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Svuotamento lago Ampollino, Legambiente: “Le istituzioni sapevano ma non sono intervenute”

in ambiente e trasporti

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Il sit-in di Legambiente Sila organizzato alcuni giorni fa

“Se avevamo dubbi ora abbiamo la certezza”. Continua così, a suon di lettere e commenti, la battaglia di Legambiente Sila per fare chiarezza sul presunto svuotamento non autorizzato del lago Ampollino. Certezza sul fatto che “nessuna istituzione, malgrado fosse informata, è intervenuta per evitare che A2A compisse il suo disegno e procedesse nella violazione delle norme a tutela del Parco nazionale della Sila”.

Il tutto scaturisce dalla scoperta dell’esistenza di una lettera che la società di gestione del bacino idroelettrico aveva inviato, il 13 giugno 2014, alle istituzioni locali e nazionali, informandole sulle intenzioni di procedere allo svuotamento del Lago tra ottobre e novembre di quest’anno.

“A2A non è sincera quando afferma che si tratta di una manutenzione ordinaria di cui si agevola il settore agricolo in difficoltà per la siccità che avrebbe in questa stagione autunnale”, affermano gli ambientalisti e attaccano le istituzioni che consentirebbero ad una società idroelettrica di fare i propri interessi, senza proteggere l’ambiente e i cittadini.

A questa lettera ne sarebbe succeduta un’altra inviata all’Ente Parco, in cui A2A elencherebbe nel dettaglio tutte le operazioni da compiere e che, secondo Legambiente, non possono definirsi di manutenzione ordinaria trattandosi “di opere realizzate ad oltre 30 anni dall’ultimo svuotamento effettuato”, come dichiarato nella lettera dalla stessa società, la quale, si apprende, “avrebbe predisposto un Piano di Gestione, un documento a quanto pare segreto e non divulgato pubblicamente”.

Da qui le proteste degli ambientalisti che, tramite il responsabile nazionale aree protette e biodiversità, Antonio Nicoletti, scrivono al ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti e a quello dei Beni culturali, Dario Franceschini, denunciando come questo svuotamento stia provocando danni all’ambiente lacustre e abbia “fatto emergere non meglio identificate tubature sotterranee che sarebbe utile censire e classificare per verificare altri eventuali danni” e chiedendo un immediato intervento per il rispetto della legge e il ripristino dello stato dei luoghi.

Stesso intervento richiesto dal Movimento 5 Stelle, che aveva presentato un’interrogazione parlamentare in merito, a firma di Dalila Nesci e Paolo Parentela, ottenendo dal Ministero dell’Ambiente l’”importante risultato” dell’apertura di un’istruttoria. E anche Legambiente si dice soddisfatta, per il momento, della richiesta di informazioni e chiarimenti che “su nostra sollecitazione, la Direzione Generale Protezione della Natura del Ministero dell’Ambiente, ha inviato al Parco Nazionale della Sila e al Corpo Forestale dello Stato.

Adesso il passo successivo per il Cigno Verde sarà quello di chiedere l’intervento della magistratura, affinchè indaghi a fondo sulla vicenda “per stabilire le responsabilità e le eventuali sottovalutazioni, o peggio complicità, di un comportamento che consideriamo illegittimo da parte di A2A”.

di Gianluigi Catalano

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