Scroll To Top

Tutto pronto per il FRAC: tre giorni dedicati all’arte contemporanea

in cultura e società

Il prossimo week end tutti in FRAC. Tranquilli, non servono abiti eleganti o da cerimonia. Stiamo parlando del Festival di Ricerca per le Arti Contemporanee che andrà in scena il 24, 25 e 26 luglio ad Aieta. Un evento che segnerà un solco tra il passato e il futuro della nostra regione. Senza fare retorica, il Frac rappresenta un’occasione unica per assaporare opere e musica di artisti che in Calabria, e forse in tutto il Mezzogiorno, non hanno mai messo piede.

Primo piano

Nicoletta Grasso

“È un luogo, un contenitore – spiega la direttrice artistica del festival, Nicoletta Grasso – dove poter trovare un perfetto mix di live show di musica elettronica, ambient, post hip hop, techno, in 3mila mq di palazzo rinascimentale con una sua storia importante, impressa fra le mura, riempito per 3 giorni da artisti che stanno facendo la storia dell’arte contemporanea, del presente, di oggi, persone che ci mostrano il loro mondo, la loro sensibilità, il loro essere attraverso linguaggi contemporanei e innovativi. Sono gli artisti che per noi rappresentano il nostro tempo e saranno al FRAC mostrandoci il loro mondo, le loro visioni”.

Una tre giorni di concerti, mostre, installazioni video e audio di qualcosa come 45 artisti provenienti dall’Italia e dall’estero. A cominciare dalle installazioni dei berlinesi Pfadfinderei, un gruppo di art direction che si occupa dei visual di Moderat, Apparat e Mode Selektor. Per passare poi dalle interessanti realtà di Aurora Meccanica di Torino e di OverlabProject di Roma. E ci sarà anche spazio per artisti calabresi, come il lametino Pasquale De Sensi, o come Giuseppe Tillieci (aka Neel), di Curinga, che insieme a Donato Scaramuzzi (aka Donato Dozzy) gira il mondo con il progetto “Voices from the Lake“. Ma nella line up del festival spiccano i nomi di Ghostpoet, per gli amanti dell’alt hip hop, e Koreless, al secolo Lewis Roberts, ragazzo nato in Galles ma cresciuto musicalmente con la sua elettronica post-dubstep a Glasgow in Scozia.

FRAC_location

Il Palazzo rinascimentale di Aieta

Insomma, la musica elettronica, declinata in termini così internazionali, non era mai arrivata in Calabria. Per questo il FRAC diventa un’occasione. Per far conoscere un mondo che a queste latitudini è pressoché sconosciuto, di nicchia. Una vera e propria sfida per chi ha deciso di organizzarlo in fondo allo Stivale. “Provenendo dal campo del teatro di ricerca e delle arti visive – risponde Nicoletta – ho sentito il dovere di farlo in Calabria. Perché innanzitutto sono calabrese, di Lamezia, e poi credo che sia importantissimo oggi nella nostra regione informare le persone e fargli arrivare dei contenuti e degli stimoli che qui ancora non ci sono. La Calabria ha un territorio meraviglioso ma è anche molto vergine, soprattutto da questo punto di vista. Ecco, credo sia necessario far assaporare ai calabresi questo respiro internazionale, farlo arrivare qui”.

E poi, non è mai facile per progetti nuovi e sperimentali ottenere il supporto delle istituzioni. “Cercare sostegno dagli enti pubblici è stato difficile – ammette la direttrice artistica – A parte il Comune di Praia, quello di Aieta, che ci aiutano in piccola parte, e l’Università della Calabria, che ci ha dato il patrocinio e la disponibilità di sei tirocinanti che lavoreranno con noi, non siamo stati accolti con molto calore. Però, ci sono diversi sponsor che ci sostengono, alcuni economicamente, altri con le forniture e i servizi”. Per il week end è stata destinata un’area free camping semi attrezzata ad Aieta, in una pineta che affaccia sul mare, oltre a una serie di strutture convenzionate, tra B&B e agriturismi.

Ad ogni modo, ovunque si organizzino, iniziative di questo genere funzionano solo se si riesce a fare rete e quindi a collaborare con altre realtà culturali. Un modus operandi che farebbe solo del bene al nostro territorio. Perché mettere insieme tutte le energie positive e propositive che sono presenti in Calabria (e che sono tante) resta l’unica strada per far crescere l’intero movimento culturale. Altrimenti, restando isolati, tutti i progetti diventano insostenibili, anche se di valore.

LIVE_koreless

Koreless

Il FRAC si pone, dunque, anche come catalizzatore per nuove sperimentazioni, battendo nuove strade e coinvolgendo chi è disposto a percorrerle. Il “nuovo”, concetto che fa quasi paura dalle nostre parti, abituati ai nostri ritmi, radicati alla nostra cultura e rassicurati dalle nostre tradizioni. Diventa una sorta di ossimoro fare un festival di arti contemporanee e musica elettronica nella terra degli ulivi secolari, delle tarantelle e dei borghi antichi. Ma sta proprio in questa dicotomia il fascino del FRAC: un festival incastonato nel passato, basato sul presente e proiettato nel futuro. “Siamo sicuramente debitori del patrimonio culturale che abbiamo – chiarisce Nicoletta – ma vogliamo cercare di evidenziare e mettere in risalto il presente. Tutti gli artisti invitati stanno cavalcando l’onda di oggi. È una realtà splendida che merita di essere conosciuta”.

E non va dimenticata la tanta (si spera) gente che, grazie al festival, sbarcherà in Calabria. Un’opportunità per il settore turistico. “Abbiamo concepito il Frac come un viaggio evento – aggiunge Nicoletta – Il turista approfitta di venire in Calabria, non solo per la bellezza paesaggistica e la bontà della nostra cucina, ma anche per godere di un festival di carattere internazionale. La maggior parte delle persone che conosco fuori dalla regione non hanno mai visitato la Calabria e quindi occasioni di questo tipo servono anche per farla conoscere”.

Un progetto ambizioso e rischioso, ma che ha già ricevuto buoni riscontri: “Sono fiduciosa – dice Nicoletta – Tanti ci scrivono e stanno apprezzando l’iniziativa”. Insomma, le premesse per una buona riuscita ci sono tutte. Certo, dagli apprezzamenti all’effettiva partecipazione ce ne passa. Ma è pur sempre una prima volta e l’importante è non scoraggiarsi qualora non dovessero essere rispettate le aspettative. “Sicuramente ci sarà una seconda edizione – garantisce la direttrice – Normalmente, nelle prime edizioni si va sempre sotto in termini economici. Ma superato questo primo scoglio, penso che dalla seconda edizione in poi otterremo risultati migliori. E poi, se avessi voluto un successo economico, non avrei fatto un festival del genere, soprattutto non lo avrei fatto qui”.

Al di là del successo che potrà ottenere, il FRAC resta comunque un appuntamento importante per la Calabria e il Mezzogiorno. Cosa ci riserverà ancora non lo sappiamo e forse non riusciamo nemmeno a immaginarlo. “Hai mai visto Otto e mezzo di Fellini? Beh io Frac me lo immagino così. Certo con un linguaggio diverso, attuale, e con mezzi diversi, ma le emozioni che proverà il pubblico saranno quelle”.

di Enrico De Grazia

No comments yet