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Traffico illecito di reperti archeologici: coinvolto anche il clan Mancuso

in politica e cronaca

VIBO VALENTIA – Avevano scavato fino a creare una vero e proprio tunnel lungo una quarantina di metri che dal centro di Vibo arrivava allo scavo archeologico di “Scrimbia”. I reperti venivano trafugati e venduti, anche all’estero, tramite il mercato illegale. Secondo gli investigatori, l’organizzazione godeva del beneplacito della cosca Mancuso, che non partecipava direttamente alle attività, ma comunque godeva dei suoi ricavi.

L’inchiesta della Dda di Catanzaro, è stata coordinata dai due procuratori aggiunti, Vincenzo Luberto e Giovanni Bombardieri, e dal sostituto Camillo Falvo.

Nell’operazione odierna, nata da un filone dell’inchiesta “Purgatorio”, i carabinieri del nucleo “Tutela del patrimonio culturale” di Cosenza e del Ros di Catanzaro hanno eseguito sei ordinanze di custodia cautelare, di cui una in carcere, tre arresti domiciliari e tre divieti di dimora nel territorio di Vibo Valentia.

Inoltre sono in corso numerose perquisizioni nelle province di Vibo Valentia, Catanzaro, Reggio Calabria, Napoli, Avellino, Roma e Asti.

Numerosi reperti archeologici inviati dalla Calabria sono stati sequestrati a Berna, in Svizzera, nell’abitazione di Luigi Fabiano, ritenuto un trafficante internazionale di reperti.

Fra i finanziatori ed i partecipanti all’organizzazione, pure diversi vibonesi insospettabili e “colletti bianchi”.

Ecco i nomi delle persone coinvolte nell’operazione:

In carcere

Pantaleone Mancuso

Arresti domiciliari

Giuseppe Braghò
Francesco Staropoli
Giuseppe Tavella

Divieto di dimora nel Comune di Vibo Valentia

Orazio Cicerone
Luigi Fabiano
Pietro Proto

Indagati a piede libero

Gaetano Sacalamogna
Alberto Di Bella
Francesco Agnini
Carmelo Pardea
Rosario Pardea

redazione CN

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