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Svimez: Calabria sempre più povera, aumenta il gap anche con le altre regioni del Sud.

in ambiente e trasporti / economia e lavoro

Una Calabria sempre più dietro e sempre più isolata, non solo dal resto d’Italia ma adesso anche all’interno del Mezzogiorno stesso. Già nel mese di luglio i dati del rapporto Svimez non erano incoraggianti per la nostra regione, considerata la più povera d’Italia. A distanza di qualche mese, nella presentazione ufficiale del rapporto alla Camera dei deputati, si è voluto rimarcare ancora questo solco tra Nord e Sud nel crescita economica.

Sud-alla-fame-per-lo-Svimez-uno-su-tre-rischia-la-povertà-800x500_cMa si è anche parlato di lievi segnali di ripresa, delle previsioni per il 2015 e per il 2016 e di proposte concrete per il rilancio dell’economia. Questa volta sono stati presentati i dati relativi ai primi mesi del 2015 riguardanti l’occupazione nel Sud che hanno registrato un lieve segnale positivo, addirittura molto di più rispetto al Centro-Nord: un +2,1% che riguarda tutte le regioni meridionali. Dato da cui viene esclusa però la nostra regione.

All’interno della relazione, l’associazione ha anche lanciato delle proposte concrete, delle direttrici di intervento prioritario per far fronte all’emergenza e per rilanciare il processo di sviluppo del Sud; dei drivers di sviluppo, che potrebbero fare del meridione d’Italia una vera e propria opportunità per l’intero Mediterraneo. Logistica, energie rinnovabili, rigenerazione urbana e ambientale, agroalimentare e agroindustria, industria culturale, ricerca e innovazione, sono i settori principali su cui puntare maggiormente.

Per quanto riguarda la logistica, il Sud in generale gode di una posizione favorevole per lo sviluppo di zone strategiche che possono essere punti fondamentali negli scambi internazionali, in particolare marittimi. Qui gioca un ruolo fondamentale la funzione di transhipment, che negli ultimi anni per i nostri porti, tra cui quello di Gioia Tauro, è stata fortemente ridimensionata a causa delle grandi compagnie di shipping che tendono a creare delle proprie basi che controllano direttamente. Un ruolo fondamentale in questo caso potrebbe essere svolto dalle cosiddette Zes, zone economiche speciali ovvero aree geograficamente delimitate in cui sono introdotte specifiche misure di agevolazione, finanziarie e fiscali, volte a favorire l’attrazione di investitori stranieri e lo sviluppo del commercio internazionale.

porto_gioia

Nel Mezzogiorno, esistono le condizioni ideali per l’istituzione di Zes in diverse aree ma in particolare in regioni in cui sono situati porti di transhipment, come la Calabria (Gioia Tauro), la Puglia (Taranto) e la Sicilia (Catania).

In particolare, occorre mettere in campo strategie che consentano al maggior porto del Sud, Gioia Tauro, di trasformarsi in un grande centro logistico di smistamento globale di merci in regime di Zes con la realizzazione di un retroporto attrattivo per investimenti da parte di imprese nazionali ed estere inserite in catene globali del valore. Questa attività di trasformazione costituisce quindi il presupposto indispensabile per l’attuazione di politiche di attrazione di investimenti.

Per quanto riguarda la rigenerazione urbana, in vista di uno sviluppo economico, civile e amministrativo delle città del sud, nel rapporto viene presa in considerazione la città di Crotone, con altre due città, Napoli e Bari. Queste rappresentano le tre città paradigmatiche del mezzogiorno: Napoli, in quanto città metropolitana, Bari, come città media e Crotone infine come realtà negativa.

crotone piazza

Crotone, era fino agli anni ’80 una città che basava la propria economia sull’industria. La crisi ebbe inizio nel ’99, con la chiusura dello stabilimento della Pertusola che portò con sé una serie di effetti negativi, non solo sull’occupazione e sull’economia, ma anche sull’ambiente a causa degli scarichi industriali.

All’interno del rapporto viene descritta come “una piccola città mediterranea costiera, ricca di storia e di risorse naturali, che rappresenta, nel Mezzogiorno, un esempio di organismo urbano non in grado di evolvere con la sua economia per rispondere alle profonde trasformazioni produttive che hanno portato alla chiusura degli impianti industriali, e una denuncia dell’inadeguatezza e delle politiche pubbliche, per fattori di mancato coordinamento, di debolezza della rete della mobilità, di discontinuità e ritardi, come nel caso della lunga e improduttiva vicenda delle aree franche urbane”. Ciò che occorre oggi a Crotone, secondo lo Svimez, “è un vero e proprio Piano di rigenerazione urbana e ambientale, che affronti congiuntamente i tre problemi: la bonifica dei siti inquinati; la rigenerazione urbana conseguente alla dismissione industriale; il riassetto idrico e geomorfologico del territorio”.

di Adelia Pantano

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