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Trivellazioni: gli ambientalisti contestano le Regioni e rilanciano il referendum

in ambiente e trasporti

A Policoro mercoledì scorso si sarebbe dovuto far sentire forte il “NOalle trivellazioni nello Ionio, ma così non è stato. Anzi, l’esito è stato piuttosto negativo. Poca partecipazione da parte della società civile e una forte contestazione contro le istituzioni locali che, secondo i comitati cittadini, male stanno gestendo questa situazione.

trivelle_2La manifestazione, organizzata dal sindaco della cittadina lucana, Rocco Luigi Leone, ha visto la partecipazione dei tre governatori delle regioni che si affacciano sul golfo di Taranto: Mario Oliverio per la Calabria, Michele Emiliano per la Puglia e Marcello Pittella per la Basilicata. Tutti e tre appartenenti al PD, lo stesso partito che guida il Governo e che qualche mese fa con lo “Sblocca Italia” ha dato il via libera alle trivellazioni. Molti sindaci ed esponenti delle amministrazioni dei territori interessati, tra cui Corigliano, Rossano, Trebisacce, Roseto Capo Spulico e Cassano. Presenti anche i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl Uil e Ugl.

Poche le associazioni e ancor meno i cittadini, che hanno sonoramente contestato le istituzioni presenti. Addirittura qualcuno ha parlato di un vero e proprio evento di propaganda politica, visti i protagonisti saliti sul palco e la mancanza di alcuni importanti sostenitori ed esponenti della battaglia contro le trivelle nei mari che hanno deciso di non partecipare.

“So che il bilancio della manifestazione non è stato molto buono. Io e il coordinamento non eravamo presenti. Una scelta voluta perché preferiamo agire in altri modi – ci racconta il referente del coordinamento NoTriv Calabria, Salvatore Belfiore – Questo eventi sembrano riproporre i dissidenti renziani, reduci da una lotta tra chi è a favore e chi contro al premier”.

Oliverio, presente alla manifestazione, con il suo “No forte, convinto e unitario alle trivellazioni”, ha ribadito attraverso una nota del suo portavoce, che tutto questo si è concretizzato con “l’impugnazione di fronte alla Corte Costituzionale le norme che consentono al Governo di attivare poteri sostitutivi nei confronti delle Regioni relativamente alle autorizzazioni alle trivellazioni in mare. Il 5 aprile prossimo è stata già fissata la data per l’avvio del dibattimento”.

Questo tema era stato più volte sollecitato dai vari attivisti che negli ultimi mesi si sono impegnati nella lotta contro le trivellazioni. “Siamo soddisfatti che il presidente Oliverio, insieme al governatore della Puglia, abbiamo impugnato gli articoli 37 e 38 dello Sblocca Italia e che abbiano chiesto al governo una moratoria – afferma Belfiore – cosa che invece non è stata fatta dalla Basilicata. Avrebbe potuto agire come le altre due regioni ma non lo ha fatto”.

Peccato che negli stessi giorni, sono arrivate puntuali anche le dichiarazioni del Ministro dello Sviluppo Economico, Federica Guidi che, a nome del premier Matteo Renzi, ha confermato l’autorizzazione per le esplorazioni degli idrocarburi attraverso la tecnica dell’air gun, ovvero la tecnica di ispezione dei fondali marini per capire cosa contiene il sottosuolo e che questo non comporterebbe danni per quanto riguarda il turismo. Il ministro ha sostenuto più volte che le attività minerarie e quelle turistiche possono convivere sullo stesso territorio senza impedimenti. Nonostante questo, i tre presidenti delle Regioni interessate hanno fatto richiesta per un incontro urgente con il ministro per quanto riguarda proprio il permesso da parte della società Enel Developments Srl sulla ricerca di idrocarburi. Richiesta che è ancora in attesa di una conferma.

Altro punto di dialogo con le istituzioni calabresi è il referendum abrogativo dell’articolo 35 del Decreto Sviluppo del governo Monti, che approvato nel 2012 aveva promosso le trivellazioni nei nostri mari. Con l’entrata in vigore dello Sblocca Italia si era accelerato questo processo, sancito soprattutto dall’articolo 38, chiamato da molti “sblocca trivelle” che non lascia alle Regioni l’autorità di decidere sulle prospezioni, ricerche e coltivazioni di idrocarburi e quelle di stoccaggio sotterraneo di gas naturale, ma spetterà direttamente al Governo prendere decisioni in merito.

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L’articolo sull’air gun nel testo del ddl in Senato

Ma i tempi sono molti ristretti, infatti la raccolta firme dovrà essere presentata entro il 30 settembre prossimo, per poter quindi essere votato nella primavera del 2016 prima che i progetti petroliferi contenuti nel decreto, possano essere portati a termine. “È urgente che la nuova giunta regionale, prenda una posizione concreta e tangibile contro l’ipotesi di estrazione e ricerca petrolifera in mare – sostiene Belfiore – Speriamo anche al più presto di poter aprire un dialogo con il responsabile del dipartimento delle politiche ambientali della nostra regione”.

Il referente No Triv Calabria, inoltre, evidenzia la scarsa attenzione che nel recente ddl sugli eco-reati viene posta alla tecnica air gun. Infatti, se il nuovo articolo 452-bis del codice penale, che punisce l’inquinamento ambientale, da un lato accontenta molti, dall’altro però ha creato malumori soprattutto per quanto riguarda la questione delle trivellazioni. “All’interno della legge, una volta approvata, non ne veniva fatta più menzione”, dice Belfiore. In sostanza, nel testo del ddl in Senato veniva vietato l’uso della tecnica air gun, considerata tra i reati punibili. Ma nel momento di approvazione alla Camera, questo passaggio nel ddl è stato cancellato, provocando l’indignazione degli ambientalisti.

Salvatore Belfiore precisa la linea d’azione dell’associazione: “Siamo molto arrabbiati ma preferiamo portare avanti azioni concrete – afferma il referente calabrese – Un esempio è che i nostri dossier sono giunti fino a Bruxelles, grazie all’europarlamentare Eleonora Forenza che è riuscita a portare al parlamento europeo non solo il Coordinamento No Triv, ma anche altri rappresentati impegnati in importanti lotte ambientali, come i No Eni di Gela e i No Mous”.

Infine, il referente No Triv calabrese fa un appello alla collaborazione: “Cerchiamo di dialogare con qualsiasi partito politico, alcuni ci ascoltano e altri no. Quello che vogliamo far capire è che dare avvio alle trivellazioni significherebbe porre fine ad una terra che già di suo è una zona ad alto rischio sismico. Bisogna lavorare per trovare il metodo migliore di condurre questa battaglia. Le urla non servono”.

di Adelia Pantano

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