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Troppe truffe in agricoltura, l’Italia perde 70 mln di fondi

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La frode degli agrumi in Calabria. Gli scandali e i mancati controlli in Basilicata. Aziende non in regola. E adesso la condanna della Corte di giustizia. Che porterà Bruxelles a tagliarci le risorse.

“Gravi carenze”. Lo ripetono 27 volte, i magistrati della Corte di giustizia europea, nella sentenza che ha condannato l’Italia a restituire oltre 70 milioni di fondi europei destinati all’agricoltura. Una condanna causata da anni di malversazioni e truffe, noncuranza e inosservanza delle regole ma soprattutto dalla mancanza dei controlli, che ha consentito (non si sa quanto volontariamente) il prosperare di furbizie e latrocini.

Nel loro verdetto i giudici del Lussemburgo mettono in fila anni e anni di estenuanti carteggi fra Roma e Bruxelles, senza che le autorità italiane mettessero mai seriamente mano alle inadempienze. Come nel caso delle frodi degli agrumi in Calabria, oggetto anche di varie inchieste. Una truffa perfetta, realizzata con un metodo simile a quello messo in atto in Sicilia da Costa nostra, come ha raccontato l’Espresso: finte dichiarazioni di superfici coltivate e falsi contratti di proprietà e d’affitto, unicamente per accedere ai contributi europei. Chi doveva svolgere i controlli amministrativi e contabili non lo faceva, e così alla fine tutti i quintali di arance prodotte e lavorate risultavano solo sulla carta.

Nella primavera del 2007 in Calabria sbarcarono anche gli ispettori della Commissione europea per verificare e rimasero basiti davanti a quello che videro. Tanto che alla fine, dopo aver mandato una lettera per chiedere di riparare le inefficienze, rifiutarono la conciliazione richiesta dall’Italia. Per un motivo molto semplice: non c’erano sufficienti rassicurazioni che i controlli da allora in poi sarebbero stati eseguiti né che le irregolarità sarebbero state individuate e punite.

Leggi l’articolo completo di Paolo Fantauzzi su L’Espresso

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