delle somme pagate in più per la illegittimità delle tariffe applicate sottoscrivono con la So.Ri.Cal. S.p.A. nuove “Convenzioni” sempre più pesanti per i Comuni e quindi per i Cittadini.</p>
<p>Tra gli articoli compresi in queste “Convenzioni” è stabilito che la So.Ri.Cal. S.p.A. possa “ridurre, sospendere o interrompere la Fornitura” anche per “morosità dell’Utente nel pagamento di una qualsiasi delle scadenze previste” e questo “senza che l’Utente possa opporvisi”; ovviamente l’Utente è il Comune e cioè tutti i Cittadini.</p>
<p>E’ previsto anche che con la sottoscrizione della “Convenzione “il Comune espressamente rinuncia a tutte le contestazioni sollevate in tutti i giudizi”; ma l’aspetto più grave è rappresentato da un articolo inserito nella Convenzione tra la So.Ri.Cal. S.p.A. ed il Comune di Acri approvato nella seduta di giunta del 22 novembre 2011.</p>
<p>Ebbene in questa “Convenzione” è stabilito che il Comune accetta che la So.Ri.Cal. S.p.A. “ceda in tutto o in parte a terzi i crediti verso il Comune” : fatto di una gravità assoluta che consegna il Comune, e quindi i Cittadini, nelle mani di creditori che, ovviamente, realizzeranno profitti nella riscossione del credito.</p>
<p>Nei prossimi giorni, confortati dalla relazione della Corte dei Conti che abbiamo deciso di rendere pubblica tramite il nostro sito (<a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.difendiamolacalabria.org">www.difendiamolacalabria.org</a>), il Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri” organizzerà azioni concrete per chiedere l’immediata restituzione a tutti i Comuni calabresi, e quindi ai propri cittadini, delle somme corrisposte in più per le tariffe idriche.</p>
<p>A livello nazionale l’esempio calabrese, e cioè quello di una società mista a maggioranza pubblica, fa comprendere come nella gestione delle acque la logica del profitto deve essere preclusa iniziando la ripubblicizzazione del servizio e garantendo una partecipazione dei Cittadini alla “vita” del loro Bene Comune più prezioso, l’Acqua.</p>
<p>Perché si scrive Acqua ma si legge Democrazia!</p>
<p>Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”</p>
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		<title>Il popolo dell&#8217;antimafia in piazza nel &#8220;giorno che non c&#8217;è&#8221; &#8211; Manifestazione contro la &#8216;ndrangheta e a sostegno di don Giacomo Panizza</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Mar 2012 09:14:49 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; «Il giorno che non c&#8217;è, io ci sarò». Questo il motto del popolo dell&#8217;antimafia che ieri a Lamezia Terme è sceso in piazza per dire no all&#8217;illegalità, alle ingiustizie, alla &#8216;ndrangheta. Un&#8217;intera giornata pensata e organizzata dalla società civile per riaccendere la speranza e ricominciare a credere che la mafia si può sconfiggere. Una trentina le associazioni, i gruppi e le cooperative che hanno promosso la mobilitazione collettiva, con a capo la comunità &#8220;Progetto Sud&#8221;, fondata 36 anni fa da don Giacomo Panizza, il prete bresciano che ha deciso di trasferirsi a Lamezia per ridare dignità alle persone più deboli. <span id="more-22554"></span></p>
<p>Un sussulto delle coscienze che è scattato dopo una serie di intimidazioni avvenuti nei giorni scorsi ai danni delle strutture gestite da don Giacomo. Attentati che proprio ieri hanno spinto il ministero dell&#8217;Interno a rafforzare la scorsa al sacerdote.</p>
<p>La lunga maratona antimafia è partita dalla mattina, con l&#8217;incontro con gli studenti delle scuole lametine e catanzaresi, nel corso del quale don Giacomo ha raccontato la sua esperienza e le attività svolte in questi anni. </p>
<p>Il prete ha parlato anche dei momenti in cui gli venne assegnata la casa confiscata al clan dei Torcasio e delle minacce ricevute. In quell&#8217;immobile, consegnato dallo Stato nel 2003, oggi vivono persone con disabilità e minori stranieri non accompagnati.</p>
<p>La giornata di ieri è proseguita nel pomeriggio con momenti di animazione e di educazione alla legalità con i bambini delle scuole primarie, mentre alle 18 è partita dal cortile dell&#8217;istituto comprensivo &#8220;Don Saverio Gatti&#8221;, la marcia della pace che ha percorso via dei Bizantini, la principale arteria di uno dei quartieri più caldi della città. </p>
<p>Prima tappa del corteo: l&#8217;immobile confiscato alla mafia e gestito dalla Progetto Sud. Da lì ha preso il via la fiaccolata per la pace e la giustizia che è giunta fino alla chiesa di San Giovanni, dove la manifestazione si è chiusa con gli interventi del vescovo Luigi Cantafora, del procuratore della repubblica Salvatore Vitello e del sindaco Gianni Speranza.</p>
<p>di Luigina Pileggi</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
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