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Dopo una giornata di tensione e violenza termina l’assedio a Palazzo Campanella – I precari Lsu-Lpu ottengono la proroga delle convenzioni ma non la stabilizzazione. Vertice a Roma fissato per il 21 novembre

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REGGIO CALABRIA – Palazzo Campanella è stato letteralmente preso sotto assedio da questa mattina fino a poche ore fa. I lavoratori precari Lsu-Lpu sono infatti giunti in massa in riva allo Stretto per rivendicare il diritto alla stabilizzazione dopo 17 anni di servizio presso gli enti locali calabresi.

I precari Lsu-Lpu assediano Palazzo Campanella in attesa del Consiglio regionale

I precari Lsu-Lpu assediano Palazzo Campanella in attesa del Consiglio regionale

Un presidio, quello organizzato dall’USB Calabria in occasione della seduta del Consiglio regionale, che è appunto diventato un vero e proprio assedio durante il giorno. E non sono mancati i tafferugli. Uova e bottiglie sono stati lanciati contro il palazzo e i rappresentanti istituzionali e la Polizia in tenuta antisommossa è stata costretta a intervenire.

La tensione è infatti sfociata in violenza quando all’esterno del palazzo è arrivata la notizia che la stabilizzazione per il momento non sarebbe avvenuta e che la Regione aveva garantito per ora solo i pagamenti dei mesi di settembre e ottobre, mentre per novembre e dicembre i comuni si sarebbero dovuti far carico di anticipare i soldi e pagare i lavoratori.

I mille precari presenti nelle prime ore del mattino sono quasi raddoppiati durante il giorno e hanno cominciato ad alzare la voce intorno alle 13, orario in cui era previsto l’inizio dell’Assise regionale. Proteste appoggiate anche dai circa 200 sindaci calabresi giunti a Reggio per la manifestazione, e che hanno convinto la Regione ad aprire le porte agli amministratori comunali e ai rappresentanti sindacali di Usb, Cgil, Cisl e Uil per cercare di trovare una soluzione condivisa.

Soluzione che però, come dicevamo, non ha per nulla convinto sindaci, sindacati e lavoratori: «E’ forte la delusione per la proposta davvero minimalista della Regione – ha commentato al termine dell’incontro l’Usb Calabria – I sindaci sono infuriati così come la delegazione Usb e i lavoratori».

La momentanea fumata nera ha provocato l’occupazione della sala riunioni di Palazzo Campanella da parte dei primi cittadini calabresi, per nulla intenzionati a uscire senza la riapertura dei termini della trattativa. Un’azione coordinata con i lavoratori all’esterno che nel frattempo avevano deciso di bloccare tutte le uscite del palazzo e di non muoversi senza risposte certe da Roma sulla convocazione del tavolo tecnico per la stabilizzazione.

Un intervento a caldo a margine del confronto è arrivato anche da alcuni consiglieri regionali. In un documento congiunto, infatti, Nicola Adamo, Antonino De Gaetano, Mario Franchino, Pietro Giamborino, Giuseppe Giordano, Carlo Guccione, Damiano Guagliardi, Rosario Mirabelli, Demetrio Naccari Carlizzi, Sandro Principe, Antonio Scalzo, Francesco Sulla, Domenico Talarico e Pasquale Tripodi hanno attaccato la Giunta Scopelliti: «L’Esecutivo regionale, nonostante gli impegni assunti al momento dell’approvazione del Bilancio preventivo 2013 e ufficialmente rinnovati dall’assessore regionale al Lavoro nei mesi scorsi, non ha finanziato la quota di risorse di propria competenza per la copertura delle indennità e dei sussidi.
Nella programmazione finanziaria non c’era da improvvisare nulla, si doveva solo riportare la quota ormai storicizzata di cofinanziamento regionale che, negli anni precedenti, almeno dal 2007 ad oggi non è sostanzialmente variata».

I consiglieri hanno chiarito di non voler fare nessuno sconto al Governo nazionale a cui «si possono anche chiedere maggiori risorse, ma in Calabria bisogna aver fatto il proprio dovere. Non intendiamo assolutamente fare sconti alle responsabilità nazionali ma riteniamo sia una debolezza invocare ora in Calabria il “tutti uniti contro Roma”. Abbiamo il diritto di essere ascoltati a Roma ma dobbiamo per questo presentarci con maggiore dignità e con una proposta che non può essere subordinata alla necessità di dover fronteggiare una esasperata condizione emergenziale. Avere le carte in regola deve significare poter avere il diritto di ‘alzare la voce’ per rivendicare prioritariamente una soluzione strutturale per una stabilizzazione definitiva dei lavoratori e per un programmato, rapido percorso di svuotamento del bacino che costringe da oltre quindici anni i lavoratori in condizioni di precarietà».

Criticata anche la soluzione per gli indennizzi relativi agli ultimi mesi dell’anno in corso: «Le spettanze dei lavoratori maturate nel 2013 debbono essere garantite e corrisposte dalla Regione e non debbono essere addirittura scaricate sulle spalle dei sindaci, i quali già non riescono a fronteggiare le criticità dei loro bilanci».

Uno dei consiglieri, Demetrio Naccari Carlizzi (Pd), ha poi evidenziato come lo scorso 27 giugno era stata depositata una proposta legislativa di iniziativa regionale per affrontare il problema che però la Regione ha completamente ignorato. Di altro parere, invece, il capogruppo Udc, Ottavio Bruni, secondo il quale «dopo una giornata difficile la soluzione concordata è la migliore possibile».

Intorno alle 18 però arriva la svolta. La Regione decide di riaprire le trattative e concede ai 5mila lavoratori la proroga delle convenzioni per tutto il 2014 oltre al pagamento degli arretrati.
Una conclusione che non ha comunque soddisfatto l’Usb Calabria che ha accettato questo risultato parziale solo grazie all’impegno dell’Ente ad aprire un tavolo nazionale per discutere della stabilizzazione, già il prossimo 21 novembre a Roma. Incontro al quale dovrebbero essere presenti, oltre a USB e alle altre OO.SS., anche una delegazione dei sindaci.

«Forti però dell’esperienza e dei precedenti – commenta il sindacato di base – l’USB invita però tutti i lavoratori a mantenere lo stato di agitazione fino al 21 novembre, considerando che l’unico risultato che il nostro sindacato giudica accettabile, non è il rinnovo delle convenzioni, ma la stabilizzazione per tutti». Appuntamento, dunque, tra 9 giorni. La vertenza è ben lungi dall’essere conclusa.

di Enrico De Grazia

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