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	<title>Calabria Notizie &#187; societ&agrave;</title>
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	<description>Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</description>
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		<title>Ponte sullo Stretto, ecco perché è anti-economico &#8211; Esclusa dalle azioni prioritarie dell&#8217;Ue, in base alla nuova politica di finanziamento delle infrastrutture europee, l’opera non sarebbe appetibile per il sistema dei Project Bonds all’esame della Commissione</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/02/03/ponte-sullo-stretto-ecco-perche-anti-economico-esclusa-dalle-azioni-prioritarie-dellue-base-alla-nuova-politica-finanziamento-delle-infrastrutture-europee-lopera-non-sarebbe/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 09:14:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il Governo viene chiamato da più parti a fare chiarezza sulla sorte del Ponte e sul ventilato definanziamento. Il Governatore della Sicilia Lombardo, rientrato dall’incontro straordinario del 26 gennaio scorso a Roma con Monti (19 i punti all’ordine del giorno a seguito degli scioperi e delle proteste in Sicilia) dichiarava: Il Governo “ci ha detto [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Governo viene chiamato da più parti a fare chiarezza sulla sorte del Ponte e sul ventilato definanziamento. Il Governatore della Sicilia Lombardo, rientrato dall’incontro straordinario del 26 gennaio scorso a Roma con Monti (19 i punti all’ordine del giorno a seguito degli scioperi e delle proteste in Sicilia) dichiarava: Il Governo “ci ha detto che nell&#8217;ultima riunione del Cipe non c&#8217;è stato alcun definanziamento dei fondi per il ponte sullo Stretto di Messina e che si attende l&#8217;ok della Valutazione di impatto ambientale per reperire le risorse”.<span id="more-22317"></span></p>
<p>Nei giorni a seguire anche il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli e il presidente di Anas Pietro Ciucci hanno incalzato l’esecutivo sostenendo la necessità che l’iter progettuale della struttura avanzi verso la costruzione. Sulla stessa scia, l&#8217;interrogazione di dodici deputati siciliani del Pdl al Presidente del Consiglio Monti e al Ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera, per “conoscere in maniera definitiva e inequivocabile la posizione del governo sulla costruzione del ponte sullo stretto di Messina”. Un pressing senza sosta, che insieme al silenzio di chi ha il potere decisionale in materia, lascia pensare ci siano &#8211; da un lato -, decisioni ancora da prendere e &#8211; dall’altro &#8211; tempo a disposizione del Governo per esprimersi nettamente, prima che sia indispensabile farlo.</p>
<p>L’altro ieri la prevista discussione all’ARS sulle comunicazioni fatte dal Governo al Presidente della Regione Sicilia circa gli orientamenti nazionali sulla realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina è sfumata, a seguito dell&#8217;assenza del Presidente Lombardo, ed è stata rinviata alla seduta del prossimo 7 febbraio. Ma la mannaia del CIPE sul Ponte viene invece confermata dal centro studi dell’ANCE, l’Associazione nazionale costruttori, che giusto ieri ha reso nota la mappa ricostruita dallo stesso, con il dettaglio dei tagli e dei rifinanziamenti sbloccati dal CIPE sulla base delle delibere del 6 dicembre 2011 e del 20 gennaio 2012, sostenendo il “taglio di 1,7 miliardi di euro, quasi tutto a carico del Ponte sullo Stretto di Messina, che perde l’intero finanziamento di 1,6 miliardi”. </p>
<p>Se le attuali linee del Governo suggeriscono la necessità di stringere attorno a scelte di riequilibrio economico, l’anti-economicità della costruzione del ponte è tra le motivazioni da sempre addotte da uno dei gruppi che si oppongono all’edificazione della struttura: la Rete NoPonte . “È vero &#8211; ci dice Luigi Isturniolo, portavoce della Rete NoPonte – che il definanziamento del Ponte sullo Stretto non è espressamente menzionato nella relazione emessa dal CIPE lo scorso 20 gennaio, ma la decisione la si desume dal fatto che il ponte stesso non compaia tra le opere finanziate”.</p>
<p>Non è però questa l’unica o la più importante delle argomentazioni sostenute oggi dalla Rete NoPonte (a supporto della tesi per cui la grande opera dello Stretto è più vicina alla resa che alla realizzazione), quanto la decisione assunta dall’Ue lo scorso ottobre, riguardo alle opere infrastrutturali finanziabili: l’opera è stata cancellata dal core network dei dieci corridoi delle Reti transeuropee (TEN-T) di trasporto su cui punta l’Unione entro il 2030. Da allora, la mega struttura è stata esclusa dalle azioni prioritarie. Una decisione che appare molto importante, non solo per ragioni di politica europea, quanto per strategie strettamente economiche.</p>
<p>Luigi Isturniolo, continua chiarendocene il perché. “Il nuovo orientamento in Europa è che le grandi opere infrastrutturali vengano sovvenzionate da impianti finanziari internazionali che ricevono il riconoscimento dell’Unione europea, tramite i Project Bond. Considerando che l’investimento nella costruzione del Ponte non è economicamente redditizio, perché andrebbe in perdita per molti anni, il finanziamento potrebbe provenire solo da una fonte pubblica, che data la crisi in cui versano le casse dello Stato, è da escludere”.</p>
<p>In sintesi, ci sembra di capire che il futuro delle grandi opere faccia affidamento a quei Project Bonds (da non confondere con gli Eurobonds) che l&#8217;Unione Europea sta cercando di lanciare. I Project Bonds sono titoli emessi da compagnie private per realizzare grandi progetti infrastrutturali &#8211; trasporti, reti di trasmissione di energia, reti telematiche – che la Commissione si propone di supportare, finanziandoli insieme alla Banca europea degli investimenti (Bei), grazie allo strumento della garanzia o del debito subordinato.</p>
<p>Non entriamo qui nei dettagli tecnici dei due, ma ci basti sapere che in ambedue i casi parte del rischio di credito viene trasferito sui bilanci dell’Unione Europea e della Bei, al fine di aumentare l’affidabilità di quei project bonds emessi sul mercato. Su questo argomento, la Commissione ha tenuto delle consultazioni dal 29 novembre 2011 al 9 gennaio scorso, e molti aspetti sono ancora in via di definizione.</p>
<p>La Rete, nata nel 2009, ha superato le motivazioni strettamente ambientaliste, pur presenti nel proprio attivismo. “Al giorno d’oggi, e in un periodo di forte crisi economica, non si può pensare che grandi infrastrutture vengano decise solo sulla base di considerazioni ambientali”. E il ponte , oltre che dannoso per l’ambiente, sarebbe inutile per la mobilità del Paese. L’edificazione – aggiunge il portavoce &#8211; è oggi un’operazione meramente politica. Un meccanismo che mira a trasferire fondi e risorse pubbliche nelle mani di privati”.</p>
<p>In termini di lavoro e sviluppo, chiediamo, che indotto ha avuto finora il progetto sulle due sponde, Messina e Reggio? “I fondi investiti, fino ad oggi per il Ponte &#8211; risponde Luigi Isturniolo &#8211; non hanno creato alcun tipo di indotto. Tutto può essere ricondotto al finanziamento del progettificio e delle spese di rappresentanza. Né il territorio dello Stretto, né i lavoratori ne hanno avuto alcun riscontro. Si tenga conto che tra gli addetti ai lavori relativi alle trivellazioni finalizzate a conseguire i dati necessari per la progettazione definitiva, solo 5 erano messinesi e che, a quanto pare, terminati i lavori, Eurolink ha messo in mobilità i propri impiegati. Sembra incredibile che un consorzio che aspira a gestire un appalto per oltre 8 miliardi di euro non sia in grado di tenere in impiego una decina di dipendenti”.</p>
<p>di Lucia Russo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcambiamento.it/territorio/ponte_stretto_anti_economico.html">ilcambiamento.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>“Giù le mani dall&#8217;acqua e dalla democrazia!” &#8211; Per la difesa dei referendum sulla ripubblicizzazione del servizio idrico &#8211; Mercoledì 18 Gennaio presidio presso la Prefettura di Cosenza</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 11:06:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto. Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 12 e 13 giugno scorsi 26 milioni di donne e uomini hanno votato per l’affermazione dell’acqua come bene comune e diritto umano universale e per la sua gestione partecipativa e senza logiche di profitto. Le stesse persone hanno votato anche la difesa dei servizi pubblici locali dalle strategie di privatizzazione: una grande e diffusa partecipazione popolare, che si è espressa in ogni territorio, dimostrando la grande vitalità democratica di una società in movimento e la capacità di attivare un nuovo rapporto tra cittadini e Stato attraverso la politica.<span id="more-22261"></span></p>
<p>Il voto ha posto il nuovo linguaggio dei beni comuni e della partecipazione democratica come base fondamentale di un possibile nuovo modello sociale capace di rispondere alle drammatiche contraddizioni di una crisi economico-finanziaria sociale ed ecologica senza precedenti.</p>
<p>A questa straordinaria esperienza di democrazia il precedente governo Berlusconi ha risposto con un attacco diretto al voto referendario, riproponendo le stesse norme abrogate con l’esclusione solo formale del servizio idrico integrato. </p>
<p>Adesso, utilizzando come espediente la precipitazione della crisi economico-finanziaria e del debito, il Governo guidato da Mario Monti si appresta a replicare ed approfondire tale attacco attraverso un decreto quadro sulle strategie di liberalizzazione che vuole intervenire direttamente anche sull’acqua, forse addirittura in parallelo ad un analogo provvedimento a livello di Unione Europea che segua la falsariga di quanto venne proposto anni addietro con la direttiva Bolkestein. </p>
<p>In questo modo si vuole mettere all’angolo l’espressione democratica della maggioranza assoluta del popolo italiano, schiacciare ogni voce critica rispetto alla egemonia delle leggi di mercato ed evitare che il “contagio” si estenda fuori Italia.</p>
<p>Noi non ci stiamo. </p>
<p>L’acqua non è una merce, ma un bene comune che appartiene a tutti gli esseri viventi e a nessuno in maniera esclusiva, e tanto meno può essere affidata in gestione al mercato, tanto più in una terra come quella calabrese dove tale esperienza sta rivelando giorno dopo giorno il suo generale fallimento.</p>
<p>I beni comuni sono l’humus del legame sociale fra le persone e non merci per la speculazione finanziaria.</p>
<p>Ma sorge, a questo punto, una enorme e fondamentale questione che riguarda la democrazia: nessuna “esigenza” di qualsivoglia mercato può impunemente violare l’esito di una consultazione democratica, garantita dalla Costituzione, nella quale si è espressa senza equivoci la maggioranza assoluta del popolo italiano.</p>
<p>Chiediamo con determinazione al governo Monti di interrompere da subito la strada intrapresa. </p>
<p>Chiediamo a tutti i partiti, a tutte le forze sociali e sindacali di prendere immediata posizione per il rispetto del voto democratico del popolo italiano.</p>
<p>Chiediamo alle donne e agli uomini della Calabria di sottoscrivere questo appello sul sito <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.acquabenecomune.org">www.acquabenecomune.org</a> e di mobilitarsi per la difesa del voto referendario, a partire dal presidio che si terrà <strong>mercoledì 18 gennaio alle ore 10.30 presso la Prefettura di Cosenza, a P.zza XI Settembre</strong>, nel corso del quale sarà consegnata al Prefetto una lettera/appello indirizzata al Presidente del Consiglio.</p>
<p>Oggi più che mai, si scrive acqua e si legge democrazia.</p>
<p>Coordinamento Calabrese Acqua Pubblica “Bruno Arcuri”<br />
Forum Italiano dei Movimenti per l&#8217;Acqua</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Chi è in rapporti di contiguità con esponenti delle cosche faccia un passo indietro&#8221; &#8211; Il Movimento Reggionontace si scaglia contro i personaggi collusi che continuano a ricoprire importanti ruoli istituzionali</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 10:32:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Il giorno 3 gennaio, nel secondo anniversario della bomba alla Procura Generale, nel corso della manifestazione organizzata da REGGIONONTACE l’intervento programmato del Sostituto Procuratore Stefano Musolino è stato molto apprezzato dai presenti e sottolineato con un applauso di oltre 6 minuti. Come Movimento impegnato nel contrasto alla ‘ndrangheta e nel risveglio della [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Il giorno 3 gennaio, nel secondo anniversario della bomba alla Procura Generale, nel corso della manifestazione organizzata da REGGIONONTACE l’intervento programmato del Sostituto Procuratore Stefano Musolino è stato molto apprezzato dai presenti e sottolineato con un applauso di oltre 6 minuti. Come Movimento impegnato nel contrasto alla ‘ndrangheta e nel risveglio della coscienza civile dei cittadini di Reggio Calabria REGGIONONTACE condivide pienamente quando espresso dal dottor Musolino, sia in ordine all’analisi della situazione della città, sia in ordine alle cause ed ai possibili rimedi.<span id="more-22231"></span></p>
<p>Appare sempre più evidente, infatti, che la pervasività della ‘ndrangheta non risparmia nessun settore della società e che tale capacità di infiltrazione  ha determinato nel tempo una grave debolezza della società stessa.</p>
<p>Il primo segnale di questa debolezza è che per molti, come sottolinea  Musolino: “la soglia di percezione tra ciò che e&#8217; lecito e ciò che non lo e&#8217;, si è  abbassata paurosamente, anche all&#8217;interno dei ceti dirigenti”.</p>
<p>Il nostro poi, aggiunge Musolino, è: “un contesto sociale pervaso dalla cultura del favore, del compare, che alimenta un sistema parallelo a quello legale dove tutto si aggiusta e si &#8220;sistema&#8221;, all&#8217;interno di oscure camere di compensazioni e di stabili, quanto opache relazioni sinallagmatiche, in cui l&#8217;esponente della criminalità non e&#8217; più un questuante, ma una parte autorevole (e non solo autoritaria) del rapporto”.</p>
<p>Ma non basta; Musolino molto opportunamente nota che: “l&#8217;area grigia non e&#8217; un luogo indefinito e distante da noi; a volte ne parliamo come qualcosa che riguarda sempre altri: altri ambienti professionali, altri circuiti relazionali, per poi scoprirla, invece, drammaticamente prossima, distorcente, capace di provocare ferite profonde. Come l&#8217;arresto del collega della porta a fianco&#8230; che ci rivela quanto sia vischioso ed infido il nostro contesto sociale, mettendoci di fronte alle nostre debolezze, ma anche alle nostre responsabilità”.</p>
<p>Parimenti non possiamo non condividere lo stupore e lo sconcerto per la solidarietà ed il sostegno che facilmente ottengono quanti, in seguito alle indagini, vengono scoperti in rapporti opachi di contiguità  con esponenti delle cosche.</p>
<p>A costoro infatti consigliamo vivamente di fare un passo indietro nell’interesse della città, fino a completo e definitivo chiarimento della propria posizione.</p>
<p>Non possiamo accettare che ottengano facile ed immediato sostegno proprio da quei vertici istituzionali che dovrebbero, nell’interesse di tutti e con la massima fermezza, chiederne il passo indietro.</p>
<p>Assistiamo, invece, basiti, alle vicende di personaggi  indagati, inquisiti, rinviati a giudizio, intercettati in colloqui con noti ‘ndranghetisti che continuano a ricoprire importanti ruoli istituzionali con il pieno appoggio dei loro vertici.<br />
Questo è semplicemente scandaloso!</p>
<p>REGGIONONTACE è un movimento spontaneo di cittadini che gratuitamente, mettendoci la faccia, si impegnano per la legalità, la giustizia e  il rispetto delle regole del vivere civile e democratico nella nostra città.</p>
<p>Per questo non possiamo non condividere pienamente quanto il dottor Musolino affermava in conclusione del suo intervento il 3 gennaio scorso: “Io credo che a partire dalla nostra debolezza dobbiamo metterci la faccia. Non perché questo basti, anzi sempre di più lo svelamento dell’area grigia ci rivelerà quante ipocrisie si nascondono dietro il manifestare la propria militanza antimafia. </p>
<p>Ma il guardarci in faccia aumenta le responsabilità ed i doveri di chi la faccia ce la mette e ce la mette davvero nelle manifestazioni e nel suo quotidiano… Guardandoci in faccia potremmo tenere alta l’attenzione e la tensione, tenere insieme le nostre debolezze, trasformarle in forza.</p>
<p>E&#8217; una sfida ardua che pretende coraggio ed atteggiamenti ne&#8217; difensivi, ne&#8217; burocratici da parte dei suoi protagonisti. Ma e&#8217; una sfida che dobbiamo continuare a fronteggiare, mettendo in virtuosa sinergia le deboli forze e risorse di noi che ne siamo tra i protagonisti; perché se perdiamo, e&#8217; una sconfitta per tutti, ad incominciare dalla nostra città”.</p>
<p>REGGIONONTACE da oltre 2 anni chiama tutti i cittadini onesti e di buona volontà fare la propria parte per costruire un futuro migliore per tutti.</p>
<p>Movimento REGGIONONTACE</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Suicidi, le vittime della crisi &#8211; Il prof. Pompili: &#8220;Comprendere e sostenere il dramma di chi perde un posto di lavoro&#8221; &#8211; Un dramma che cresce proporzionalmente con disoccupazione e recessione economica</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 09:45:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Lo stallo in cui sta precipitando la nostra economia non ha solo dei risvolti pratici. Le ricadute più drammatiche, malgrado siano anche le più taciute sono quelle psicologiche. In una società ed in un periodo storico come i nostri, dove l’affermazione personale passa anche e soprattutto per la qualifica che riusciamo a sistemare davanti al [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo stallo in cui sta precipitando la nostra economia non ha solo dei risvolti pratici. Le ricadute più drammatiche, malgrado siano anche le più taciute sono quelle psicologiche. In una società ed in un periodo storico come i nostri, dove l’affermazione personale passa anche e soprattutto per la qualifica che riusciamo a sistemare davanti al nostro nome, i rapporti lavorativi assumono sempre più valenza nella sfera personale di ciascuno. E le delusioni, anche in questo campo, possono assumere dimensioni e profondità devastanti.<span id="more-22204"></span> </p>
<p>In un Paese che vede aumentare giorno dopo giorno il numero di nuovi disoccupati e di giovani che fanno troppa fatica a trovare il proprio posto nel mercato del lavoro &#8211; uno su tre è a casa, ed un milione e mezzo di italiani dichiarano di aver perso la speranza di trovare un impiego &#8211; certi fenomeni assumono una valenza trasversale. </p>
<p>Non più sporadici singoli, ma intere fasce della popolazione rischiano di cadere in uno stato di difficoltà non solo materiale, ma anche psicologica. Fino ad arrivare alle più drammatiche conseguenze.</p>
<p>Non è per che ogni anno quasi 4000 persone nel nostro Paese si tolgano la vita, e che parte di esse lo facciano perché oppresse da problemi di carattere economico e lavorativo. Un numero di vittime che cresce proporzionalmente con quelli di una crisi senza precedenti. Un dramma che non può lasciarci indifferenti, e dal quale si può, anche nei momenti in cui non lo si direbbe mai, fuggire. </p>
<p>Di questo e molto altro parliamo con il prof. Maurizio Pompili, medico psichiatra, docente presso La Sapienza di Roma, responsabile Servizio per la prevenzione del suicidio dell’ospedale Sant’Andrea di Roma e rappresentante italiano dell’International Association for Suicide Prevention.</p>
<p><strong>Per quanto sia difficile ricostruire i moventi effettivi di un suicidio, che posto occupano i problemi legati alla sfera puramente lavorativa ed economica? Quali mutamenti ci sono stati negli anni in questo senso?</strong></p>
<p>Il rischio di suicidio è senz’altro aumentato: le perdite in generale, di una persona cara, di relazioni, ma anche di lavoro o di somme di denaro rappresentano uno dei fattori che minano la sicurezza dell’individuo. </p>
<p>Quello che stiamo assistendo è già stato visto molto tempo fa: negli anni ’30 ci fu un’altra crisi economica massiccia e si verificarono dei suicidi in eccesso rispetto a quelli previsti. </p>
<p>Attualmente si è visto che in varie nazioni, come in Nuova Zelanda, Australia, Gran Bretagna, la crisi è stata associata ad un maggior rischio di suicidio, e questo è stato messo in relazione alla disoccupazione, dovuta anche a minori prospettive lavorative.</p>
<p><strong>Sempre più di frequente si sente parlare di casi di suicidio che coinvolgono imprenditori. Accade spesso anche in zone come il Nord-Est, dove la figura dell’imprenditore era vista come un modello di realizzazione: persone dinamiche, self made man che ce l’hanno fatta da soli. E poi cosa è successo?</strong></p>
<p>Di fatto molte aziende, piccoli e medi imprenditori sono entrati in crisi dovendo licenziare il personale, dovendo chiudere un’attività magari ereditata dai genitori, un’attività di famiglia, nella quale c’era la dedizione di generazioni, e questo è qualcosa di veramente stressante e penoso, che fa perdere una prospettiva per il futuro. </p>
<p>Il rischio di suicidio aumenta laddove non ci sono aspettative future: uno che deve chiudere la propria attività, licenziare e quindi prendersi anche l’onere della vita di queste persone con le quali intratteneva dei rapporti di fiducia, di amicizia, a volte anche di parentela, diventa veramente fonte di quello che noi chiamiamo “dolore mentale insopportabile”: una sofferenza a livelli estremi, per la quale non si vede null’altra opzione se non morire. </p>
<p>Si deve considerare il suicidio come una sorta di manovra ’maladattativa’, di sostegno a una situazione che sta andando a rotoli. E’ ovvio che poi la persona muore, ma quello che vuole in sostanza è ridurre la sofferenza che sta vivendo, che sta sperimentando. </p>
<p>E’ ovvio, il suicidio non giunge mai come prima opzione, ma giunge come ultima opzione laddove le altre possibilità di riduzione di questa sofferenza hanno fallito: una persona che entra in crisi non pensa subito di suicidarsi, lo fa nel momento in cui non vede nessun’altra opzione disponibile per ridurre la sua sofferenza, e nessun’altra prospettiva per il futuro.</p>
<p><strong>Però non si è mai visto un amministratore delegato di una grande impresa essere indotto al suicidio dopo aver licenziato centinaia di dipendenti&#8230;</strong></p>
<p>I piccoli imprenditori sono quelli che hanno rapporti più da vicino con i propri dipendenti, magari ne hanno meno di dieci, e sono persone che si conoscono da sempre, per cui hanno un rapporto di familiarità. Il grande manager ovviamente guarda dall’alto e ha un rapporto molto più distante. </p>
<p>Doversi prendere la responsabilità di privare diverse famiglie di una sicurezza economica è un peso non indifferente, oltre poi al farsi vedere agli occhi degli altri come uno che ha fallito. Da una nostra ricerca che ha messo in relazione i fattori di produttività di alcune zone con il numero di suicidi, è emerso che questo fenomeno è più frequente nel Nord-Est, laddove perdere il lavoro è qualcosa di molto più penoso e penalizzante di quanto non lo sia nel Sud, dove la disoccupazione è maggiore, dove per certi versi è più messo in preventivo. </p>
<p>Nel Nord, dove per l’appunto c’è molto più impiego e presenza di imprese, perdere il lavoro mentre gli altri continuano ad averlo è una ferita più grande rispetto a situazioni dove invece può sopraggiungere una sorta di solidarietà, magari nel Sud più persone hanno precarietà e quindi si comprendono a vicenda.</p>
<p><strong>Com’è invece la situazione sul versante di chi perde il proprio lavoro, o non lo trova?</strong></p>
<p>Come dicevo all’inizio, le perdite sono una grande sconfitta, una grande ferita anche narcisistica, quindi perdere il lavoro ed essere licenziati significa aver anche fallito. Poi se ciò è stato determinato dalla crisi è un elemento che noi prendiamo per l’appunto come acquisito, ma perdere il lavoro e non poter dare una sicurezza alla propria famiglia rappresenta una grande sconfitta per l’individuo. </p>
<p>Noi parliamo di disperazione come impossibilità di vedere cose positive nel futuro, più che depressione. Molte volte si dice “quella persona è depressa perché ha perso il lavoro”: io immagino qualsiasi persona al posto di questo poveretto, se non si sentisse quantomeno depresso, ma comprensibilmente depresso, triste, angosciato. </p>
<p>La “depressione maggiore” che noi trattiamo in psichiatria è un’entità clinica anche distante, che non necessariamente si verifica per una perdita, ma anche per motivi inspiegabili. Quello che vale la pena sottolineare è che queste persone sono giustamente depresse e giustamente angosciate e dovrebbero essere sostenute.</p>
<p><strong>In che modo?</strong></p>
<p>Dovrebbero essere aiutate da persone che comprendano la propria situazione e il proprio dramma. Si parla tanto di crisi, ma poco di quello che si farà per evitare le ripercussioni su chi perde il lavoro di cui lo Stato è anche l’organo che deve tutelare e farsi carico della sofferenza di questi lavoratori, soprattutto impiegando risorse in quello che possono essere sportelli, presidi, servizi ai quali queste persone possono rivolgersi. </p>
<p>Noi abbiamo visto casi di imprenditori che sono andati in crisi, ma questa crisi è andata avanti per un po’ di tempo in cui la persona andava incontro ad una escalation di comportamenti ad alto rischio, soprattutto con l’abuso di alcol e sostanze, e che poi sono finiti con il suicidio della persona. </p>
<p>In tutto quel frangente in cui la persona sta male e da delle indicazioni specifiche queste persone ed i loro familiari dovrebbero sapere a chi rivolgersi. C’è ancora molto poco un servizio come quello che abbiamo noi qui per la prevenzione del suicidio, è un’entità molto rara. </p>
<p>Non a caso riceviamo telefonate da ogni parte d’Italia, dalle Isole al Nord. Ci chiama non solo chi è in crisi, ma anche i familiari di coloro che si sono suicidati: in altre parole, il suicidio è un dramma notevole, un allarme nell’ambito della salute pubblica, una perdita grave anche per la collettività, ma poi in realtà è la famiglia che paga il prezzo maggiore e si porterà dietro un lutto che tutti gli altri non capiranno. </p>
<p>Sarà un dramma per il resto della loro vita, perché non ci sono nemmeno presidi o operatori sensibili a comprendere quel dramma, quindi da noi vengono a trovarci i familiari di gente che si è suicidata in varie parti d’Italia per sottoporsi a quello che è il metodo dell’ “autopsia psicologica”, cioè una tecnica che fa chiarezza sullo stato mentale del soggetto prima che si suicidasse, e nel far questo la persona racconta, chiede spiegazioni, si da delle risposte, fa delle domande, piange, rielabora quel dramma e questo può durare anche tre, quattro o cinque ore, ma alla fine la persona è notevolmente risollevata, e a noi da un grandissimo bagaglio a livello di ricerca, perché ci fa comprendere come meglio aiutare l’individuo in crisi.</p>
<p><strong>Quanto un suicidio può essere determinato da fattori interiori e quanto è invece influenzato dal clima esterno della società in cui vive l’individuo? In altre parole, c’è il rischio che il clima creato attorno a questa crisi possa influenzare un individuo in difficoltà oltre la realtà dei fatti?</strong></p>
<p>Si, può influenzarlo, perché poi il rischio che corriamo è che si crei un fenomeno di emulazione, nel senso che la persona vive il suo dramma e ci sono sicuramente fattori di vunerabilità che risiedono nell’individuo, ma laddove si verifica un suicidio altri possono pensare che sia il modo giusto per risolvere i problemi, o comunque copiare. </p>
<p>Quello che si chiama “effetto Werther”, dai ’Dolori del giovane Werther’ di Goethe, dove l’eroe romantico si suicidava, e dopo la pubblicazione di quel romanzo ci furono molti suicidi da parte di chi copiava il modello di quell’eroe romantico. </p>
<p>I mass media hanno un ruolo cruciale nell’influenzare questo fenomeno, perché se danno una notizia sensazionalistico come si sta facendo un questi ultimi giorni, rischiano di fare il “carattere di scoop” che noi sappiamo per certezza essere quello più lesivo, perché più influenza negativamente i soggetti vulnerabili. </p>
<p>Se invece si da la notizia, che si deve dare, ma affiancata da messaggi di prevenzione, facendo emergere che il suicidio non è un’opzione, che ci si può risollevare dal proprio dramma e chiedere aiuto, ad esempio al nostro sito o alla nostra help line, li la persona pensa che c’è qualcuno che la può aiutare. E sicuramente passa una prevenzione che ha un valore di sanità pubblica notevolissimo.</p>
<p>di Francesco Perrella</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.lindro.it/Suicidi-le-vittime-della-crisi,5466#.TwwHGaXj58E">www.lindro.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Rdt “Franco Nisticò”: No a fantomatiche fasi di transizione, senza la fine del commissariamento torneremo in piazza &#8211; Il tempo della cuccagna maleodorante in Calabria è finito</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jan 2012 09:29:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il popolo calabrese non è più disposto ad accettare alcun ricatto o speculazione sul proprio territorio: questo è il messaggio chiaro scaturito da un intenso anno di iniziative della RdT, culminato con la grande manifestazione del 12 Novembre a Crotone e proseguito col blocco della SS 106 a Cariati l&#8217;11 Dicembre. La parola d&#8217;ordine di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il popolo calabrese non è più disposto ad accettare alcun ricatto o speculazione sul proprio territorio: questo è il messaggio chiaro scaturito da un intenso anno di iniziative della RdT, culminato con la grande manifestazione del 12 Novembre a Crotone e proseguito col blocco della SS 106 a Cariati l&#8217;11 Dicembre. La parola d&#8217;ordine di queste manifestazioni è cristallina: fine del commissariamento all&#8217;emergenza rifiuti.<span id="more-22201"></span> </p>
<p>Quello che fino a ieri era un porto delle nebbie di cui molti cittadini ignoravano l&#8217;esistenza, è diventato noto a tutti i calabresi ed ha suscitato il grido che dalle strade di Crotone è giunto stridente fino a Palazzo Campanella ed ai palazzi romani: “&#8217;mo basta”. </p>
<p>Le voci che si susseguono in questi giorni e la mancata consueta proroga del commissariamento calabrese nel decreto “mille proroghe” sembrano dar ragione a quei calabresi, ma consapevoli degli interessi, anche &#8216;ndranghetisti, che ruotano intorno alla monnezza, non abbiamo intenzione di mollare la presa. </p>
<p>Nei prossimi giorni i calabresi dovranno avere conferma della cancellazione della ridicola istituzione che da 15 anni ha devastato il territorio agendo in deroga alle norme che tutelano la nostra salute, spendendo 1,4 miliardi di soldi nostri e permettendo ad un manipolo di speculatori privati di tenere in pugno il ciclo dei rifiuti regionale. </p>
<p>Qualora questo non accadesse, la Rete Difesa del Territorio “Franco Nisticò” tornerà a manifestare per le strade ed a bloccare le discariche, simbolo del fallimento della classe politica calabrese e punti nevralgici del fragile ciclo dei rifiuti, ad un anno dal blocco della discarica di Pianopoli (CZ).</p>
<p>Non abbiamo intenzione di accettare commissariamenti camuffati da fantomatiche fasi di transizione, come già accadde in passato: l&#8217;unica via ragionevole è il ritorno della responsabilità agli enti locali, i quali senza alcuna deroga devono realizzare un sistema completamente pubblico che si basi sulla raccolta differenziata spinta porta a porta finalizzata al riciclo e riutilizzo totale. </p>
<p>Chi non è in grado di farlo, dal sindaco del piccolo comune alle istituzioni regionali, passando per i presidenti della provincia, si dimettano senza riserve. </p>
<p>Il tempo della cuccagna maleodorante che da decenni regna in Calabria è finito.</p>
<p>Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò”</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Appello del movimento Reggio Non Tace: &#8220;a chi cerca la giustizia e la liberazione della nostra città&#8221; &#8211; Un incontro aperto a chi ha a cuore il futuro di Reggio, nel secondo anniversario dell’attentato alla Procura Generale della Repubblica</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Dec 2011 09:49:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; In un momento così altamente drammatico per tutto il nostro Paese e in particolare per il nostro Sud, dove permane una forte ingiustizia sociale, necessita un impegno civile sempre più intenso, diffuso e concreto: ciò che non si vede è come se non ci fosse. Non è più possibile restare a guardare [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; In un momento così altamente drammatico per tutto il nostro Paese e in particolare per il nostro Sud, dove permane una forte ingiustizia sociale, necessita un impegno civile sempre più intenso, diffuso e concreto: ciò che non si vede è come se non ci fosse. Non è più possibile restare a guardare da lontano, evitando ogni coinvolgimento e mantenendo il clima di silenzio e di indifferenza che, secondo gli ’ndranghetisti, è il terreno adatto al proliferare delle loro trame.<span id="more-22160"></span></p>
<p>È venuto il tempo di agire per identificare, isolare e denunciare la “zona grigia”, di coloro che fiancheggiano e fanno affari con la criminalità organizzata.</p>
<p>È venuto il tempo di prendere posizioni chiare e inequivocabili.</p>
<p>È venuto il tempo di scuotere chi ritiene di “farsi i fatti propri” e chi cede alla rassegnazione e alla sfiducia, tradendo le aspettative di futuro delle giovani generazioni.</p>
<p>Per questo invitiamo quanti desiderano essere soggetti attivi di cambiamento ad una assemblea, in cui appaia chiaramente chi si impegna e chi si defila rispetto alla lotta contro la criminalità.</p>
<p>Reggio Non Tace ha scelto</p>
<p>di camminare insieme a chi non accoglie al proprio interno persone colluse, indagate o vicine agli ambienti ‘ndranghetisti;<br />
di agire nella gratuità, rifiutando qualunque finanziamento, pubblico o privato;</p>
<p>di essere sempre espressione della società civile, “senza etichette” e senza azioni di sostegno alle realtà partitiche.</p>
<p>Vi attendiamo, nel secondo anniversario dell’attentato alla Procura Generale della Repubblica,</p>
<p><strong>MARTEDÌ 3 GENNAIO 2012, ore 17,30<br />
presso l’Auditorium Opera Antoniana &#8211; Santuario S. Antonio &#8211; via Don Orione 5</strong></p>
<p>Il movimento ReggioNonTace</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Darfur, liberato Francesco Azzarà: “E’ al sicuro e sta bene” &#8211; Emergency e la famiglia confermano la sua liberazione. Motta San Giovanni è in festa ed attende il suo rientro tra 3-4 giorni</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 17:47:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie Reggio Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[Francesco Azzarà]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>E’ stato liberato Francesco Azzarà, l’operatore di Emergency rapito in Sudan il 14 agosto. La notizia è stata confermata da Vincenzo Catalano, portavoce della famiglia, che comunica: ”Francesco è al sicuro e lo stanno portano a Khartum”. Gino Strada aggiunge: “La buona notizia l’abbiamo avuta intorno alle 15.00 anche se la certezza è arrivata solo [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ stato liberato Francesco Azzarà, l’operatore di Emergency rapito in Sudan il 14 agosto. La notizia è stata confermata da Vincenzo Catalano, portavoce della famiglia, che comunica: ”Francesco è al sicuro e lo stanno portano a Khartum”. Gino Strada aggiunge: “La buona notizia l’abbiamo avuta intorno alle 15.00 anche se la certezza è arrivata solo verso le 16.00. Azzarà è libero e sta bene. Lo accompagneremo a casa il prima possibile. E’ stato un lavoro di 4 mesi molto faticoso. La situazione in Darfur è estremamente complessa e abbiamo lavorato a stretto contatto con le autorità del posto.<span id="more-22013"></span> </p>
<p>Finisce un incubo, non ne potevamo più. Finalmente la telefonata che tanto aspettavamo e’ arrivata. Adesso e’ il momento della festa della sua famiglia e di Emergency”.</p>
<p>C’e&#8217;grande festa e mobilitazione a Motta San Giovanni, il paese del reggino dove l’operatore di Emergency vive con i suoi familiari. Dopo la notizia della sua liberazione  gli abitanti si sono ritrovati per strada ed hanno iniziato a festeggiare. </p>
<p>“La gioia ci pervade tutti – dichiara il sindaco Paolo Laganà – ora aspettiamo di capire come sta il ragazzo, sia dal punto di vista fisico che psicologico. Certamente 120 giorni non sono stati facili da passare, anche se ci hanno assicurato che in questo momento si trova in sicurezza. Per il rientro in patria sembra ci vorranno 3-4 giorni”.</p>
<p>Il trentaquattrenne è stato sequestrato ad agosto a Nyala mentre si recava in aeroporto con alcuni colleghi. “Le autorità del Darfur occidentale sono riuscite a liberare l’ostaggio italiano”, si legge nel dispaccio della Sudan Media Centre, un’agenzia indipendente vicina ai servizi di sicurezza di Khartoum. Giovedì Emergency aveva diffuso una nota in cui dava per imminente la sua liberazione.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/12/16/darfur-liberato-cooperante-italiano-rapito/178057/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Rosarno, emergenza migranti senza fine</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 08:13:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Oggi i giornali hanno ridato il via alla competizione che “premia” chi scrive più cose circa l’emergenza dei migranti a Rosarno. A quasi due anni dalla rivolta degli africani nel comune calabrese, nella Piana di Gioia Tauro, si torna a fare i conti con l’emergenza. Non potevamo esimerci dal fare delle semplici riflessioni circa il [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi i giornali hanno ridato il via alla competizione che “premia” chi scrive più cose circa l’emergenza dei migranti a Rosarno. A quasi due anni dalla rivolta degli africani nel comune calabrese, nella Piana di Gioia Tauro, si torna a fare i conti con l’emergenza. Non potevamo esimerci dal fare delle semplici riflessioni circa il clima che si respira in questi giorni in città. Un clima che preoccupa per quello che potrebbe succedere. Non per colpa dei migranti.<span id="more-21970"></span> </p>
<p>Da una settimana, infatti, giornali e giornalisti locali hanno iniziato a descrivere una situazione esplosiva, dato che sono arrivati più migranti di quanto previsto e le condizioni precarie in cui vivono sono sempre le stesse. Nonostante gli appelli, l’attenzione dei media nazionali, per i poveri lavoratori stagionali nulla è stato fatto in due anni.</p>
<p>In giro per la città la gente commenta “sta per scoppiare una nuova rivolta. Ha scritto così il giornale”. I cittadini sono spaventati, giustamente, dall’idea di poter essere coinvolti in nuovi e violenti scontri. Ma perché gli africani due anni fa si scatenarono contro i rosarnesi? In primis perché furono provocati. Ed oggi, i migranti tornano ad essere provocati. </p>
<p>La paura per una nuova rivolta non fa che accentuare il timore dei cittadini di Rosarno per quello che potrebbero fare i migranti. Abbiamo provato ad indossare i panni di una qualsiasi persona che ogni mattina viene bombardata dai messaggi dei media che lanciano l’allarme, come se la rivolta fosse dietro l’angolo. Tutto ciò senza mai avere assistito, in questo periodo, a particolari momenti di tensione.</p>
<p>Esiste l’emergenza, nessuno lo può mettere in dubbio. Ma le difficoltà a cui sono costretti i migranti non sono stagionali, non vanno e vengono. Ci sono ogni giorno, d’estate per quelli che non hanno i soldi per tornare al proprio paese, come d’inverno. Pertanto l’allarmismo di oggi ha più il sapore di strumentalizzazione (politica?).</p>
<p>Il problema non è tanto del cibo e dei vestiti, cose a cui le associazioni (solo quelle che lavorano ogni giorno per i migranti) pensano tutto l’anno, non solo ora che i riflettori si riaccendono sulla città. L’emergenza la troviamo nelle case, nelle abitazioni senza luce, senza acqua, senza riscaldamenti, senza finestre, baracche nascoste nelle campagne, rifugi di fortuna. </p>
<p>Condizioni inumane per i migranti che non hanno cure e assistenza. Ed è per questo che il lavoro oggi diventa riaprire il campo di accoglienza che lo scorso anno ha ospitato un centinaio di migranti. Ma la Regione, la Provincia, il governo centrale non hanno scritto nella loro agenda “emergenza migranti a Rosarno” e dunque i soldi non ci sono e poco può fare l’amministrazione comunale per tutti.</p>
<p>A 84 anni, Mamma Africa, rimane l’emblema della solidarietà a Rosarno. Ieri, durante il solito pranzo della domenica, ben 200 migranti hanno ricevuto un pasto caldo e un posto a tavola, lasciandosi alle spalle i loro tuguri per sostituirli al sorriso dei volontari che ogni domenica si rimboccano le maniche per dare sostegno concreto agli africani. </p>
<p>Così come è solo Giuseppe Pugliese, dell’associazione Africalabria, che con propri mezzi e risorse ogni giorno assiste in ogni cosa i migranti. Pugliese sfugge ai riflettori, non fa comunicati stampa, non elogia il suo lavoro, perché non ha nemmeno il tempo di farlo.</p>
<p>Le condizioni di lavoro dei migranti sono precarie perché di mezzo c’è anche la crisi agrumicola, non solo lo sfruttamento dei caporali che pagano gli africani per 25-30 euro a giornata. Si lavora due tre volte a settimana. E nessuno garantisce per un settore in crisi, né il governo centrale pensa a sostenere le iniziative degli agricoltori. </p>
<p>In una situazione così complicata l’appello va sicuramente alle Istituzioni, in primis alla Regione Calabria, perché non aspetti una nuova emergenza, per inaugurare un nuovo campo in pompa magna, anche se per pochi mesi e con la metà dei posti letto necessari.</p>
<p>Quando assistiamo a cose del genere, torna in mente il “modello Reggio” del governatore Scopelliti, che i soldi li spende in manifestazioni e spettacoli vari che poco servono. Se i finanziamenti destinati a eventi inutili in una regione in crisi, li avesse destinati a superare almeno una delle mille emergenze a cui i cittadini devono fare fronte ogni giorno, forse non si arriverebbe mai a queste condizioni. </p>
<p>Dopo tutto quello che è successo a Rosarno non si può aspettare inermi una nuova rivolta. E non bisogna nemmeno cadere in polemiche spicciole, che non risolvono la situazione, specie quando di mezzo c’è la vita di decine di migranti. Gli africani stanno perdendo la speranza. </p>
<p>Ora tocca alle istituzioni. Altrimenti non si va da nessuna parte. È inutile che si continui a fare retorica. Anche sulla ‘ndrangheta che, per quanto ci è dato sapere, in questo momento non c’entra nulla. Si crea solo confusione su confusione. E solo ciò potrebbe portare davvero la città alla rivolta.</p>
<p>di Angela Corica</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.malitalia.it/2011/12/rosarno-emergenza-migranti-senza-fine/">www.malitalia.it</a></p>
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		<title>Todo modo in Calabria</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/12/05/todo-modo-calabria/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2011 17:29:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Cosa deve più succedere in Calabria perché la politica abbia un sussulto di dignità? Cosa deve succedere ancora? Francesco Morelli è il secondo consigliere regionale arrestato per mafia, prima di lui è finito in manette Santi Zappalà. Entrambi eletti nelle lostre Pdl-Scopelliti presidente, entrambi supervotati, entrambi portatori di consensi e quote di potere alla maggioranza [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa deve più succedere in Calabria perché la politica abbia un sussulto di dignità? Cosa deve succedere ancora? Francesco Morelli è il secondo consigliere regionale arrestato per mafia, prima di lui è finito in manette Santi Zappalà. Entrambi eletti nelle lostre Pdl-Scopelliti presidente, entrambi supervotati, entrambi portatori di consensi e quote di potere alla maggioranza che governa la Calabria e al suo governatore. Nelle carte dell’inchiesta milanese sulla cosca Lampada si traccia un quadro drammatico dei rapporti tra mafia e politica in Lombardia e in Calabria. Non è solo Morelli, basta leggere i giudizi pesantissimi che vengono dati su altri consiglieri regionali e uomini della giunta<span id="more-21939"></span>, i documentati rapporti che questi intrattengono con esponenti della ‘ndrangheta per mettersi le mani nei capelli.</p>
<p>I giornali hanno scritto tutto, tutto è noto, nessuno può dire di non sapere. Tutti hanno la possibilità di giudicare e decidere.</p>
<p>Ieri si è riunito il Consiglio regionale. Un normale cittadino si sarebbe aspettato che la maggioranza riconoscesse i proprio errori, che il governatore si presentasse in aula per ammettere di aver sbagliato nella selezione degli uomini. </p>
<p>Scopelliti era il candidato alle scorse elezioni, era anche il coordinatore regionale del Pdl e il capo della lista che porta il suo nome. Toccava a lui decidere le candidature, scegliere, valutare, dire dei sì e dei no. Tutto era nelle sue mani. </p>
<p>Ma ha scelto male, ha preferito i portatori di consensi. I voti, come i soldi, non hanno odore. Avrà pensato così. E l’opposizione? Il Pd, Italia dei Valori? Ci saremmo aspettati ordini del giorno, prese di posizione, scontri epici. Zero assoluto. </p>
<p>I capigruppo hanno deciso di tacere e di affidarsi ad un documento letto dal presidente dell’Assemblea, Francesco Talarico. Queste le sue parole: “Vogliamo ribadire, dagli elementi che sono a nostra conoscenza, che i reati contestati non sono relativi all’esercizio del mandato di consigliere regionale ed alla sua (di Morelli, ndr) funzione di Presidente della Commissione bilancio”. </p>
<p>Si tratta di “responsabilità personali”. Come se Morelli avesse offerto protezione e vantaggi al giudice Giglio, la promozione della moglie prima al comando di una Asl sciolta per mafia, poi ai vertici della burocrazia regionale, da solo e a titolo personale, senza l’aiuto, ampiamente dimostrato nelle carte dell’inchiesta, del capogruppo del Pdl e dello stesso governatore Scopelliti. </p>
<p>Tace l’opposizione, parlotta solo Idv e dice parole incomprensibili per chiosare un passaggio della pm Ilda Boccassini sulla trasversalità politica della ‘ndrangheta. “La suddetta affermazione, dal tenore molto presuntivo, rischia di ingenerare ulteriore sfiducia dei cittadini nei confronti del mondo politico e istituzionale”. </p>
<p>Affermazione presuntiva? Ma dove siamo, che significa? Ma è presuntiva la penetrazione dei Tegano nella più importante società di servizi del Comune di Reggio? E’ presuntivo il ruolo di Giovanni Zumbo, spione al servizio delle cosche e collaboratore di uomini politici al vertice della Regione? Sono presuntivi i cinque pentiti-cinque che parlano dell’appoggio elettorale al governatore Scopelliti? </p>
<p>E questa sarebbe l’opposizione? Manca il Pd, ma alla presa di posizione di Idv c’è una infastidita risposta del capogruppo Sandro Principe. Ecccola: “Dopo che il presidente Talarico ha pronunciato il suo discorso, per come d’accordo, nessuno è intervenuto per confermare il generale consenso. Dispiace assai che, con comportamenti discutibili, da parte di taluni, si sia tentato di interpretare il ruolo di primi della classe, sminuendo il senso di responsabilità che collettivamente deve indurre a fronteggiare tali situazioni”. </p>
<p>“Generale consenso!”: c’è da rimanere basiti. Piccoli battibecchi, scaramucce, in un assurdo politichese da paglietta meridionali e mai un cenno di sdegno, una critica, un voler approfondire il male che ha già divorato la Calabria intera: il rapporto stretto mafia e politica. </p>
<p>E allora ha ragione il pentito Roberto Moio quando afferma che “la ‘ndrangheta è la politica e la politica è la ‘ndrangheta”. E purtroppo non è finita qui, perché nei prossimi giorni assisteremo a cose da voltastomaco. Convegni antimafia, eruditi dibattiti già programmati, alcuni discetteranno di “zona grigia”. Andate a vedere la platea degli oratori da chi sarà composta.</p>
<p>Povera Calabria, con il suo Consiglio regionale trasformato in una sorta di Eremo Zafer, quello immaginato da Sciascia in Todo Modo. Qui cardinali, ministri e intellettuali, riuniti nel ritiro spirituale ritenevano che tutto fosse ammesso per salvare la Chiesa (IL POTERE), soprattutto il silenzio e l’omertà</p>
<p>di Enrico Fierro</p>
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		<title>Venerdì 2 dicembre davanti la sede del Consiglio regionale presidio MO BASTA della Rete per la Difesa del Territorio &#8220;Franco Nisticò&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2011 16:56:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Domani, venerdì 2 dicembre, la Rete per la Difesa del Territorio &#8220;Franco Nisticò&#8221; terrà un presidio in occasione della seduta del Consiglio Regionale della Calabria. Anche se gli onorevoli saranno più impegnati a pensare alle recenti inchieste giudiziarie, oppure a capire finalmente se il tavolo Massicci boccia o promuove il &#8220;commissario&#8221; Scopelliti, [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Domani, venerdì 2 dicembre, la Rete per la Difesa del Territorio &#8220;Franco Nisticò&#8221; terrà un presidio in occasione della seduta del Consiglio Regionale della Calabria. Anche se gli onorevoli saranno più impegnati a pensare alle recenti inchieste giudiziarie, oppure a capire finalmente se il tavolo Massicci boccia o promuove il &#8220;commissario&#8221; Scopelliti, noi vogliamo manifestare le nostre tante altre &#8220;emergenze&#8221;! Vogliamo che con la fine del 2011 si chiuda definitivamente la stagione del commissariamento per l&#8217;emergenza rifiuti, senza proroghe o fasi transitorie!<span id="more-21919"></span> </p>
<p>Vogliamo che in Calabria la gestione dei rifiuti, con tutti gli onori e gli oneri, torni in mano agli enti locali e alle comunità, e che si proceda con le bonifiche dei tanti territori devastati da anni di sversamenti indiscriminati. </p>
<p>Vogliamo che in Calabria la si finisca di parlare di dissesto idrogeologico solamente dopo i disastri, ma che si avvii un serio piano di salvaguardia di questi territori. </p>
<p>Vogliamo che la classe politica calabrese recepisca l&#8217;esito dei referendum di giugno e faccia tutto quello che è di sua competenza per andare verso la ripubblicizzazione del servizio idrico, a partire dall&#8217;approvazione della mozione proposta dal Coordinamento calabrese Acqua Pubblica &#8220;Bruno Arcuri&#8221;. </p>
<p>Per manifestare queste emergenze, vere e non funzionali agli interessi delle solite cricche, e anche per gridare i nostri No a tutte quelle opere inutili e dannose che vorrebbero imporre nei nostri territori, venerdì 2 dicembre dalle ore 10.30 saremo davanti a Palazzo Campanella.</p>
<p>Rete per la Difesa del Territorio “Franco Nisticò”</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Alluvione Catanzaro: il Movimento 5 stelle invita cittadini ed associazioni a dare una mano, sabato 3 dicembre presso il Lungomare di Catanzaro</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/11/30/alluvione-catanzaro-movimento-stelle-invita-cittadini-associazioni-dare-una-mano-sabato-dicembre-presso-lungomare-catanzaro/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 09:00:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[Notizie Catanzaro]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; L’alluvione che ha colpito anche la nostra città nei giorni scorsi, oltre ai danni documentati dai media locali, ha causato problemi che, seppur non finiti in un’adeguata cassa di risonanza, vanno affrontati e risolti al più presto. L’aumentata portata dei corsi d’acqua locali ha trascinato alle foci tutti i rifiuti presenti negli alvei [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; L’alluvione che ha colpito anche la nostra città nei giorni scorsi, oltre ai danni documentati dai media locali, ha causato problemi che, seppur non finiti in un’adeguata cassa di risonanza, vanno affrontati e risolti al più presto. L’aumentata portata dei corsi d’acqua locali ha trascinato alle foci tutti i rifiuti presenti negli alvei abbandonati dei fiumi.<span id="more-21904"></span></p>
<p>Il risultato è stato devastante per le nostre spiagge: immondizia di ogni genere occupa attualmente il litorale. Prima che il mare risucchi il materiale aggravando la situazione ancora di più, il MoVimento Cinque Stelle Catanzaro intende intervenire per tentare di arginare il danno.</p>
<p>Invitiamo tutte le associazioni, ambientaliste e non, e tutti i cittadini che hanno a cuore la salute del nostro territorio a darci una mano: <strong>Sabato 3 Dicembre alle ore 9:30 presso il Lungomare di Catanzaro (appuntamento Area Teti).</strong></p>
<p>Preghiamo gli interessati di partecipare attrezzandosi autonomamente con guanti, sacchetti e quant’altro possa essere utile alla raccolta.</p>
<p>MoVimento 5 Stelle Catanzaro</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Vagliela a spiegare la Calabria a Bruxelles</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/11/28/vagliela-spiegare-calabria-bruxelles/</link>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 09:48:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Qui a Bruxelles la pioggia fa meno male. La prima triste constatazione di chi vede la Calabria dall’esterno, come me durante questa mia esperienza lavorativa nel cuore dell’Europa, è la rassegnazione di chi ormai è abituato a tutto: le ultime devastazioni causate dalle precipitazioni stagionali aprono una ferita profonda in chi vive in Calabria, ancor [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qui a Bruxelles la pioggia fa meno male. La prima triste constatazione di chi vede la Calabria dall’esterno, come me durante questa mia esperienza lavorativa nel cuore dell’Europa, è la rassegnazione di chi ormai è abituato a tutto: le ultime devastazioni causate dalle precipitazioni stagionali aprono una ferita profonda in chi vive in Calabria, ancor di più se si pensa ai morti ed ai milioni di euro di danni che ogni anno fa il maltempo da Lagonegro a Villa San Giovanni. Un male stagionale, così come stagionali sono le precipitazioni e le piogge che si abbattono sulla nostra regione.<span id="more-21858"></span></p>
<p>Cosa ci permette, quindi, di non essere in grado di affrontare l’ordinario? Per quale strana ragione qualsiasi cosa succeda diventa emergenza? E’ questa una delle più grosse contraddizioni della nostra terra, che rende a noi calabresi, giovani e non, difficile spiegare a tutto il resto d’Italia, d’Europa, del mondo, spiegare perché nonostante tutti gli aiuti e i sussidi ci troviamo ancora in coda ad ogni graduatoria. </p>
<p>Lavorare a Bruxelles vuol dire anche questo: dover spiegare l’inspiegabile, dover trovare una ragione valida e plausibile ad un ponte che crolla sotto il peso dell’acqua, in una terra che ancora grida vendetta per i morti del camping “Le Giare” di Soverato e che come ogni inverno deve affrontare “l’emergenza pioggia”. </p>
<p>Il bollettino ogni anno parla di paesi inghiottiti dal fango, collegamenti interrotti, morte e devastazione: una regione che si definisca “civile”, una politica realmente al servizio del cittadino, dopo la prima volta avrebbe fatto in modo che tutto questo non fosse mai più accaduto. </p>
<p>In Calabria purtroppo tutto questo non accade: la pioggia, nella punta d’Italia, da amica degli agricoltori e benefattrice dei campi diventa nemica del territorio, si trasforma in falce nera che tutto avvolge e porta via con sé. </p>
<p>Perché, però, nel resto del mondo non succede? Perché paesi come il Belgio, costantemente falciati dalle precipitazioni atmosferiche, non convivono con emergenze di questo tipo? Cosa ci impedisce di affrontare la normalità?</p>
<p>E’ questa la difficoltà più grande: trovare un perché. </p>
<p>Parli con un ragazzo di Sarajevo e ti dice che, a pochi anni dalla conclusione da una delle guerre più sanguinose degli ultimi anni, loro sono pronti ad entrare in Europa con una economia salda, che gli permetterebbe di posizionarsi ben fuori dall’obiettivo convergenza (gli aiuti destinati alle regioni che hanno bisogno di mettersi al pari con l’Europa, che la Calabria spreca da anni senza ottenere un benché minimo risultato), mentre tu pensi che nei tuoi paesi ai lati del marciapiede spesso c’è la spazzatura, perché dopo anni di “emergenza” ancora non sappiamo che fine far fare ai nostri rifiuti. </p>
<p>Pensi che l’ufficio di rappresentanza della sua regione è una piccola stanza con due computer al secondo piano di un palazzo, che organizza ogni tipo di attività senza mai fermarsi un attimo ed allargandosi sempre più alle altre nazioni, mentre quello della Regione Calabria si trova al centro di Schumann, nel cuore della politica europea, ma è desolatamente chiuso ed inattivo da non si sa quanto tempo ormai, nonostante l’affitto sia stato pagato anticipatamente anche per tutto il 2013.</p>
<p>Guardi le strade ampie, i treni che ti collegano in ogni parte della nazione in meno di un’ora, osservi i mezzi del trasporto pubblico passare senza soluzione di continuità e, soprattutto, scopri quasi con sorpresa che qui tutti non solo pagano il biglietto, ma sono abbonati.</p>
<p>Aveva ragione Banfield quando, parlando del Sud Italia, teorizzò il “familismo amorale” e disse che il problema era, soprattutto, culturale: perché di quell’abisso culturale di cui ci siamo nutriti in questi anni è figlia anche la politica che non solo non trova le risposte adeguate, ma che nemmeno dimostra di volerle cercare. </p>
<p>Nemmeno il consenso interessa più alla classe dirigente calabrese: per quello ci sono i boss, che stando alle risultanze dei procedimenti giudiziari sono il principale bacino elettorale a cui si rivolgono, come questuanti in cerca di carità, inconsapevoli di essere burattini in mano ad un gioco molto più grande di loro che avvelena le loro terre e i loro figli.</p>
<p>La Calabria da Bruxelles è un pugno in pieno stomaco, un gancio al fianco che toglie il respiro: non basta lodare la buona cucina, il sole, i paesaggi da favola e le bellezze artistiche e naturali di una terra troppo bella per essere vera. Aprire un giornale, vedere quello che accade, è troppo anche per chi ha ancora la speranza di vedere cambiare la propria terra: l’amarezza e la frustrazione vanno di pari passo con la rabbia che ti porta il sentirti impotente, troppo piccolo. </p>
<p>Capisci in un solo secondo perché sei andato via e perché, nonostante tu raccolga sempre delle importanti soddisfazioni, il tuo primo pensiero è sempre rivolto a quel lembo di terra racchiuso tra Jonio e Tirreno.</p>
<p>Qualche anno fa, un ristoratore di Cetraro alle prese con dei turisti inglesi mi chiese di aiutarlo in una traduzione immediata: i suoi clienti volevano sapere perché una terra così bella vivesse in quello stato di abbandono. </p>
<p>Quando tradussi la loro domanda, mi guardò con uno sguardo carico di amara rassegnazione: “Raccontagli questa storia: di’ loro che quando Dio creò la Calabria, si rese conto che tra la bellezza delle coste ed i paesaggi sconfinati delle sue montagne, aveva fatto un lavoro troppo bello, e che per compensare la disparità con tutto il resto d’Italia creò i calabresi”. </p>
<p>Ho tradotto tutto, ma dopo il risolino amaro della comitiva la rabbia dei miei vent’anni si scagliò contro il proprietario del ristorante: “Ne riparleremo quando, prendendo un treno o un aereo per lasciare casa tua, ci ripenserai”, mi disse. </p>
<p>Aveva ragione, su tutta la linea: ma spero vivamente che la mia generazione sia in grado di non far ascoltare mai più ai ventenni del domani una frase del genere.</p>
<p>di Francesco Rende</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.malitalia.it/2011/11/vagliela-a-spiegare-la-calabria-a-bruxelles/">malitalia.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<item>
		<title>Acqua pubblica, come i gestori hanno disinnescato 27 milioni di Sì &#8211; Dopo il referendum del 12 e 13 giugno, l&#8217;Acea ha chiesto una consulenza a Giulio Napolitano, avvocato, esperto del settore e figlio del presidente della Repubblica. Secondo il documento il voto non ha effetti sugli interessi delle società idriche. Ecco perchè</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/11/28/acqua-pubblica-come-gestori-hanno-disinnescato-milioni-dopo-referendum-del-giugno-lacea-chiesto-una-consulenza-giulio-napolitano-avvocato-esperto-del-settore-figli/</link>
		<comments>http://www.calabrianotizie.it/2011/11/28/acqua-pubblica-come-gestori-hanno-disinnescato-milioni-dopo-referendum-del-giugno-lacea-chiesto-una-consulenza-giulio-napolitano-avvocato-esperto-del-settore-figli/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 28 Nov 2011 09:41:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Il Sì all’acqua pubblica uscito dalle urne lo scorso giugno rischia di vedere i suoi effetti allontanarsi nel tempo, imprigionando la volontà popolare nelle pastoie giuridiche della giustizia amministrativa. E’ questa la tattica che i gestori privati dell’acqua hanno messo in campo subito dopo il voto dei ventisette milioni di italiani il 12 e 13 [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Sì all’acqua pubblica uscito dalle urne lo scorso giugno rischia di vedere i suoi effetti allontanarsi nel tempo, imprigionando la volontà popolare nelle pastoie giuridiche della giustizia amministrativa. E’ questa la tattica che i gestori privati dell’acqua hanno messo in campo subito dopo il voto dei ventisette milioni di italiani il 12 e 13 giugno scorsi, preparando le battaglie legali che potranno affollare i Tribunali nei prossimi mesi. La mossa avviata da Acea &#8211; primo operatore idrico, società quotata in Borsa – che ha chiesto ad un giurista esperto quali armi tecniche utilizzare per contrastare la volontà dei cittadini italiani<span id="more-21852"></span>, è arrivata all’indomani del voto, dopo un Consiglio di amministrazione dove predominavano le facce cupe.</p>
<p>Un parere contenuto in un documento di sedici pagine – che ilfattoquotidiano.it ha potuto consultare – con la pesante firma dell’avvocato Giulio Napolitano, ordinario di diritto pubblico a Roma Tre, uno dei due figli del Presidente della Repubblica – che gira dallo scorso giugno riservatamente tra i gestori dell’acqua, citato nei Consigli di amministrazione di tante Spa che si occupano di risorse idriche. </p>
<p>Un dossier articolato, inviato a Renato Conti, manager della multinazionale romana, a capo della Direzione funzione legale, quando nelle piazze ancora si festeggiava la vittoria dei Sì.</p>
<p>Due i quesiti che Acea ha posto poche ore dopo il risultato del referendum: “Conoscere il nuovo assetto normativo dei servizi pubblici locali, verificando la legittimità delle convenzioni” e “un parere in merito alla nuova disciplina delle tariffa”, chiedendo lumi sulla “legittimità e validità degli atti stipulati”. </p>
<p>In altre parole Acea voleva essere rassicurata dalla voce autorevole di Giulio Napolitano sul mantenimento di quelle condizioni di gestione dell’acqua contestate da tanti comitati che avevano portato milioni di italiani ad esprimere il loro voto per una gestione pubblica del servizio idrico integrato.</p>
<p>L’importanza del documento – di per se assolutamente legittimo – sta nella data, il 24 giugno 2011. L’interpretazione giuridica contenuta anticipa le tesi sostenute poi in tutta Italia dalle Autorità d’Ambito, che fino ad oggi hanno negato la riduzione delle bollette dopo l’abrogazione referendaria del 7% di profitto garantito.</p>
<p><strong><a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.slideshare.net/ilfattoquotidiano/acqua-pubblica">Acqua pubblica: leggi il documento</a></strong></p>
<p>Chi pensava che con il referendum si potesse tornare alla gestione pubblica dell’acqua, secondo Giulio Napolitano si deve mettere l’anima in pace: con il risultato del voto “in nessun modo (…) è possibile trarre indicazioni prescrittive in ordine ad un ipotetico ritorno a forme di gestione integralmente pubblica dei servizi idrici”. </p>
<p>Nulla da fare – almeno nell’immediato – anche per il secondo quesito, quello che ha eliminato il profitto garantito, considerato dai gestori privati dell’acqua come una vera e propria bomba atomica in grado di eliminare ogni convenienza nel business degli acquedotti.</p>
<p>“La valutazione dell’effettivo impatto dell’abrogazione referendaria – si legge nel parere inviato ad Acea – è resa più complessa (…) dal decreto legge 70/2011?, ovvero dalla norma del governo Berlusconi che ha creato l’Agenzia di vigilanza delle risorse idriche. Secondo Giulio Napolitano toccherà proprio a questo organismo modificare la tariffa, come poi hanno sostenuto i gestori in tutta Italia. Peccato che questo nuovo organismo non è stato creato fino ad oggi. </p>
<p>E, secondo il documento, le conferenze dei sindaci non hanno nessun potere per cambiare immediatamente la tariffa, perché questa operazione non terrebbe conto del “costo finanziario della fornitura del servizio”. Una tesi che avrà un particolare successo, partendo dalla Puglia &#8211; che non ha abrogato il 7% ritenendolo, appunto, un costo finanziario – fino all’ultimo documento di fine ottobre della commissione di vigilanza delle risorse idriche.</p>
<p>Ma c’è di più, una sorta di cavallo di Troia che potrebbe garantire alle società private dell’acqua di mantenere inalterati i dividendi dopo il referendum: “Tutti gli investimenti già effettuati dal gestore – spiega Napolitano -, anche laddove le opere non siano completate, dovranno continuare a essere coperti e remunerati in base alla tariffa a suo tempo fissata dall’Autorità d’Ambito“. In altre parole, se l’investimento del gestore è ammortizzato anche sui prossimi anni, il 7% di remunerazione del capitale rimane, con buona pace del referendum.</p>
<p>Per capire l’importanza di questo punto occorre guardare da vicino i conti di Acea, scoprendo gli incredibili meccanismi – permessi da quella legge poi abrogata – che hanno portato a utili milionari. Quando Acea ha iniziato a gestire, ad esempio, l’acqua nella provincia di Roma, ha stimato il proprio valore – e quindi la base per il calcolo del profitto del 7% – in 894,34 milioni di euro. </p>
<p>Una cifra che viene sommata, anno dopo anno, all’ammortamento degli investimenti, facendo così crescere esponenzialmente la remunerazione, che, dopo le tasse, finisce nei dividendi per gli azionisti (oltre al Comune di Roma, che detiene il 51%, il gruppo Caltagirone, la Suez e tanti altri investitori privati). </p>
<p>Quel valore iniziale doveva essere confermato da una perizia fatta dalla conferenza dei sindaci, atto che, però, non è mai stato realizzato, come ha ammesso la stessa segreteria tecnica operativa. Questo meccanismo ha garantito ad Acea, per la sola gestione dell’acqua nella provincia di Roma, dal 2003 al 2008, 404 milioni di euro di remunerazione del capitale investito, una cifra che ha alimentato i conti – non sempre rosei – della holding romana. </p>
<p>Ora è probabile che Acea consideri quella cifra iniziale – che valuta il suo valore basandosi su criteri come il posizionamento sul mercato e il management – come un investimento avvenuto prima del referendum, e quindi, secondo il parere chiesto al giurista, intoccabile.</p>
<p>La battaglia che i comitati hanno annunciato sotto il nome di “obbedienza civile” si preannuncia, dunque, campale. La difesa del voto dovrà passare per i meandri giuridici pronti a bloccare quella piccola rivoluzione di giugno che punta a difendere i beni comuni.</p>
<p>di Andrea Palladino</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/27/ecco-come-disinnesca-referendum-sullacqua-tutto-norma-legge/173509/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Dopo Rizziconi non abbandonate il campo, si spengono i riflettori per la nazionale azzurra &#8211; Burocrazie e ’timori’ non permettono un pieno sfruttamento dei terreni confiscati alla mafia</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Nov 2011 14:59:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[politica]]></category>
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		<category><![CDATA[beni confiscati]]></category>
		<category><![CDATA[beni confiscati criminalità organizzata]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>Privare i mafiosi dei loro beni significa indebolire il loro potere, che è soprattutto economico, facendo diventare lo steso bene simbolo della legalità. L’iter che va dal sequestro alla confisca del bene e poi all’assegnazione o gestione è molto più complesso di quello che si possa pensare. Per parlare di un caso concreto, da una [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Privare i mafiosi dei loro beni significa indebolire il loro potere, che è soprattutto economico, facendo diventare lo steso bene simbolo della legalità. L’iter che va dal sequestro alla confisca del bene e poi all’assegnazione o gestione è molto più complesso di quello che si possa pensare. Per parlare di un caso concreto, da una città che solo una settimana fa si è guadagnata le prime pagine di tutti i giornali proprio per il segnale lanciato nella guerra alla mafia, siamo ritornati a Rizziconi. <span id="more-21791"></span></p>
<p>Spenti ormai i riflettori sul campetto confiscato dove si è allenata la Nazionale di calcio italiana, su spinta di Libera, si torna a fare i conti con una realtà tanto amara quanto dura nella Piana di Gioia Tauro. </p>
<p>Nel centro di ottomila anime, che solo qualche giorno addietro, ospitava le attenzioni dei giornalisti, si scopre che la situazione non è così rosea, né così diversa dalle altre città. A Rizziconi, secondo l’elenco rintracciabile sul sito dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati, dal 2010 risulta infatti in gestione un solo bene. </p>
<p>Non a caso, spostandoci in contrada Collina, troviamo un altro terreno confiscato e completamente abbandonato. La storia di questo bene è singolare. Si tratta di una parte di terreno agricolo “pro-indiviso” di 55.520 mq, con annesso un fabbricato rurale. Questo bene è stato confiscato con sentenza definitiva della corte di cassazione il 22 ottobre 2002 a &#8220;Francesco Albanese e altri”. Dopo la confisca, il 4 marzo del 2005, l’Agenzia del demanio (così come era previsto prima dell’istituzione dell’Agenzia dei beni confiscati) ha affidato il bene al comune di Rizziconi per &#8220;finalità sociali&#8221;. </p>
<p>All’Ente è stata assegnata una parte del terreno pro-indiviso di proprietà di Concetta Albanese, mentre l’altra parte è rimasta alla proprietaria, Esterina Albanese. Il Comune ha quindi provveduto ad avviare tutto l’iter necessario per l’assegnazione ad associazioni, disponibili a gestire il bene. Senza successo e, pensando al fatto che a tutt’oggi è in corso un procedimento giudiziario per la divisione del terreno, è ipotizzabile che proprio questa ’indivisione’ sia alla base dell’abbandono del bene. </p>
<p>Dal 2006, infatti, il terreno risulta completamente trascurato, vi regnano solo degrado e incuria, e un fabbricato rurale. Fabbricato che ha fatto la sua ’comparsa’ per la prima volta, durante gli scontri che hanno coinvolto i migranti a Rosarno nel 2010. In quella occasione si scoprì che quella struttura fatiscente ospitava diversi migranti che trovavano rifugio nella baracca poco distante dal centro abitato di Rizziconi. </p>
<p>Con la presenza della Nazionale di calcio, il messaggio partito dal piccolo paese della Piana di Gioia Tauro è stato chiaro, soprattutto nelle parole di don Luigi Ciotti e del ct Cesare Prandelli, che hanno simbolicamente dato ’un calcio al pizzo’, ’un calcio alla ‘ndrangheta’. Durante la manifestazione, ultrasorvegliata da carabinieri e polizia, tutto è andato come previsto, e per la Piana è diventata una giornata memorabile. </p>
<p>L’Antimafia ha messo le mani in maniera decisa e determinata su un terreno in cui la famiglia di Teodoro Crea, voleva realizzare una discarica, grande fonte di lucro. Al posto della discarica, che avrebbe fatto bene solo alle tasche dei boss, un campetto in cui i giovani possono passare il loro tempo libero. </p>
<p>Ma in una regione dalle mille contraddizioni, se da una parte i boss hanno lasciato libero il terreno all’Antimafia, dall’altra, quanto più si alzano gli interessi, tanto meno saranno coloro interessati ad avvicinarsi ad alcuni ’campi minati’.</p>
<p>Quello di Rizziconi, ovviamente, è solo un esempio per provare a riflettere sulla gestione dei beni confiscati in tutto il Paese. Casi del genere se ne trovano tantissimi. Solo qualche giorno fa è stato sequestrato a Palmi, città poco distante da Rizziconi, un campo di calcetto gestito dai Gallico, segno che ancora c’è davvero tanto da lavorare. </p>
<p>Ecco che tornano in mente le parole dei cittadini di Rizziconi, che non hanno partecipato alla manifestazione e che, anzi, l’hanno criticata, proprio per il suo effetto mediatico, quando loro conoscono fuori dai riflettori la dura realtà quotidiana del profondo sud. </p>
<p>Al 1 ottobre 2011, risultano confiscati 11.699 beni tra immobili e aziende. In Calabria, seconda soltanto alla Sicilia per numero di beni confiscati, figurano 1518 immobili e 128 aziende. Un elenco lunghissimo quello che si trova nelle stanze dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati, che ha la sua sede proprio a Reggio Calabria. </p>
<p>L’Agenzia, è stata istituita con il decreto n.4 del 4 febbraio 2010, convertito in legge 50 del 31 marzo 2010 ed è posta sotto l’alta vigilanza del Ministero dell’Interno. Compito deputato dell’organismo è dimostrare che lo Stato vince sulla mafia, perché priva i boss dei loro poteri. Ma i beni confiscati continuano a non rendere ai ’cittadini onesti’, in una regione che vive momenti drammatici dal punto di vista economico. </p>
<p>Tutti i beni sopra elencati, una volta confiscati e assegnati alle amministrazioni locali, sono destinati alle associazioni per ’finalità sociali’, ma queste associazioni gestiscono solo la metà dei beni disponibili. Inoltre, così come dimostrato anche da una recente inchiesta di Repubblica, i sequestri sono difficili, la burocrazia è complicata e i tempi che vanno dal sequestro alla confisca sono così lunghi da poter portare i boss, con una serie di escamotage, ad impossessarsi del bene precedentemente sottratto.</p>
<p>L’obbiettivo è fare in modo che tutto il patrimonio confiscato possa essere riutilizzato. E’ una risorsa che può portare benefici al nostro Paese che, soprattutto in questo momento, ne ha seriamente bisogno. </p>
<p>di Angela Corica</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.lindro.it/Rizziconi-non-abbandonate-il-campo,4555#.Tsu34rLiG0s">www.lindro.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Il &#8220;Crimine&#8221; esisteva già negli anni &#8217;40 &#8211; La struttura unitaria di comando e i tre &#8220;mandamenti&#8221; riemersi nelle ultime indagini operavano anche prima della guerra &#8211; Le rivelazioni letterarie di Saverio Montalto, il summit presieduto da Zappia e l&#8217;inchiesta su &#8220;Cosa nuova&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Nov 2011 09:33:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
				<category><![CDATA[cronaca]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; La rivelazione letteraria d&#8217;un intellettuale colpevolemente dimenticato. Che riscrive la storia del &#8221; Crimine&#8221; e dei tre &#8220;mandamenti&#8221; della &#8216;ndrangheta: ionico, tirrenico e reggino. Tre aree geografiche riconducibili ad altrettanti penitenziari: Locri, Reggio e Palmi. Una strutturazione territorial-governativa che le cosche si sarebbero date solo in epoca recente per mettere ordine tra le [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; La rivelazione letteraria d&#8217;un intellettuale colpevolemente dimenticato. Che riscrive la storia del &#8221; Crimine&#8221; e dei tre &#8220;mandamenti&#8221; della &#8216;ndrangheta: ionico, tirrenico e reggino. Tre aree geografiche riconducibili ad altrettanti penitenziari: Locri, Reggio e Palmi. Una strutturazione territorial-governativa che le cosche si sarebbero date solo in epoca recente per mettere ordine tra le tante &#8216;ndrine e i troppi &#8220;locali&#8221; che affollano i litorali e l&#8217;Aspromonte, il centro e il nord del Paese, la Germania e la Francia, il Canada e l&#8217;Australia.<span id="more-21775"></span> </p>
<p>Tre mandamenti da cui nasce una direzione strategica – per usare una definizione risalente agli anni del terrorismo – che diventa l&#8217;unico organismo – il &#8220;Crimine&#8221; – in grado di dettare linee d&#8217;azione, indicare obiettivi e &#8220;benedire&#8221; omicidi. Il solo organismo in condizione d&#8217;interferire pure negli scontri tra famiglie, durante le feroci faide, per &#8220;accomodare&#8221; le cose. </p>
<p>L&#8217;unico &#8220;comando unificato&#8221; demandato ad autorizzare la nascita o la chiusura di &#8220;locali&#8221; &#8216;ndranghetistici in Italia e nel resto del mondo. Un vertice su cui siederebbe assiso, con la qualifica di &#8220;capocrimine&#8221;, Domenico Oppedisano da Rosarno, un ottantenne &#8220;saggio compagno&#8221; della Piana di Gioia Tauro nominato custode e sacerdote dell&#8217;ortodossia mafiosa. </p>
<p>Niente a che fare con il &#8220;capo dei capi&#8221; siciliano, con quel Totò &#8220;U curtu&#8221; di corleonese memoria, famoso nel mondo per cinismo e spietatezza. Il &#8220;capocrimine&#8221; calabrese non è sovrapponibile al &#8220;presidente&#8221; della &#8220;commissione&#8221; di Cosa nostra. E il &#8220;crimine&#8221; reggino non è assimilabile alla &#8220;cupola&#8221; isolana. Ruoli, funzioni e peso appaiono oggettivamente diversi. Da sempre.</p>
<p>Già, perchè l&#8217;esistenza del &#8220;Crimine&#8221; sembrerebbe la scoperta investigativa del nuovo secolo e, invece, non è così. V&#8217;è infatti prova letteraria e non investigativa dell&#8217;esistenza dei tre mandamenti e del &#8220;Crimine&#8221; già negli anni &#8217;40. Prova letteraria perchè non sono le carte giudiziarie a dimostrarlo ma le pagine d&#8217;un romanzo che anticipò di quattro lustri Leonardo Sciascia e il suo &#8220;Il giorno della civetta&#8221; nel descrivere la totalizzante presenza della mafia e della sua subcultura nei centri meridionali. </p>
<p>Il romanzo è di Saverio Montalto e risale al 29 luglio del 1945. S&#8217;intitola &#8220;La Famiglia Montalbano&#8221; e venne cominciato nel 1940 e concluso cinque anni dopo. Tra quelle pagine scritte in tempi davvero lontani, l&#8217;autore nativo di San Nicola di Ardore, racconta della riunione convocata dai maggiorenti delle cosche per decidere l&#8217;eliminazione d&#8217;un giovane possidente – &#8220;Cola Napoli&#8221; – che aveva sfidato e oltraggiato il boss del suo paese – &#8220;Gianni Della Zoppa&#8221; – e insidiato la mantenuta d&#8217;un altro capobastone. </p>
<p>Saverio Montalto, veterinario di professione, ma carcerato mentre redige il testo perchè fu autore di un omicidio e di un tentato omicidio, nell&#8217;illustrare nel libro la riunione tra capi spiega: «Dopo il Crimine di prima istanza veniva il &#8220;Crimine provinciale&#8221; o &#8220;vertice&#8221; che era a sua volta una specie di corte suprema composta dai tre capi trini che detenevano il comando dei tre circondari della provincia». </p>
<p>Dunque, Montalto (che in effetti si chiamava Francesco Barillaro) descrive con largo anticipo l&#8217;esistenza dei tre mandamenti di &#8216;ndrangheta (ionico, reggino e tirrenico) e della &#8220;commissione&#8221; provinciale che definisce &#8220;Crimine&#8221; esattamente come faranno 65 anni dopo i magistrati antimafia di Reggio Calabria. </p>
<p>E siccome Montalto-Barillaro non era certo un chiaroveggente ma, per via della sua controversa storia personale un obbligato frequentatore carcerario di certi personaggi, è chiaro che il &#8220;Crimine&#8221; ed i tre &#8220;mandamenti&#8221; sono un patrimonio antico della criminalità organizzata calabrese.</p>
<p>In tempi certamente più recenti, siamo negli anni &#8217;90, sempre la Procura distrettuale antimafia di Reggio Calabria ipotizzò l&#8217;esistenza di un organismo unitario delle cosche del Reggino. E lo ipotizzò contestandovene l&#8217;appartenenza a pezzi da novanta delle &#8220;famiglie&#8221; mafiose più importanti. </p>
<p>I magistrati sostennero che la struttura verticistica si chiamasse &#8220;Cosa nuova&#8221; e che ne facessero parte rappresentanti dei Bellocco, Barbaro, Romeo, Iamonte, Araniti, Cataldo, Alvaro, Piromalli, De Stefano, Papalia, Pelle, Morabito, Serraino, Nirta, Mammoliti, Imerti e Condello. </p>
<p>La tesi non trovò tuttavia riscontro processuale non riuscendo a superare lo scoglio delle indagini preliminari. Della struttura di vertice avevano parlato i pentiti Luigi Sparacio e Gaetano Costa di Messina, Filippo Barreca e Giacomo Lauro di Reggio Calabria. La tesi della magistratura inquirente si riferiva però a una struttura provinciale creata dopo la fine della guerra di Reggio Calabria (1991) costata 600 morti, per dirimere le future controversie ed evitare altri spargimenti di sangue.</p>
<p>In effetti, però, il &#8220;Crimine&#8221; della &#8216;ndrangheta esisteva già nella prima metà del Novecento, fungeva da camera di controllo e compensazione tra i &#8220;locali&#8221; e da &#8220;tribunale&#8221; in grado di emettere condanne alla pena capitale. Quello descritto nel 1945 da Francesco Barillaro, alias Saverio Montalto, non può infatti essere liquidato come un puro esercizio di fantasia letteraria. </p>
<p>D&#8217;altronde, nel 1969, durante il famoso summit di Montalto, il patriarca Giuseppe Zappia di San Martino di Taurianova, venne sorpreso dai poliziotti del questore Emilio Santillo proprio mentre spiegava ai tanti boss riuniti tra i boschi aspromontani come la &#8216;ndrangheta non dovesse perdere la sua unitarietà. </p>
<p>Una unitarietà che mostrò poi d&#8217;avere in occasione della costruzione dell&#8217;autostrada Salerno-Reggio Calabria e del porto di Gioia Tauro o, quando, a Razzà, i capi si riunirono per decidere la spartizione di mazzette e subappalti legati alla realizzazione della strada che avrebbe dovuto collegare l&#8217;area tirrenica a quella ionica. </p>
<p>Furono successivamente le guerre scoppiate in riva allo Stretto, nella Locride e nella Piana di Gioia a levare importanza al &#8220;Crimine&#8221; e ai &#8220;mandamenti&#8221;. Tornata la pace, invece, la vecchia struttura ha, evidentemente, ripreso faticosamente a funzionare.</p>
<p>di Arcangelo Badolati</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Bossolo di lupara a Sergio Gambino &#8211; Intimidazione ai danni di un esponente del comitato che si batte per la difesa dell&#8217;ospedale e di importanti diritti sociali e civili &#8211; La sua reazione: «Siamo partigiani che lottano per la libertà della Calabria e voi ve ne dovete andare»</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 09:08:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>SERRA SAN BRUNO (VV) &#8211; Un atto intimidatorio è stato perpetrato ieri ai danni di Sergio Gambino, 39 anni, artigiano, figlio del più noto scrittore Sharo. Uscendo da casa intorno alle 7.30 per recarsi al lavoro, ha trovato sulla soglia del portone di casa un bossolo di lupara. Incredulo di quello che stava davanti ai [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>SERRA SAN BRUNO (VV) &#8211; Un atto intimidatorio è stato perpetrato ieri ai danni di Sergio Gambino, 39 anni, artigiano, figlio del più noto scrittore Sharo. Uscendo da casa intorno alle 7.30 per recarsi al lavoro, ha trovato sulla soglia del portone di casa un bossolo di lupara. Incredulo di quello che stava davanti ai suoi occhi, Gambino non ha esitato ad avvisare gli uomini della Polizia di Stato ai quali si è premurato di denunciare il fatto.<span id="more-21736"></span></p>
<p>Sergio Gambino è attualmente impegnato in varie battaglie sociali e, tra l&#8217;altro, fa parte del comitato Pro Serre che si pone l&#8217;obbiettivo di portare a soluzione annosi problemi che affliggono il comprensorio. L&#8217;ultima manifestazione alla quale Gambino ha partecipato come promotore e organizzatore è quella in favore dell&#8217;ospedale serrese che si trova a rischio di chiusura. </p>
<p>Precedentemente lo stesso Gambino aveva partecipato attivamente alla battaglia contro l&#8217;inquinamento dell&#8217;acqua potabile, a quella per il referendum e ad altre manifestazioni per il riconoscimento dei diritti dei cittadini del territorio calabrese.<br />
Il giovane non ha saputo fornire alcuna spiegazione su chi possa essere il responsabile o i responsabili di tale gesto. </p>
<p>Tuttavia ha avanzato seri sospetti che il gesto possa essere messo in relazione con la sua attività sociale. «Noi non ci fermeremo – ha affermato Gambino – perché noi siamo partigiani che lottano per la libertà della Calabria». Rivolto, poi, ai responsabili ha affermato: «Ve ne dovete andare da questa regione, che è nostra!».</p>
<p>Nei confronti di Sergio Gambino sono giunte immediatamente espressioni di solidarietà. </p>
<p>La Federazione provinciale del Partito della Rifondazione Comunista di Vibo Valentia ha espresso vicinanza al figlio del celebre scrittore Sharo che è stato vittima di un atto intimidatorio da parte di ignoti i quali, «ancora una volta, pretendono che la Calabria rimanga in silenzio di fronte alle problematiche che attanagliano la nostra amata terra. </p>
<p>Sergio – scrive Rifondazione in un comunicato – come tanti altri giovani compagni e compagne sono tra i promotori di iniziative quali la protesta tenutasi nei mesi scorsi alla diga dell&#8217;Alaco per fare luce sui motivi per i quali l&#8217;acqua, da anni, risulta essere maleodorante; le campagne di sensibilizzazione durante il referendum su acqua, nucleare e legittimo impedimento e la lotta contro la paventata chiusura dell&#8217;ospedale di Serra San Bruno».</p>
<p>Anche l&#8217;assessore provinciale alla cultura, Rosellina Valenzisi, appresa la notizia, si è premurata ad esprimere i sensi della sua solidarietà a Gambino. «L&#8217;episodio intimidatorio contro Sergio Gambino – scrive la Valenzisi – è un atto contro tutti gli uomini liberi della nostra terra. Il messaggio che si manda è quello del silenzio, del farsi gli affari propri, del non disturbare la quiete sociale dietro cui spesso fervono affari e interessi». </p>
<p>L&#8217;assessore provinciale ricorda le battaglie sociali di Gambino e il suo impegno per la difesa dei diritti dei cittadini. «Come assessore alle attività produttive e alla cultura – sottolinea la Valenzisi – esprimo la mia solidarietà a Sergio Gambino e a tutti quegli imprenditori onesti che hanno subito attentati nel corso di questi mesi. Siamo stufi della violenza, voglio lavorare per difendere le ragioni delle persone oneste».</p>
<p>di Francesca Onda</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=160792&#038;Edizione=11&#038;A=20111118">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Grande successo della manifestazione Mo Basta e naufragio dei commissari</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 08:16:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; La manifestazione del 12 novembre scorso, tenutasi a Crotone per chiedere la fine del commissariamento per l’emergenza rifiuti in Calabria, è stata un successo. Migliaia di persone, in un corteo consapevole e colorato, hanno sfilato per le vie cittadine ed hanno chiesto a gran voce che in Calabria, e in tutte le altre [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CROTONE &#8211; La manifestazione del 12 novembre scorso, tenutasi a Crotone per chiedere la fine del commissariamento per l’emergenza rifiuti in Calabria, è stata un successo. Migliaia di persone, in un corteo consapevole e colorato, hanno sfilato per le vie cittadine ed hanno chiesto a gran voce che in Calabria, e in tutte le altre regioni d’Italia dove è stata commissariata la cosiddetta democrazia, si ritorni alla normalità.<span id="more-21756"></span></p>
<p>Cittadini, associazioni e Sindaci, provenienti dalle varie realtà calabresi, si sono ritrovati insieme per voltare pagina, chiudendo la vergognosa epoca della proclamata emergenza rivelatasi, in definitiva, utile soltanto a devastare il territorio, sperperare denaro pubblico e costruire la fortuna delle &#8216;ndrine. </p>
<p>La commissione parlamentare d&#8217;inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, l&#8217;ennesima, aveva già dato un segnale chiaro al riguardo. Ora anche la procura di Catanzaro attesta ciò che abbiamo ribadito chiaramente sabato scorso e ciò che i comitati cittadini dicono da anni: l&#8217;ufficio del commissariamento e l&#8217;intera gestione dei rifiuti in Calabria sono mezzi con cui tutelare enormi interessi particolari a scapito dei territori e della salute dei calabresi. </p>
<p>La richiesta di interdizione del commissario Melandri e dei suoi tecnici, nonché il coinvolgimento dell&#8217;ex sub-commissario e attuale assessore regionale all&#8217;ambiente Pugliano, arrivano a seguito di un&#8217;inchiesta che rivela solo la punta dell&#8217;iceberg delle illegalità e dei disastri perpetrati in questi anni. </p>
<p>Vogliamo ricordare alla procura che ai tempi in cui Pugliano era sub-commissario, meno di un anno fa, il commissario in carica si chiamava Giuseppe Scopelliti, ma a noi, più della verità giudiziaria, interessa la verità e la soluzione politica di questa faccenda. </p>
<p>Ecco perché abbiamo chiesto, prima della manifestazione, le dimissioni al commissario Melandri, all&#8217;assessore Pugliano ed al Governatore-Commissario Scopelliti, non fosse altro per la loro palese incapacità (o poco interesse) nel risolvere il problema. </p>
<p>Ora che, aldilà delle vicissitudini giudiziarie, restano sia il problema che le responsabilità politiche, pretendiamo che Pugliano e Scopelliti non si azzardino a richiedere la proroga del commissariamento per un altro anno e, dignitosamente, si dimettano. </p>
<p>Qualora il Governatore-Commissario avesse la faccia tosta di non farlo, chiameremo in causa direttamente il neo-premier Monti, il quale avrà l&#8217;ultima parola sulla proroga dell&#8217;emergenza: nessuno si prenda la responsabilità di continuare a vessare la nostra terra. </p>
<p>Per raggiungere questi obiettivi, la Rete per la Difesa del Territorio &#8220;Franco Nisticò&#8221; organizzerà nei prossimi giorni iniziative forti che raccolgano la meritata attenzione su questo scandalo politico per  ottenere solo il primo risultato: la fine del commissariamento per l&#8217;emergenza rifiuti non è che il primo passo verso l&#8217;obiettivo reale, ossia la gestione pubblica e partecipata del ciclo dei rifiuti.</p>
<p>Rete per la difesa del territorio &#8220;Franco Nisticò&#8221;</p>
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		<title>Ponte sullo Stretto: una class-action chiede di risarcire gli espropri &#8211; L&#8217;associazione Consumatori Associati ha avanzato una richiesta associativa di maxi-risarcimento contro la Società Stretto di Messina e Stato italiano nella persona di Silvio Berlusconi per il danno commerciale apportato dalla pubblicazione delle aree da espropriare per la costruzione del ponte</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 10:06:59 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Alla realizzazione della struttura sospesa tra Sicilia e Calabria, i locali credono sempre meno, specie dopo la seduta straordinaria del Consiglio comunale di Messina, dedicata lunedì 7 novembre alle tematiche inerenti alle opere propedeutiche e funzionali del Ponte sullo Stretto di Messina. Lo attesta che la ragione del contendere si sposti oggi sul tema dei risarcimenti, con la prima richiesta avanzata dall’associazione Consumatori Associati, la quale si appresta a chiedere un maxi-risarcimento a Società Stretto di Messina e Stato italiano, nella persona dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, per i danni fin qui prodotti dall’operazione &#8216;Ponte sullo Stretto&#8217;.<span id="more-21719"></span></p>
<p>L’iniziativa, annunciata dal suo Presidente nazionale Avvocato Ernesto Fiorillo, tramite <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.consumatoriassociati.it/classaction.pdf">comunicato</a> pubblicato sul sito dell’associazione medesima, è una class-action contro i principali fautori della mega-opera. Uno strumento che consente a una pluralità di consumatori di agire a tutela di diritti contrattuali nei confronti di una stessa impresa in situazione identica, per ottenere il risarcimento dei danni subiti.</p>
<p>Per la seduta straordinaria del Consiglio comunale di Messina era stata invitata la deputazione nazionale e regionale del capoluogo a discutere delle tematiche inerenti alle opere propedeutiche e funzionali, in vista della sottoscrizione dell’atto integrativo che revisionerà in maniera definitiva il nuovo Accordo di Programma tra Comune di Messina, Regione Sicilia, Provincia di Messina, R.F.I. S.p.A., Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dal Ministero dell’Economia e delle Finanze ed Anas S.p.A. In sintesi, un accordo sulla sorte del ponte.</p>
<p>L’incontro si concludeva senza il voto finale, ma la Rete No Ponte in quest’occasione ha avvicinato altri soggetti politici alle argomentazioni sostenute da sempre. La quasi totalità della sala si è espressa contro l’opera e la &#8216;Rete&#8217; del &#8216;no al ponte&#8217; è uscita soddisfatta per quanto emerso dai lavori consiliari. La posizione non varia per il Comitato Ponte Subito, autore all’indomani di una nota in cui afferma “non ci stancheremo mai di ribadire la validità del Ponte per le sue implicazioni economiche e per tutto ciò che determinerà nell’intero Mezzogiorno”.</p>
<p>La class-action preannunciata da Consumatori Associati, muove dal danno causato ai cittadini dalla pubblicazione, nello scorso settembre sul sito web di Eurolink, di una <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.eurolinkpdm.it/index_file/frame.htm">lista delle ditte</a> con sede tra Villa San Giovanni e Messina, ricadenti nei terreni soggetti ad esproprio per la realizzazione dell&#8217;opera. Un atto di divulgazione pubblica ritenuto illegittimo dai ricorrenti perché la Società Stretto di Messina non ha ancora ottenuto la dichiarazione di “pubblica utilità” che viene rilasciata dal Cipe solo dopo la firma dell’accordo con gli Enti locali.</p>
<p>La pubblicazione dell&#8217;elenco degli espropri, avrebbe creato – sostiene l’associazione &#8211; un forte danno in termini di possibilità di vendere i terreni. Di qui la decisione di avviare un ricorso collettivo per essere risarciti dei danni subiti.</p>
<p>Indirizzando il comunicato del 13 novembre (pubblicato sul sito di Consumatori Associati) anche al Presidente del Consiglio ed al Ministro dei lavori Pubblici, il Presidente Fiorillo annuncia un tavolo permanente di consultazione, aperto a tutte le Associazioni dei Consumatori di Messina e a tutti coloro che vorranno collaborare nell’interesse della Città e dei suoi abitanti.</p>
<p>Lo scenario all’orizzonte, per Fiorillo, è ormai privo del Ponte. A definirlo è stata la bocciatura dell’Unione Europea insieme alla decisione del Parlamento e del Governo di tagliare un miliardo e 800 milioni destinati alla capitalizzazione della Società Stretto di Messina. E senza il Ponte, a sua volta si annuncia un rimborso miliardario da corrispondere a Impregilo e soci, con il coinvolgimento indiretto dei contribuenti italiani.</p>
<p>L’annuncio di Consumatori Associati suona come un invito a desistere, a non spendere oltre, perché è palese l’andare incontro a uno spreco. Un messaggio analogo è contenuto nel disegno di legge presentato dal deputato nazionale del Partito democratico, Francantonio Genovese, per l’abrogazione della legge istitutiva della Società Stretto di Messina spa e l’ incorporazione della stessa nella Anas Spa, volta a evitare una duplicazione di costi.</p>
<p>di Lucia Russo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilcambiamento.it/territorio/ponte_stretto_class_action_risarcimento_espropri.html">ilcambiamento.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La Nazionale sul campetto strappato alle ‘ndrine &#8211; La Calabria distrutta da &#8216;ndrangheta ed emigrazione per un giorno torna protagonista. Con storie che riempiono il cuore, come quella di Nino e Giorgio</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Nov 2011 08:22:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>RIZZICONI (RC) – Nino e Giorgio sono sfuggiti alla ‘ndrangheta grazie al calcio. Sembra una frase strana, detta così. Eppure fra i canali alternativi, quelli che riescono a darti una chance diversa in Calabria, il pallone è ai primi posti, insieme all’esercito. Per questo, la Nazionale che si allena a Rizziconi (Reggio Calabria), rende speciale [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>RIZZICONI (RC) – Nino e Giorgio sono sfuggiti alla ‘ndrangheta grazie al calcio. Sembra una frase strana, detta così. Eppure fra i canali alternativi, quelli che riescono a darti una chance diversa in Calabria, il pallone è ai primi posti, insieme all’esercito. Per questo, la Nazionale che si allena a Rizziconi (Reggio Calabria), rende speciale questa strana domenica di novembre.<span id="more-21727"></span></p>
<p>STORIE DI CLAN E OMICIDI &#8211; Rizziconi è entroterra calabro. È storie di clan e di omicidi, come quello di Francesco Inzitari, diciottenne freddato con 9 proiettili appena sceso dalla sua nuovissima Toyota Aygo bianca. Era a Taurianova per una festa di compleanno. Rizziconi è Piana di Gioia Tauro, orizzonti di ulivi e agrumeti. È terra dei signori della coca, che arriva a fiumi nel porto più grande del mar Mediterraneo. E’ voci basse, predominio dei clan, infiltrazioni al Municipio.</p>
<p>Balotelli &#038; Co. si allenano, sul campetto dell’associazione Libera. Un campetto di periferia, in Calabria. Uguale a quello di contrada Margherita, a Crotone, dove il 25 giugno di due anni fa morì Domenico Gabriele, 11 anni. Correva dietro al suo primo pallone, «Dodò», come lo chiamavano gli amici. Crotone già bruciava d’estate. </p>
<p>L’erba sintetica era impregnata di sudore e fatica, ai bordi del campo una decina di spettatori disinteressati. Sognava di diventare Del Piero, Dodò. Poi i killer, nascosti dietro ai cespugli, sventagliarono sul terreno di gioco decine di colpi per ammazzare Gabriele Marrazzo, che giocava nello stesso maledetto campo. Uccisero Domenico e i suoi sogni. E ora è bellissimo pensare che la nazionale di calcio sia in Calabria anche per Dodò. Un bambino innocente.</p>
<p>IL CAMPETTO CONFISCATO &#8211; Gli Azzurri si allenano sul rettangolo verde di un terreno confiscato ai clan diciassette anni fa. Volevano farne una discarica, e invece oggi è un campo di pallone. Ma non è un caso se quel campetto è stato distrutto e inaugurato più volte. E non è un caso se cinque anni fa gli autisti degli scuolabus che dovevano portare i ragazzini all’inaugurazione erano tutti ammalati. Ma oggi don Pino De Masi, anima di Libera in Calabria, ha vinto la sua battaglia. C’è la nazionale di Cesare, già Re di Firenze.</p>
<p>IL POTERE DEL PALLONE &#8211; Il pallone ha un potere metafisico, in certi paesi del Sud. Vale molto di più che altrove, perché può diventare l’alternativa sana a un futuro segnato. Scritto. Sognare Gattuso e Perrotta, i calabresi campioni del mondo, può significare tantissimo in certi quartieri. </p>
<p>Quando ho saputo della Nazionale a Rizziconi ho pensato subito alla storia di Nino e Giorgio, portiere e attaccante. Nino è il più grande di 6 fratelli. Orfano di padre da quando aveva 9 anni. Poteva lavorare per il boss che stava a 100 metri da casa sua. Già a 13 anni puoi essere utile al clan: piccoli lavoretti, consegne, vedette di quartiere. E invece il pallone lo ha salvato.</p>
<p>Portiere formidabile, nelle partite infinite venti contro venti che si giocano per strada: il pallone arancione consumato dai giorni, due mattoni forati a far da pali, nessuno schema, nessuno stile o divisa, si gioca anche con gli scarponi enormi durante l’inverno. Nino è talento e follia, come tutti i portieri: niente paura di tuffarsi sul catrame che sbuccia gomiti e ginocchia, pur di prendere un pallone. </p>
<p>Poi capita che un osservatore del glorioso Parma di Tanzi organizza un provino in provincia di Reggio Calabria. Al campo si precipitano centinaia di ragazzini. Nino vola da un palo all’altro, con gli occhi arrossati di chi ha fame. Di chi vuole farcela. La maglia e i calzoni da portiere non ce li ha, gioca con una felpa e un pantalone di tuta tagliato. Ma è un numero Uno. </p>
<p>Lo prendono e finisce a giocare in C, fra i professionisti. Quel giorno prendono anche Giorgio, attaccante tutto corsa e fantasia. Nel suo paese di montagna, in Calabria, il dislivello del campetto è atroce. La squadra che gioca in salita fa il doppio della fatica. Si fa a turno. Tutti tranne Giorgio, lui gioca sempre in salita. È l’unico rimedio per cercare di domare la sua velocità, ma non basta. Scarta gli avversari come birilli, va in porta col pallone. E’ imprendibile. Una pulce.</p>
<p>IL DESTINO DI GIORGIO &#8211; Anche Giorgio sarebbe potuto finire nei clan, come alcuni ragazzini del suo quartiere. O fare l’autotrasportatore come il padre e portare a casa uno stipendio da fame per 18 ore di lavoro al giorno. </p>
<p>E’ bellissimo ricordare le loro storie, oggi che la Nazionale gioca a Rizziconi. E’ un giorno che sa di speranza, anche se c’è il rischio di dimenticarlo in fretta. La Calabria distrutta da ‘ndrangheta ed emigrazione, per qualche ora è protagonista, e non è più periferia. E’ tutto così surreale, in questa strana domenica di novembre.</p>
<p>di Biagio Simonetta</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.biagiosimonetta.com/2011/11/la-nazionale-sul-campetto-strappato-alle-ndrine/">biagiosimonetta.com</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Un gol contro la &#8216;ndrangheta &#8211; Gli azzurri a Rizziconi, &#8220;Una giornata storica&#8221; &#8211; Don Ciotti ricorda Dodò Gabriele e Ciccio Maria Inzitari, vittime delle mafie</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 10:03:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Erano arrivati in Calabria per lanciare un messaggio di speranza e sono ripartiti con il cuore pieno di calore, quello del pubblico di una rappresentanza di giovani promesse del calcio. Sono gli Azzurri venuti a Rizziconi, in provincia di Reggio Calabria, in punta allo stivale per scrivere una pagina storica per la [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Erano arrivati in Calabria per lanciare un messaggio di speranza e sono ripartiti con il cuore pieno di calore, quello del pubblico di una rappresentanza di giovani promesse del calcio. Sono gli Azzurri venuti a Rizziconi, in provincia di Reggio Calabria, in punta allo stivale per scrivere una pagina storica per la Calabria in cui la nazionale di calcio al completo, anche con il calabrese Rino Gattuso che non ha voluto mancare all’appuntamento, guidata dal Ct Cesare Prandelli e dal capitano Gianluigi Buffon ha disputato un mini torneo per dare un calcio alla &#8216;ndrangheta.<span id="more-21683"></span> </p>
<p>Una domenica che molti non dimenticheranno. Il campo di calcetto non era un campo qualunque poiché sorto su un terreno confiscato in contrada Li Morti al boss Teodoro &#8220;Toro&#8221; Crea, anch’egli appassionato di calcio, dove, dopo non poche resistenze e difficoltà, la scuola calcio di Renato Naso si allena dal 2007. </p>
<p>Alla presenza delle massime istituzioni politiche e religiose del territorio di un pubblico di un migliaio di persone composto prevalentemente da bambini e giovani  &#8211; che avrebbe voluto essere più numeroso ma la struttura non lo ha consentito &#8211;   lo sport più appassionante del paese, non esente da zone di ombra, ha voluto lanciare un messaggio pulito e smarcarsi per segnare il gol e vincere la partita più importante ed in una terra che di sfide ne affronta tante e quotidianamente con passione, con impegno, con dedizione, la Calabria.  </p>
<p>Presenti Frabrizio Gallo, commissario prefettizio al comune di Rizziconi, il presidente della Provincia Giuseppe Raffa, il governatore Giuseppe Scopelliti, il presidente del consiglio Regionale Francesco Talarico, il presidente della commissione contro la Ndrangheta Salvatore Magarò, il prefetto di Reggio Luigi Varratta, il prefetto di Crotone Vincenzo Panico, il questore di Reggio Carmelo Casabona, il vice direttore dell’agenzia nazionale Beni Confiscati, il prefetto Maria Rosaria Laganà, il vescovo della Diocesi Oppido Palmi, mons. Luciano Bux, il referente di Libera Piana don Pino De Masi. </p>
<p>Presenti anche il senatore Luigi De Sena, all’epoca dei primi lavori di edificazione del campetto superprefetto di Reggio ed oggi vice presidente della Commissiona parlamentare Antimafia, ed i deputati Laura Garavini, Angela Napoli e Marco Minniti. </p>
<p>Presenti anche il sociologo Francesco Forgione, già presidente della Commissione parlamentare Antimafia che prese parte alla seconda inaugurazione del campetto nel 2007, e alcuni sindaci della Piana, Elisabetta Tripodi, sindaco di Rosarno, e Michele Tripopi, sindaco di Polistena. Da Lamezia anche il primo cittadino Gianni Speranza.</p>
<p>Assenti molti cittadini che avrebbero voluto portare i loro figli ma che non sono rientrati nel ristretto numero degli ‘accreditati’. Privilegiate le associazioni sportive, anche dal quartiere Zen di Palermo, ed alcune classi delle scuole elementari, oltre che le autorità. </p>
<p>Intenso e vivo il malumore fuori, nella cittadina pianigiana, nonostante il maxichermo allestito in piazza Municipio per seguire a distanza l’evento. Non sono mancate le polemiche sullo spreco di denaro pubblico in un territorio che soffre disagi e assenza di lavoro e per un evento cui non è stato neppure consentito di partecipare. Indignata la comunità per essersi vista descrivere come culla di &#8216;ndrangheta.</p>
<p>Ci tengono i cittadini ed i giovani a sottolineare che Rizziconi è un comune calabrese a come tale vive difficoltà ma le affronta. Le persone lavorano ogni giorno anche se i Crea circolano per strada, i giovani si riuniscono in numerose associazioni che arrivano a contare anche oltre 50 persone. Numeri importanti in una comunità di 8000 abitanti in cui vi sono energie positive, degne di nota come lo sarebbero in qualunque altro comune del paese, questa una lettura da offrire ai 150 anni di unità d’Italia che si affanna a festeggiare, spesso solo retoricamente.  </p>
<p>Lo stesso prefetto Fabrizio Gallo ha tenuto a sottolineare che la comunità di Rizziconi tutta ha inteso dare un segnale di cambiamento, nonostante la struttura non abbia consentito, nel rispetto delle norme di sicurezza, l’ingresso libero a chiunque avesse voluto.  </p>
<p>Rimane dunque una pagine storica ed indimenticabile, un evento senza precedenti che, come già promesso da Prandelli, non sarà l’ultimo. Una brillante intuizione le cui origini si devono ad un giorno di  alcuni mesi fa a Bologna quando, in appendice ad un convegno sull’etica e lo sport, il presidente di Libera don Luigi Ciotti ha lanciato  proposta al presidente della FIGC Giancarlo Abete che l’ha accolta subito e con molto entusiasmo. </p>
<p>Ma non è soltanto festa, come ricorda il vero fuoriclasse della giornata don Ciotti, una vita in prima linea contro le mafie, che ha ricordato che è la terza volta che questo campetto viene inaugurato, che pochi beni confiscati vanno in contro ad un effettivo riutilizzo sociale, che la mafia non è solo al sud, che la vera lotta alle mafia la si fa a Roma con le leggi che producano crescita, occupazione e garantiscano equità sociali e combattano l’evasione fiscale. Il contributo di coerenza e responsabilità dei cittadini rimane comunque necessario e imprescindibile.  </p>
<p>&#8220;Il potere di segni come quello che voi oggi date ai giovani che a voi guardano con ammirazione deve scardinare i segni del potere mafioso come questo terreno prima che venisse confiscato. Così’ dimostriamo che è possibile mettere fuori gioco le mafie’&#8221;, da qui l’appello di Don Ciotti alla gente del calcio, alla Lega Calcio, entrate in Libera e testimoniare il calcio pulito. </p>
<p>A rappresentare anche la possibilità di riscatto l’esperienza della cooperativa ‘Valle del Marro’, rappresentata dal presidente Giacomo Zappia e da Domenico Modafferi. L’impegno, la coerenza, quindi e la memoria. </p>
<p>Tinte di azzurro su quel filo rosso che attraversa la passione per il calcio per legare le storie di Francesco Maria Inzitari, che tutti ricordano come Ciccio, trucidato a Taurianova nel 2009, tifoso di Reggina e Juventus, e quella del piccolo Dodò Gabriele, anche lui juventino, morto dopo tre mesi di agonia a Crotone dove durante una partita di calcetto è stato colpito da una pallottola vagante durante un agguato. </p>
<p>Al piccolo Dodò, presenti i genitori Francesca Anastasi e Giovanni Gabriele, è stato dedicato il torneo, disputato dagli Azzurri suddivisi in quattro squadre e arbitrato da Rino Gattuso. Un torneo simbolico per non dimenticare. Tinte di azzurro su un filo rosso in una giornata da libro di storia che di storie dentro ne racconta tante, anche quella di Vincenzo Grasso, imprenditore di Locri che denunciò il pizzo in anni in cui nemmeno di nominava e pagò con la vita nel marzo del 1989. Presente la figlia Stefania, impegnata da anni in Libera.  </p>
<p>Gli Azzurri adesso già a Roma per celebrare al Quirinale i 150 anni dell’unità d’Italia, con il ricordo di una splendida e speciale giornata vissuta all’altro capo del paese. Ciò avverrà martedì’, poche ore prima dell’altra amichevole con l’Uruguay, in vista degli Europei 2012.  </p>
<p>Un gesto che sarà ricordato per sempre, di cui andare orgogliosi. I Grandi atleti che fanno sognare incontrano i piccoli giocatori che sognano. Uomini ascoltano le storie di altri uomini, del Sud, quello che alla lotta alla mafia ha pagato fino ad ora il tributo più alto. </p>
<p>La sfida di oggi non aggiunge certo una stella sul gagliardetto della nazionale, dove ora campeggiano le quattro stelle come le vittorie dei Mondiali nel 1934 in Italia, nel 1938 in Francia, nel 1982 in Spagna e nel 2006 in Germania, ma certamente arricchisce il bagaglio comune di emozioni.</p>
<p>di Anna Foti</p>
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