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Il Teatro dell’Acquario sommerso dai debiti rischia la chiusura: il Comune di Cosenza interviene in soccorso – Intanto prosegue la concertazione tra l’assessorato regionale alla Cultura e gli operatori del settore. Nino Racco: «Obiettivo è il rifinanziamento della Legge 3. Il momento è buono, dobbiamo sfruttarlo»

in cultura e società

COSENZA – “La possibilità che il Teatro dell’Acquario possa definitamente chiudere i battenti è concreta”. Il grido d’allarme lanciato dalla storica compagnia cosentina attraverso il proprio sito internet non lascia molto spazio a interpretazioni. Una condizione di precarietà economica che accomuna purtroppo tanti operatori della cultura e che rischia davvero di far sparire realtà storiche del teatro calabrese.

teatro dell'acquario
Una di queste è appunto il Teatro dell’Acquario di Cosenza che ha ricevuto recentemente l’invito a comparire il 20 novembre davanti al giudice per vedersi convalidato lo sfratto per morosità. Il proprietario del capannone in via Galluppi che ospita la compagnia si è infatti rivolto al tribunale cosentino per rivendicare sei mesi d’affitto non ancora incassati.

«È bene che si sappia – chiarisce però la compagnia cosentina – che la morosità riguarda gli ultimi sei mesi dopo 32 anni di corretta locazione». Il Teatro dell’Acquario nonostante il suo nome non naviga certo in buone acque e ha sul groppone un debito di 35mila euro.

Detto questo, c’è da dire che la cooperativa vanta anche un molto più sostanzioso credito nei confronti dell’Ente Regione, che si attesta sui 100mila euro circa e che si è accumulato dal 2010 a oggi. «Non solo – aggiunge il direttore del Teatro dell’Acquario Antonello Antonante – La Regione c’ha impedito di partecipare ai bandi negli ultimi 4 anni perché non erano ammesse le cooperative».

Il Teatro cosentino ha alle spalle 32 anni di attività ininterrotta che, pur con i pochi mezzi a disposizione, ha ospitato rassegne e spettacoli locali, nazionali e internazionali, ospitando tra gli altri Dario Fo, Eugenio Barba, Emma Dante, Pippo Del Bono, Leo De Berardinis e Toni Servillo. Tutto questo ora rischia di scomparire.

Per evitare la chiusura si è costituito un comitato spontaneo di circa 60 persone: «Questi volontari – ci spiega Antonante – stanno andando in giro per la città a fare la questua. Sono stati aperti tanti salvadanai per la città. Un fatto molto gratificante, certo, perché significa che la comunità sta rispondendo bene, ma visto l’ammontare del debito non è così che si può risolvere il problema».

Per questo, in soccorso del Teatro dell’Acquario è intervenuto negli ultimi giorni il Comune di Cosenza che ha incontrato la cooperativa: «L’Amministrazione – prosegue il direttore del teatro – non potendo dare un contributo a fondo perduto, ha però individuato una possibile soluzione e ha deciso di acquistare 3 nostri spettacoli».

Il primo di questi è andato in scena proprio ieri sera, “Malaluna” con Gianfranco Quero, ispirato alle opere di Luigi Pirandello. La rassegna, dal titolo “Teatro e letteratura”, prevede per questa sera la pièce “Moby Dick” con Maurizio Stammati, e per domani “Lo Stipo”, con Maria Marino e Maurizio Stammati. Tutti gli spettacoli sono a ingresso gratuito.

Si tratta naturalmente di una soluzione estemporanea, dettata dall’emergenza, che di certo non permetterà di superare le difficoltà economiche della compagnia. Servirebbe invece una pianificazione più a lungo periodo da parte della Regione per poter garantire la pluralità dell’offerta culturale calabrese e scongiurare di conseguenza la morte di realtà come il Teatro dell’Acquario.

Non a caso, la stagione estiva appena trascorsa ha messo in luce tutto il malcontento degli operatori culturali. Un’estate molto calda sotto questo aspetto che è sfociata con il famoso documento congiunto e sottoscritto da 23 compagnie e 56 operatori del settore, nato su iniziativa di Nino Racco, con il quale veniva criticato il sistema di stanziamento dei fondi regionali per il teatro.

Nel mirino vi era il Magna Graecia Teatro Festival, una manifestazione che ha letteralmente prosciugato le risorse destinandole tra l’altro a produzioni non calabresi. In particolare, veniva criticato il direttore artistico Giorgio Albertazzi, colpevole di aver selezionato spettacoli e produzioni troppo vicini al suo entourage romano.

Rassegna che ha subito molte critiche sul piano organizzativo anche dagli stessi ospiti saliti sui palchi calabresi. Come testimoniato dal famoso intervento di Enrico Montesano durante il suo spettacolo, cliccatissimo in rete su youtube.

Per la prima volta, dunque, le compagnie calabresi hanno fatto fronte comune per rivendicare maggiore attenzione, quindi risorse, da parte dell’Ente regionale. E il frutto della protesta non è tardato ad arrivare.

A ottobre, infatti, l’assessore regionale alla Cultura, Mario Caligiuri, ha convocato intorno a un tavolo tutti gli operatori calabresi per discutere della programmazione futura. «Durante il primo incontro – ci ha raccontato Nino Racco – i rappresentanti dell’assessorato si sono dimostrati disponibili ad accogliere le nostre richieste. Ci siamo messi a lavoro sulla Legge 3, per ampliare il finanziamento anche alle compagnie emergenti che non sono mai state finanziate. Caligiuri ha fatto una richiesta all’assessore al Bilancio per un rifinanziamento di un milione di euro in totale. Se la legge dovesse essere rifinanziata sarebbe già una prima conquista. Questo permetterebbe una circolazione di denaro con ricadute positive su tutto il settore».

Le compagnie calabresi hanno chiesto inoltre che il 10% delle risorse vengano destinate alle new entry che prevedano al loro interno coinvolgimento di persone di età tra i 18 e i 35 anni. E ancora, gli operatori hanno proposto l’apertura di uno sportello regionale dedicato al teatro e alcune modifiche al Testo Unico sulla cultura, tra cui l’inserimento della voce “teatro sperimentale di ricerca e di innovazione”.

«Nelle altre leggi regionali – ha commentato Racco – sperimentazione, ricerca e innovazione è esplicitamente espresso». Intanto, una prima conquista è la decisione della Regione di mantenere permanente il tavolo di concertazione con gli operatori teatrali. Si terranno audizioni periodiche con la Commissione cultura e quella bilancio. Serve però voltare pagina e dare una svolta radicale a un settore in perenne difficoltà.

«C’è bisogno di rinnovamento non solo da parte delle istituzioni e dei rappresentanti politici ma anche da parte degli artisti – ha ammesso Racco – Noi possiamo competere economicamente nel settore turistico se potenziamo la nostra offerta, inventandoci qualcosa di unico. È inutile inseguire un cadavere, il teatro classico di prosa. L’alternativa è artistica, dobbiamo solo mettierci a lavorare. La Calabria dovrebbe diventare il centro della sperimentazione mediterranea, dell’incontro con le culture nord africane e medio orientali. Tutte ricchezze che non vengono sfruttate. Il momento è positivo e dobbiamo esser capaci di sfruttarlo».

di Enrico De Grazia

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