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	<title>Calabria Notizie &#187; ultim&#8217;ora</title>
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	<description>Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</description>
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		<title>‘Ndrangheta, blitz in tutta Italia: 63 arresti tra Calabria, Lazio, Veneto e Lombardia &#8211; L&#8217;operazione &#8220;Tela del ragno&#8221; è coordinata dalla Dda di Catanzaro e ha visto impegnati oltre 500 uomini tra carabinieri di Cosenza e Ros. 250 indagati, sequestrati beni per 150 milioni di euro &#8211; Per tutti le accuse vanno dall&#8217;associazione mafiosa all&#8217;omicidio, passando per usura ed estorsione</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/03/30/ndrangheta-blitz-tutta-italia-arresti-tra-calabria-lazio-veneto-lombardia-loperazione-tela-del-ragno-coordinata-dalla-dda-catanzaro-visto-impegnati-oltre-500-uom/</link>
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		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 08:14:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>Arresti in Calabria, Lombardia, Lazio e Veneto, sette cosche di ‘ndrangheta smantellate, centinaia di uomini impiegati e beni per quindici milioni di euro messi sotto sequestro. E’ questo il bilancio di una maxi operazioni contro la criminalità organizzata calabrese scattata all’alba di oggi in tutta Italia e che ha visto l’esecuzione di 63 ordinanze di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Arresti in Calabria, Lombardia, Lazio e Veneto, sette cosche di ‘ndrangheta smantellate, centinaia di uomini impiegati e beni per quindici milioni di euro messi sotto sequestro. E’ questo il bilancio di una maxi operazioni contro la criminalità organizzata calabrese scattata all’alba di oggi in tutta Italia e che ha visto l’esecuzione di 63 ordinanze di misura cautelare nei confronti di esponenti mafiosi legati ai clan. Ben 250, invece, gli indagati.<span id="more-22790"></span></p>
<p>L’operazione, denominata ‘Tela del ragno‘, è a firma dei carabinieri del Comando provinciale di Cosenza, del Ros ed è coordinata dalla Dda di Catanzaro. Oltre 500 i militari che vi hanno partecipato, oltre ad elicotteri ed unità cinofile. </p>
<p>Le indagini hanno permesso di disarticolare sette cosche attive nell’area del Tirreno cosentino, nel capoluogo e con interessi in varie regioni; smascherati anche gli autori e i mandanti di numerosi omicidi ed attentati compiuti nell’ambito di una guerra di mafia che ha viste contrapposte, tra gli anni 1999 e 2004, diverse cosche del cosentino per il controllo delle attività illecite sul territorio. Gli investigatori sono convinti di avere fatto luce anche su altri delitti, uno del 1979, uno del 1993 ed uno del 2008.</p>
<p>Secondo la ricostruzione degli inquirenti, inoltre, le cosche della ‘ndrangheta del cosentino sono riuscite ad infiltrarsi in numerosi appalti pubblici, soprattutto nella zona tirrenica. Nell’operazione sono anche stati sequestrati beni per 15 milioni di euro, tra immobili e società. Gli arrestati sono accusati di associazione mafiosa, omicidi, tentati omicidi, usura ed estorsione. </p>
<p>In particolare, sono stati ricostruiti 12 omicidi e tre tentati omicidi. Al centro dell’inchiesta, ci sono le dinamiche criminali di Cosenza e del versante tirrenico della provincia, con la ricostruzione della maggior parte dei fatti di sangue avvenuti negli ultimi 30 anni di guerre di mafia. </p>
<p>In particolare sono state colpite le cosche Lanzino-Locicero di Cosenza (subentrata a quella dei Perna-Ruà), Muto di Cetraro, Scofano-Mastallo-Ditto-La Rosa e Serpa di Paola, Calvano e Carbone di San Lucido, e Gentile-Besalvo di Amantea. </p>
<p>Queste famiglie avevano disegnato l’assetto del territorio e stabilito chi comandava sulla costa tirrenica-cosentina, indicando espressamente le cosche di riferimento. Era stato inoltre individuato un capo locale unico e i proventi delle attività illecite confluivano in una bacinella comune.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/03/30/ndrangheta-blitz-tutta-italia-arresti-calabria-lazio-veneto-lombardia/201156/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Un giorno da vivere senza mafia</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Feb 2012 10:22:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Un giorno che non c&#8217;è. Che invece vorresti ci fosse. Non ogni quattro anni come il 29 febbraio. Ma sempre. Un giorno senza &#8216;ndrangheta. A Lamezia Terme, in uno dei quartieri a più alta densità criminale d&#8217;Italia, Capizzaglie, oggi cercano di realizzarlo questo giorno. Ventiquattro ore senza malavita, provando a sradicare la [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Un giorno che non c&#8217;è. Che invece vorresti ci fosse. Non ogni quattro anni come il 29 febbraio. Ma sempre. Un giorno senza &#8216;ndrangheta. A Lamezia Terme, in uno dei quartieri a più alta densità criminale d&#8217;Italia, Capizzaglie, oggi cercano di realizzarlo questo giorno. Ventiquattro ore senza malavita, provando a sradicare la malapianta di un&#8217;intera regione. Perché in Calabria la &#8216;ndrangheta la senti, la tocchi, l&#8217;odori, ovunque. «Ogni giorno ti passa davanti», dicono gli organizzatori- al bar, al supermercato, nelle buche delle strade, nei saluti &#8220;rispettosi&#8221;. La &#8216;ndrangheta è nella politica (persino ai vertici regionali, come sostiene il colonnello dei Ros Valerio Giardina), controlla intere amministrazioni calabresi e non (Bordighera e Ventimiglia, tra gli ultimi casi), «grandi opere» e «grandi eventi» (il Tav della Valsusa, l&#8217;Expo di Milano). E Lamezia subisce maledettamente questa illegalità diffusa. <span id="more-22590"></span></p>
<p>Diritti e bisogni scambiati con favori. Un&#8217;acqua torbida in cui nuota la criminalità che inquina l&#8217;economia con il racket, l&#8217;usura, il riciclo di danaro sporco. Per mantenere e accrescere questo potere criminale, mette bombe a negozi e quartieri, spara per strada, intimidisce presìdi sociali. </p>
<p>Nella notte di Natale un ordigno venne collocato e fatto esplodere all&#8217;ingresso della Comunità Progetto Sud di don Giacomo Panizza. Due giorni fa il bis: una pallottola 7.65 contro la finestra del secondo piano della stessa sede, sita in un palazzo confiscato ai Torcasio, il clan egemone di Capizzaglie. </p>
<p>«Noi crediamo che la vita deve continuare, le vigliaccherie vanno fatte cessare e la popolazione deve credere di più nella solidarietà quotidiana», afferma don Panizza. «Il 29 febbraio, ne &#8216;Il giorno che non c&#8217;è&#8217;, la città deve intervenire, perché la solidarietà va partecipata e vissuta. E&#8217; il momento di resistere tutti insieme per traghettare un&#8217;altra Calabria». </p>
<p>Il programma è fittissimo. Già di primo mattino una &#8220;Lectio di legalità&#8221; in un liceo di Capizzaglie (con Costantino Fittante del Centro Riforme-Democrazie-Diritti, il sindaco Gianni Speranza e don Panizza). </p>
<p>Si continua nel pomeriggio in un&#8217;altra scuola del quartiere, l&#8217;Istituto Saverio Gatti (messo a soqquadro da malavitosi la notte di Martedì grasso), con attività ludiche e di educazione alla legalità con gli alunni delle scuole primarie (a cura di Arci e Cgil). </p>
<p>E alle 18 il via alla marcia, scandita in tre tappe, accompagnate da musica, giochi e colori, alternate da interventi di rappresentanti del Comitato promotore. Conclusioni affidate al Procuratore di Lamezia, Salvatore Vitello, al vescovo Luigi Cantafora e agli organizzatori (Cgil, Arci, Progetto Sud, Acli, Libera, Lila, Agesci). </p>
<p>«Pensiamo che la lotta alla &#8216;ndrangheta &#8211; dice al manifesto Giuseppe Valentino, segretario della Camera del lavoro &#8211; non debba culminare in una ricorrenza o in una celebrazione ma vada costruita con momenti culturali, passo dopo passo, smuovendo le coscienze. Abbiamo scelto il 29 febbraio perché il prossimo anno questo giorno non ci sarà e dunque non sarà un rito stantio da celebrare ogni anno. Perché la lotta deve essere quotidiana e non scandita da ricorrenze. Dipende da tutti noi la costruzione di una società libera dal potere mafioso. Oggi occuperemo le strade per affermare la supremazia dello Stato democratico e il diritto dei cittadini a viverle senza il rischio della propria vita per mano mafiosa. Invaderemo ogni angolo con i colori, i suoni, i giochi. Spaventiamoli i mafiosi, se tanta gente parteciperà alla marcia la politica sarà costretta ad interrogarsi, e ad agire».</p>
<p>di SILVIO MESSINETTI </p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilmanifesto.it/area-abbonati/ricerca/nocache/1/manip2n1/20120229/manip2pg/03/manip2pz/318795/manip2r1/Calabria/">ilmanifesto.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;avvocato Cornicello estraneo alla &#8216;ndrangheta &#8211; Il legale è stato rimesso in libertà dal gip Livio Cristofano di Cosenza che ha accolto l&#8217;articolata istanza presentata dal penalista Giovanni Zagarese &#8211; L&#8217;inchiesta sulle perizie compiacenti ai boss è partita dalle confessioni del pentito Samuele Lo Vato</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Feb 2012 08:31:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>ROSSANO (CS) &#8211; La fine di un incubo. Il gip di Cosenza, Livio Cristofano, ha scarcerato l&#8217;avvocato del foro di Rossano, Francesco Marcello Cornicello, risucchiato nelle scorse settimane nel vortice di un&#8217;inchiesta giudiziaria legata a presunte perizie medico-legali fittizie ottenute da alcuni boss della &#8216;ndrangheta per scampare ai rigori del carcere duro. L&#8217;avvocato Cornicello, che [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>ROSSANO (CS) &#8211; La fine di un incubo. Il gip di Cosenza, Livio Cristofano, ha scarcerato l&#8217;avvocato del foro di Rossano, Francesco Marcello Cornicello, risucchiato nelle scorse settimane nel vortice di un&#8217;inchiesta giudiziaria legata a presunte perizie medico-legali fittizie ottenute da alcuni boss della &#8216;ndrangheta per scampare ai rigori del carcere duro. L&#8217;avvocato Cornicello, che non era tuttavia mai entrato in contatto con esponenti della criminalità organizzata ma era solo impegnato nella difesa di un poliziotto (sospeso dal servizio) responsabile di atti di violenza contro un familiare, aveva subito contestato le pesanti accuse mossegli.<span id="more-22494"></span> </p>
<p>Il Gip distrettuale di Reggio Calabria, rilevando la mancanza di qualsiasi rapporto tra il legale ed esponenti della mafia calabrese, aveva escluso nei suoi confronti la presenza dell&#8217;aggravante mafiosa e trasmesso gli atti, per competenza territoriale, alla magistratura bruzia. </p>
<p>A Cosenza, il difensore del legale indagato, l&#8217;avvocato Giovanni Zagarese (presidente della Camera penale di Rossano) ha prodotto copiosa documentazione comprovante la regolarità della condotta tenuta dal suo assistito ottenendo così la revoca del precedente provvedimento restrittivo. </p>
<p>L&#8217;avvocato Cornicello non ha insomma mai avuto contatti con la &#8216;ndrangheta e l&#8217;evoluzione della vicenda giudiziaria lo dimostra in modo incontrovertibile.</p>
<p>Le indagini sulle ipotizzate perizie di favore intanto continuano. Il dottore Guglielmo Quartucci, responsabile della casa di cura &#8220;Villa degli Oleandri&#8221; di Cosenza ritenuto dai magistrati della Dda di Reggio in equivoci rapporti con l&#8217;indagato Giuseppe Pelle di San Luca, è ancora in carcere. Il Tribunale della libertà ha infatti confermato l&#8217;ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti. L&#8217;inchiesta ha preso le mosse dalle rivelazioni del pentito cassanese Samuele Lo Vato che, peraltro, non ha mai parlato dell&#8217;avvocato Cornicello.</p>
<p>di Arcangelo Badolati</p>
<p>da Gazzetta del Sud</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>La scalata della &#8216;ndrangheta in Toscana &#8211; Dedicato alle infiltrazioni e agli appetiti delle cosche vibonesi un intero capitolo dell&#8217;ultimo rapporto della Fondazione Caponnetto presentato a Firenze &#8211; In primo piano il ruolo dei Mancuso di Limbadi nel traffico di droga e nel reinvestimento di capitali illeciti</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Feb 2012 08:04:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; È dedicato alle infiltrazioni della &#8216;ndrangheta vibonese in Toscana un intero capitolo dell&#8217;ultimo rapporto sulle mafie presentato nei giorni scorsi a Firenze dalla &#8220;Fondazione Antonino Caponnetto&#8221;, nata nel giugno del 2003 per onorare la memoria dello storico capo dell&#8217;Ufficio istruzione di Palermo che istruì il primo maxi-processo contro Cosa Nostra. Secondo questo [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; È dedicato alle infiltrazioni della &#8216;ndrangheta vibonese in Toscana un intero capitolo dell&#8217;ultimo rapporto sulle mafie presentato nei giorni scorsi a Firenze dalla &#8220;Fondazione Antonino Caponnetto&#8221;, nata nel giugno del 2003 per onorare la memoria dello storico capo dell&#8217;Ufficio istruzione di Palermo che istruì il primo maxi-processo contro Cosa Nostra. Secondo questo rapporto, a farla da padrone in Toscana nel traffico di droga e nel reinvestimento dei capitali illeciti sarebbero elementi di primo piano del clan Mancuso di Limbadi. <span id="more-22483"></span></p>
<p>Per la Fondazione Caponnetto, un ruolo attivo nel traffico di stupefacenti in Toscana avrebbe infatti avuto, in un recente passato, «Roberto Cuturello nei confronti del quale la Dia di Catanzaro ha eseguito una confisca di beni per due milioni di euro l&#8217;8 marzo 2010. Cuturello – evidenzia il rapporto della Fondazione – proprio per questo è stato condannato dalla Corte d&#8217;Appello di Firenze. Il presunto affiliato alla cosca Mancuso è stato anche sottoposto nel maggio del 2005 al regime della sorveglianza speciale, provvedimento poi revocatogli nel dicembre successivo».</p>
<p>La Fondazione Caponnetto, richiamando quindi l&#8217;ultimo rapporto della Direzione nazionale antimafia dedicato alla Toscana sottolinea «la presenza di ramificazioni dei sodalizi calabresi, provenienti dalla provincia di Vibo Valentia, che agiscono attraverso l&#8217;acquisizione di immobili ed attività commerciali che consentirebbero una progressiva e silente penetrazione nel tessuto economico toscano». </p>
<p>Del resto, gli &#8220;affari&#8221; dei vibonesi in Toscana non rappresentano di certo una novità degli ultimi anni, essendo già emerso in inchieste avviate negli anni &#8217;90 e nel 2004 – operazioni &#8220;Batteria&#8221;, &#8220;Martiri d&#8217;Ungheria&#8221; e &#8220;Decollo&#8221; su tutte – il controllo del clan Mancuso sul giro delle truffe e sul traffico di droga.</p>
<p>Il rapporto della Fondazione Caponnetto non tralascia neppure due recenti inchieste che hanno messo in rilievo il ruolo dei vibonesi. La prima, conosciuta con il nome di operazione &#8220;Meta 2010&#8243; – scattata nel novembre scorso con 30 arresti fra le fila dell&#8217;organizzazione che sarebbe stata diretta da Vincenzo Barbieri (ucciso a San Calogero il 12 marzo dello scorso anno ) – ha fatto emergere che i narcotrafficanti, oltre al porto di Gioia Tauro, avevano scelto lo scalo di Livorno per lo sbarco di centinaia di chili di cocaina proveniente dalla Colombia occultata in scatolette di palmito. La seconda operazione, denominata invece &#8220;Rubamazzo&#8221;, il 2 dicembre scorso ha portato in carcere il vibonese Gaetano Comito – compare di Francesco Mancuso, alias &#8220;Tabacco&#8221; – e Danilo Fiumara di Francavilla Angitola, con l&#8217;accusa di aver retto le fila di un vasto traffico di capi d&#8217;abbigliamento contraffatti. </p>
<p>In questo caso l&#8217;inchiesta della Dda di Firenze – sottolinea il rapporto della Fondazione Caponnetto – è partita indagando sulla penetrazione mafiosa di alcuni elementi del vibonese in provincia di Arezzo, territorio che sarebbe stato scelto quale stabile base da dove dirigere diversi traffici illeciti.</p>
<p>Lo studio della Fondazione non dimentica inoltre che altre recenti inchieste hanno accertato l&#8217;interesse della ndrangheta vibonese pure nella gestione dei locali notturni nell&#8217;intera Toscana. Una delle cause scatenanti la penetrazione della &#8216;ndrangheta in tale regione viene fatta risalire alla legge sui &#8220;soggiorni obbligati&#8221; che avrebbe determinato la presenza di numerosi mafiosi sul territorio.</p>
<p>In conclusione, pur non presentando ancora livelli di infiltrazioni mafiose forti e radicate come in Lombardia e Piemonte, per gli anni 2011 e 2012 «la Fondazione Caponnetto, mettendo assieme tutte le operazioni condotte in Toscana, ritiene che il quadro finale in tale regione sia ugualmente preoccupante», con la &#8216;ndrangheta vibonese e quella reggina a farla da padroni in &#8220;affari&#8221; milionari.</p>
<p>di Giuseppe Baglivo</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=24666&#038;Edizione=11&#038;A=20120223">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Caso Penna, «Lo Stato ci aiuti a trovare il corpo di Michele» &#8211; I familiari dell&#8217;assicuratore di Stefanaconi scomparso il 19 ottobre 2007 chiedono un maggiore impegno nella lotta alla criminalità organizzata &#8211; Le accuse: intercettazioni chiamano in causa anche altri soggetti. Sulla vicenda i riflettori di Chi l&#8217;ha Visto</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2012/02/14/caso-penna-stato-aiuti-trovare-corpo-michele-familiari-dellassicuratore-stefanaconi-scomparso-ottobre-2007-chiedono-maggiore-impegno-nella-lotta-alla-crimi/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Feb 2012 09:22:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>VIBO VALENTIA &#8211; È stata una giornata ancora una volta dolorosa quella trascorsa ieri, davanti al Tribunale di Catanzaro, dai genitori di Michele Penna. Da anni vanno invocando giustizia e nello stesso tempo il rinvenimento del corpo del proprio figlio, scomparso il 19 ottobre del 2007 . Un caso di &#8220;lupara bianca&#8221;, tecnica criminale in uso alle cosche della mafia. Una storia raccapricciante che ha portato a distanza di poco tempo i carabinieri di Sant&#8217;Onofrio ad individuare i presunti responsabili di quell&#8217;efferato delitto: Andrea Foti, Antonio Emilio Bartolotta e Salvatore Foti. Quest&#8217;ultimo scomparso (anche lui di lupara bianca) il 23 dicembre dello stesso anno.<span id="more-22408"></span></p>
<p>«Le istituzioni devono impegnarsi nella ricerca del corpo del nostro caro così come hanno fatto in altri casi sotto la spinta del clamore mediatico», hanno detto i familiari ai cronisti al termine dell&#8217;udienza dinanzi alla Corte d&#8217;Assise d&#8217;Appello a carico di Antonio Emilio Bartolotta. Parole di dolore, di sconforto ma cariche di tanta rabbia. Il processo è slittato al 28 marzo. </p>
<p>Il presidente del collegio Fortunato Rosario Barone ha chiesto al primo presidente della Corte d&#8217;Appello di Catanzaro l&#8217;autorizzazione ad astenersi. Lo stesso ha chiarito davanti alle parti di aver adottato tale scelta per aver ricevuto &#8220;contestazioni tabellari&#8221; da parte della Procura generale inerente una presunta incompatibilità come appunto quella relativa al processo Penna. Non più tardi di una settimana fa il dott. Barone aveva trattato, in qualità di presidente della Corte d&#8217;Assise d&#8217;Appello, il processo a carico di Andrea Foti, coinvolto nella scomparsa di Penna insieme ad Antonio Emilio Bartolotta. Un&#8217;udienza che s&#8217;è conclusa con una condanna a dieci anni di reclusione dell&#8217;imputato. Foti è stato assolto dalla detenzione e porto d&#8217;arma da fuoco, mentre è venuta meno «l&#8217;aggravante della premeditazione e ritenuto il concorso anomalo nell&#8217;omicidio». In primo grado, con processo abbreviato davanti al gup, Foti era stato condannato, invece, a sedici anni di carcere.</p>
<p>Sulla eventuale incompatibilità spetta ora al primo presidente della Corte d&#8217;Appello assumere una decisione: potrebbe invitare il dott. Barone ad andare avanti nel processo spiegando in questo caso che non si ravvisano elementi di incompatibilità nel giudizio che vede imputato Antonio Emilio Bartolotta, già condannato a 25 anni di carcere, oppure procedere diversamente e nominare un nuovo collegio giudicante. «Può sembrare un paradosso – ha poi aggiunto dopo il rinvio dell&#8217;udienza il fratello di Penna, Enrico – quello di Michele è uno dei pochi casi in cui si sa tutto: chi è stato, chi lo ha fatto sparire. Ma purtroppo ancora non c&#8217;è il corpo. Chiediamo che venga ritrovato, così come nel caso di Yara e Sarah, in cui lo Stato si è mosso con il clamore mediatico».</p>
<p>Insomma la famiglia Penna torna ad uscire allo scoperto, e chiede una maggiore attenzione da parte degli organi inquirenti. A dare forza alla denuncia è lo stesso avvocato di parte civile, Fabio Repici del foro di Messina: «Il mancato ritrovamento del corpo – ha detto il legale – significa da parte dello Stato abdicare al controllo del territorio e lasciarlo alla criminalità. Nelle intercettazioni agli atti dell&#8217;inchiesta si fanno anche i nomi di chi avrebbe occultato il cadavere, ma non sappiamo se siano stati indagati o interrogati. Sulla vicenda, in passato, è stata presentata una interrogazione parlamentare È auspicabile che su questa vicenda torni l&#8217;attenzione del Parlamento».</p>
<p>L&#8217;avv. Repici mesi addietro rivolgendosi al Prefetto aveva addirittura chiesto una commissione di accesso agli atti al comune di Stefanaconi, dopo che la giunta aveva deciso di rinunciare alla costituzione di parte civile nel procedimento d&#8217;appello. Un provvedimento che è stato successivamente &#8220;corretto&#8221; su intervento del prefetto Luisa Latella.</p>
<p>E ieri al processo a carico di Emilio Bartolotta (difeso dall&#8217;avvocato Salvatore Staiano) e dei coniugi Francesca Foti e Maurizio Sacchinelli (avv. Michelangelo Miceli) che rispondono di favoreggiamento, si è presentata anche un troupe di Rai3 della trasmissione &#8220;Chi l&#8217;ha visto?&#8221; che ha chiesto al presidente della Corte d&#8217;Assise d&#8217;Appello di poter riprendere il processo.</p>
<p>di Nicola Lopreiato</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=20501&#038;Edizione=11&#038;A=20120214">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Isola felice: patenti facili, prime decisioni del Tdl &#8211; L&#8217;inchiesta è stata avviata dalla Procura di Lamezia Terme e condotta dalla Polizia Stradale &#8211; Scarcerato Gaetano De Salvo. Nessun obbligo per tre titolari di scuola guida</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2011 11:19:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Sono state depositate nel pomeriggio di ieri le prime decisioni del Tribunale del Riesame (Adalgisa Rinardo presidente, Sergio Natale e Ilaria Tarantino a latere) in merito a dodici posizioni delle altrettanti persone indagate nell&#8217;inchiesta della Procura di Lamezia Terme sul rilascio di &#8220;patenti facili&#8221;, sfociata nell&#8217;operazione &#8220;Isola felice&#8221; compiuta dalla polizia stradale su [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Sono state depositate nel pomeriggio di ieri le prime decisioni del Tribunale del Riesame (Adalgisa Rinardo presidente, Sergio Natale e Ilaria Tarantino a latere) in merito a dodici posizioni delle altrettanti persone indagate nell&#8217;inchiesta della Procura di Lamezia Terme sul rilascio di &#8220;patenti facili&#8221;, sfociata nell&#8217;operazione &#8220;Isola felice&#8221; compiuta dalla polizia stradale su delega del sostituto procuratore Domenico Galletta.<span id="more-21932"></span></p>
<p>I giudici hanno revocato la misura cautelare degli arresti domiciliari disposta a carico di Gaetano De Salvo, 51 anni, di messina, attuale direttore facente funzioni della Motorizzazione civile di Catanzaro, per il quale però è stata disposta la sola interdizione temporanea di due mesi dall&#8217;esercizio di un pubblico ufficio, non ravvisando a suo carico &#8211; così come era stato evidenziato dai suoi legali, gli avvocati Gianni Russano e Francesco Pullano &#8211; i gravi indizi di colpevolezza relativamente alla contestazione di associazione a delinquere che gli è stata mossa. </p>
<p>I giudici hanno anche annullato la misura cautelare dell&#8217;obbligo di dimora nei confronti di Andrea Scalzo, 32 anni, di Catanzaro; Nicola Sola, 45 anni, di Mormanno; Andrea Cristini, 21 anni, di Catanzaro; tutti titolari di una scuola guida e tutti difesi dall&#8217;avvocato Gregorio Viscomi. Nelle prossime ore dovrebbero essere depositate le decisioni anche per gli altri otto indagati per i quali i legali avevano discusso il 29 novembre l&#8217;appello.</p>
<p>Nei giorni scorsi i giudici del Tribunale del Riesame avevano valutato la posizione dell&#8217;ingegnere Roberto Arcadia, funzionario della motorizzazione civile di Catanzaro, difeso dall&#8217;avvocato Giancarlo Pittelli, decidendo per la scarcerazione dell&#8217;uomo ma con la sospensione dall&#8217;esercizio del pubblico ufficio e la conseguente interdizione temporanea dallo svolgimento delle attività lavorative. </p>
<p>In questo caso i giudici hanno annullato il provvedimento cautelare impugnato relativamente a quattro dei cinque capi d&#8217;accusa contestati all&#8217;ingegnere, mentre è stata confermata la gravità indiziaria solo per un capo.</p>
<p>Le accuse complessivamente contestate nell&#8217;inchiesta sono, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, all&#8217;abuso d&#8217;ufficio, al falso ed alla truffa ai danni dello Stato, in questo caso il ministero delle Infrastrutture e trasporti. In tutto le persone coinvolte nell&#8217;inchiesta sono 161. </p>
<p>Infatti, sono state in tutto 17 le persone arrestate e 144 quelle indagate in stato di libertà per diversi reati tutti mirati a fare avere le patenti facili truccando esami di guida, in cambio di mazzette fino a 3 mila euro. La Polizia Stradale ha inoltre effettuato, durante l&#8217;operazione, il sequestro preventivo di 66 patenti di guida, 50 certificati di formazione professionale Adr e 195 veicoli sottoposti a collaudo straordinario mediante la produzione di relazioni tecniche ritenute apocrife. </p>
<p>L&#8217;indagine, secondo le accuse, ha permesso di svelare un&#8217;organizzazione che con la complicità di funzionari della Motorizzazione civile e di alcune autoscuole di Lamezia Terme, Catanzaro, e di Praia a Mare, immettevano sulle strade patentati a rischio.</p>
<p>di Giuseppe Mercurio</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=167145&#038;Edizione=9&#038;A=20111202">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Blitz della Dda, arrestato magistrato calabrese: “Favoriva il clan Valle-Lampada e i suoi interessi” &#8211; In manette anche l&#8217;avvocato milanese Vincenzo Minasi e Francesco Morelli, componente del Consiglio Regionale della Calabria, eletto nella lista &#8216;Pdl-Berlusconi per Scopelliti&#8217; &#8211; Carcere anche per i fratelli Francesco e Giulio Giuseppe Lampada, imprenditori legati al clan Valle, trapiantato in Lombardia, e per il maresciallo capo della Guardia di Finanza Luigi Mongelli</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/11/30/blitz-della-dda-arrestato-magistrato-calabrese-favoriva-clan-lampada-suoi-interessi-manette-anche-lavvocato-milanese-vincenzo-minasi-francesco-morelli-componente/</link>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 09:28:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Magistrati di spicco, politici di primo piano, uomini delle forze dell’ordine e affiliati: è un’operazione anti-’ndrangheta che coinvolge tutti i livelli quella in corso in queste ore a Reggio Calabria ad opera della Dda di Milano e delle Squadre mobili delle due città. In manette Francesco Morelli, consigliere regionale del Pdl, considerato dagli inquirenti l’anello di collegamento tra i clan e gli ambienti politici nazionali. Il suo non è l’unico nome di peso. Corruzione, favoreggiamento personale, rivelazione del segreto d’ufficio con l’aggravante di aver agevolato le attività della ‘ndrangheta<span id="more-21881"></span>: con queste accuse, la Dda di Milano ha arrestato il giudice Vincenzo Giglio, 51 anni, presidente anche di Corte d’Assise e della sezione misure di prevenzione del Tribunale di Reggio Calabria, esponente della corrente di sinistra di ‘Magistratura democratica’, docente di diritto penale alla Scuola di specializzazione per le professioni legali dell’Università statale Mediterranea di Reggio Calabria. </p>
<p>Secondo gli inquirenti, avrebbe favorito un esponente del clan Valle-Lampada, di origine reggina ma insediato da decenni in provincia di Milano. In cambio avrebbe ottenuto “spinte” di carriera per la moglie Alessandra Sarlo, dirigente della Provincia e commissario straordinario della Asl di Vibo Valentia, poi messa sotto inchiesta per mafia.</p>
<p>L’inchiesta del procuratore aggiunto milanese Ilda Boccassini e dei sostituti procuratori Paolo Storari e Alessandra Dolci ha fatto scattare le manette anche per l’avvocato milanese Vincenzo Minasi e per Francesco Morelli, componente del Consiglio Regionale della Calabria, eletto nella lista ‘Pdl-Berlusconi per Scopelliti’. </p>
<p>Le misure cautelari hanno raggiunto anche <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/06/27/la-moratti-festeggia-la-fine-della-campagna-elettorale-e-la-ndrangheta-si-siede-in-prima-fila/32237/">i fratelli Lampada, imprenditori legati al clan Valle e introdotti negli ambienti politici milanesi</a>.  Francesco Lampada è accusato di corruzione e intestazione fittizia di beni, ed era già detenuto per associazione mafiosa, concorso in usura e ancora per intestazione fittizia di beni. </p>
<p>In carcere è finito Giulio Giuseppe Lampada, per associazione mafiosa, corruzione, concorso in rivelazione di segreti d’ufficio, intestazione fittizia di beni. Arresti domiciliari per Maria Valle, moglie di Francesco Lampada, per corruzione.</p>
<p>Francesco Morelli, 53 anni, è stato eletto nel Consiglio regionale della Calabria, nella circoscrizione di Cosenza, per il Pdl, con 13.671 preferenze. E’ presidente della Commissione Bilancio, ex presidente della Commissione speciale di vigilanza e membro degli Istituti regionali ricerca e aggiornamenti educativi presso il Ministero della Pubblica Istruzione. E’ stato anche direttore generale di Europa occupazione – Impresa e solidarietà della Fondazione Cassa Risparmio di Roma. </p>
<p>Il politico ha partecipato alla costituzione di “Area”, la rivista della Destra Sociale di An che fa capo all’attuale sindaco di Roma Gianni Alemanno. Nel 2002 è stato anche Capo di Gabinetto della Giunta regionale guidata da Giuseppe Chiaravalloti.</p>
<p>Quanto all’avvocato Misasi, è fra l’altro il difensore di Maria Valle, figlia del patriarca Francesco, della quale tempo fa aveva ottenuto l’annullamento dell’arresto in Cassazione. Nel luglio del 2010 diversi esponenti della famiglia Valle erano finiti in carcere per associazione mafiosa e usura, e <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/01/stile-scarface-la-villa-bunker-di-don-ciccio-porte-blindate-cani-e-telecamere-a-vista/35145/">la Squadra Mobile di Milano aveva sequestrato il loro quartier generale</a>, il ristorante La Masseria di Cisliano, comune a sudovest del capoluogo lombardo.</p>
<p>In carcere, inoltre, anche il maresciallo capo della Guardia di Finanza, Luigi Mongelli, per corruzione, e sono in corso perquisizioni che riguardano anche Giancarlo Giusti, giudice in servizio presso il Tribunale di Palmi. </p>
<p>In tutto, gli arresti dovrebbero essere una decina. Sono stati fermati anche tre presunti affiliati alla ‘ndrangheta, Gesuele Misale, Alfonso Rinaldi e Domenico Nasso. Misale è accusato di associazione mafiosa e intestazione fittizia di beni, Nasso di associazione mafiosa e Rinaldi di intestazione fittizia di beni aggravata dalle modalità mafiose.</p>
<p>I fermi sono stati eseguiti dalle Squadre mobili di Reggio Calabria e di Milano. Su disposizione della Dda di Reggio Calabria sono stati perquisiti, inoltre, gli studi degli avvocati Francesco Cardone, del Foro di Palmi, e Giovanni Marafioti, del Foro di Vibo Valentia, indagati nella stessa inchiesta. </p>
<p>La dda di Reggio Calabria ha confermato che il provvedimento di custodia cautelare è del Gip di Milano, su richiesta della Dda del capoluogo lombardo, mentre la Dda di Reggio Calabria ha emesso il provvedimento di fermo eseguito stamattina.</p>
<p>Immediata la reazione delle istituzioni calabresi. ”Fateci leggere le carte. Dateci la possibilità di leggere qualcosa. Ancora non abbiamo nessuna notizia” ha detto il presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti in merito all’arresto del consigliere regionale Franco Morelli.</p>
<p>La Dda di Milano e il gip Gennari hanno individuato la competenza territoriale della magistratura milanese per queste indagini perché il reato al centro dell’inchiesta è quello di associazione mafiosa che riguarda il clan Valle.</p>
<p><strong>VIDEO: <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=_2nz-0d4NIM&#038;feature=player_embedded">Napoli, 7 maggio 2010: Vincenzo Giglio parla della nuova lotta alla ‘Ndragnheta</a></strong></p>
<p><strong>VIDEO: <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.youtube.com/watch?v=nSfi4-1cR40&#038;feature=player_embedded">Alemanno sponsorizza la candidatura di Francesco Morelli</a></strong></p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/30/ndrangheta-arrestato-magistrato-calabrese-favoriva-cosche/174168/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Reggio Calabria, la cosca Tegano “socia” dell’azienda comunale di manutenzione &#8211; Undici arresti nell&#8217;operazione condotta dal Gico della Guardia di Finanza: una rete di colletti bianchi avrebbe garantito al boss la partecipazione nel capitale della municipalizzata Multiservizi srl</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Nov 2011 09:52:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; La Multiservizi srl è l’azienda municipalizzata di Reggio Calabria che si occupa della manutenzione ordinaria e straordinaria dei beni immobili del Comune. Tra i soci ci sono lo stesso Comune e la ‘ndrangheta. Questa l’accusa formulata dalla Direzione distrettuale antimafia, che all’alba ha fatto scattare l’operazione Astrea contro la cosca Tegano-De Stefano [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; La Multiservizi srl è l’azienda municipalizzata di Reggio Calabria che si occupa della manutenzione ordinaria e straordinaria dei beni immobili del Comune. Tra i soci ci sono lo stesso Comune e la ‘ndrangheta. Questa l’accusa formulata dalla Direzione distrettuale antimafia, che all’alba ha fatto scattare l’operazione Astrea contro la cosca Tegano-De Stefano – tra le più potenti della criminalità calabrese – e alcuni colletti bianchi che secondo gli inquirenti avrebbero fatto da prestanome.<span id="more-21747"></span></p>
<p>Il Gico della Guardia di Finanza di Reggio ha arrestato 11 persone. Tra i soggetti colpiti dal provvedimento ci sono il boss Giovanni Tegano, 72 anni, l’imprenditore Giuseppe Rechichi, 53 anni, che aveva ricoperto incarichi amministrativi nella municipalizzata Multiservizi, e Giovanni Zumbo, la “talpa” legata ai servizi segreti già arrestata in passato perché accusato di fornire alle cosche inforrmazioni sulle indagini in corso. </p>
<p>Ordine di custodia anche per la moglie Maria Francesca Toscano, avvocato, la sorella Patrizia Zumbo e il cognato Roberto Emo, commercialista. Altri prestanome e fiancheggiatori della cosca sarebbero Rosario Rechichi, fratello di Giuseppe, i due figli Antonio e Giovanni Rechichi, oltre a Maurizio e Antonio Mavilla.</p>
<p>Proprio questi presunti prestanome, che la Dda di Reggio accuisa di appartenere all’”area grigia” che fiancheggia la criminalità nelle operazioni d’affari, consentivano alla cosca Tegano di partecipare al capitale dell’azienda mista pubblico-privata. Il controllo avveniva tramite una serie di passaggi societari. Era nelle mani della cosca la Recim srl, che controlla il 33% della società Gestione servizi territoriali srl che a sua volta controlla il 49% della Multiservizi srl.</p>
<p>I finanzieri stanno procedendo a numerose perquisizioni, alcune delle quali in studi professionali, commerciali e legali. Sono stati eseguiti sequestri per oltre 50 milioni di euro, comprese 15 unità immobiliari tra fabbricati e terreni, otto autoveicoli e numerosi conto correnti bancari.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/11/18/reggio-calabria-cosca-tegano-socia-dellazienda-comunale-manutenzione/171549/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
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		<title>Ucciso imprenditore nel crotonese &#8211; Colpito al volto da due colpi di fucile Carmine Bonifazio</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/11/15/ucciso-imprenditore-nel-crotonese-colpito-volto-due-colpi-fucile-carmine-bonifazio/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Nov 2011 11:17:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>CUTRO (KR) &#8211; Un uomo di 42 anni, Carmine Bonifazio, è stato ucciso questa mattina a colpi di arma da fuoco in una via centralissima di Cutro. L&#8217;uomo, un imprenditore nel settore dei mangimi, era appena uscito da casa sua ed era salito a bordo della sua automobile, quando, dopo aver percorso qualche metro, qualcuno [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CUTRO (KR) &#8211; Un uomo di 42 anni, Carmine Bonifazio, è stato ucciso questa mattina a colpi di arma da fuoco in una via centralissima di Cutro. L&#8217;uomo, un imprenditore nel settore dei mangimi, era appena uscito da casa sua ed era salito a bordo della sua automobile, quando, dopo aver percorso qualche metro, qualcuno gli ha imposto di fermarsi ed ha fatto partire due colpi di fucile calibro 12 che l&#8217;hanno raggiunto in pieno volto attraverso il finestrino. <span id="more-21705"></span></p>
<p>Carmine Bonifazio è morto all&#8217;istante.Immediato l&#8217;intervento dei carabinieri del comando provinciale di Crotone, che hanno avviato le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Crotone sotto la supervisione della Procura distrettuale antimafia di Catanzaro, per chiarire la situazione.</p>
<p>Bonifazio era incensurato, non aveva mai avuto problemi con la giustizia. Era uno dei titolari dell&#8217;azienda &#8221;Fratelli Bonifazio&#8221; specializzata nella commercializzazione di cereali, concimi, sementi, mangimi, prodotti zootecnici e alimenti per animali domestici.</p>
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		<title>Agguato a Locri: ucciso per strada Pietro Marsiglia</title>
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		<pubDate>Wed, 12 Oct 2011 10:17:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>LOCRI (RC) &#8211; Questa mattina è stato ucciso con quattro colpi di pistola Pietro Marsiglia, 66 anni, pregiudicato e considerato un esponente del clan Cordì. L&#8217;omicidio è avvenuto per strada. Una telefonata anonima aveva avvisato i carabinieri di una rissa e di un uomo rimasto a terra. Invece, quando le forze dell&#8217;ordine sono giunte sul [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LOCRI (RC) &#8211; Questa mattina è stato ucciso con quattro colpi di pistola Pietro Marsiglia, 66 anni, pregiudicato e considerato un esponente del clan Cordì. L&#8217;omicidio è avvenuto per strada. Una telefonata anonima aveva avvisato i carabinieri di una rissa e di un uomo rimasto a terra. Invece, quando le forze dell&#8217;ordine sono giunte sul posto, hanno trovato il cadavere dell&#8217;uomo colpito dai proiettili.<span id="more-21384"></span> </p>
<p>Secondo una prima ricostruzione dei Carabinieri di Locri, Marsiglia era a bordo della sua auto in una zona centrale di Locri. Dopo essere sceso dalla macchina avrebbe avuto un diverbio con il suo assassino, che gli ha sparato quattro colpi di pistola di piccolo calibro al culmine della discussione.</p>
<p>Marsiglia in passato fu accusato e condannato del sequestro del commerciante Tullio Fattorusso, avvenuto nel 1981 a S. Ilario. Il commerciante fu poi rilasciato dopo qualche mese a seguito del pagamento del riscatto, quantificato in mezzo miliardo di lire. </p>
<p>Negli ultimi venti anni, Marsiglia non ha più avuto problemi con la giustizia, divenendo gestore di un lido balneare a Locri.</p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Pacifica protesta dei profughi africani, Statale 18 bloccata per più di un&#8217;ora &#8211; Invocano permessi di soggiorno e maggiore igiene &#8211; Il serrato colloquio con i responsabili delle forze dell&#8217;ordine ha riportato alla calma i manifestanti</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/09/20/pacifica-protesta-dei-profughi-africani-statale-bloccata-per-piu-unora-invocano-permessi-soggiorno-maggiore-igiene-serrato-colloquio-con-responsabili-delle-forze-dellordine/</link>
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		<pubDate>Tue, 20 Sep 2011 09:21:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>AMANTEA (CS) &#8211; &#8220;Vive Italia, vive Amantea&#8221;. L&#8217;ortografia è scorretta ma la sostanza non cambia: loro amano questa terra, ricca di contraddizioni ma capace anche di aprire il cuore. Recitava così uno dei cartelli agitati dai profughi nordafricani che nel corso delle prime ore della mattina di ieri hanno messo in atto una protesta sulla [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>AMANTEA (CS) &#8211; &#8220;Vive Italia, vive Amantea&#8221;. L&#8217;ortografia è scorretta ma la sostanza non cambia: loro amano questa terra, ricca di contraddizioni ma capace anche di aprire il cuore. Recitava così uno dei cartelli agitati dai profughi nordafricani che nel corso delle prime ore della mattina di ieri hanno messo in atto una protesta sulla Ss 18. Per l&#8217;occasione, hanno preparato un cartello come segno tangibile dello spirito non violento che li ha spinti a compiere un gesto così eclatante.<span id="more-20971"></span></p>
<p>I profughi che da oltre quattro mesi alloggiano nei locali dell&#8217;ex hotel &#8220;Ninfa marina&#8221; hanno fatto sentire la propria voce: si sono radunati sulla Statale e hanno urlato la propria disperazione e la stanchezza per le attese infinite. Attesa per un permesso di soggiorno definitivo che impedisce loro di spostarsi, di lavorare e di rifarsi una vita, magari lontano dalla Calabria. Disperazione per come vivono: stipati in centosessanta in uno spazio sufficiente a malapena per settanta: questa dovrebbe essere la capienza massima dell&#8217;ex albergo.</p>
<p>La protesta scatta alle prime ore dell&#8217;alba. Intorno alle 6.30, con l&#8217;ausilio di alcuni mobili, i migranti invadono via Firenze. Non tutti gli occupanti dell&#8217;hotel partecipano alla rivolta, la maggior parte di loro preferisce non aderire all&#8217;iniziativa che alla fine dei conti verrà portata avanti da una quarantina di esuli. </p>
<p>Il rumore sveglia i residenti della zona che si affacciano curiosi, ma non sbalorditi. Alle 7.17 sulla Ss 18 inizia il sit-in: gli autisti dei mezzi pesanti in transito si fermano e l&#8217;incolonnamento dei veicoli raggiunge parecchie centinaia di metri. Sul posto, con immediatezza e celerità, giungono i carabinieri della Stazione, guidati dal maresciallo Francesco Maiorano e coordinati dal capitano Luca Acquotti della Compagnia di Paola. L&#8217;apporto fornito dalla Benemerita è stato fondamentale per risolvere pacificamente la questione. I carabinieri aprono un dialogo con i manifestanti, aiutati in questo dagli operatori internazionali.</p>
<p>Importante l&#8217;opera di controllo fornita dalla polizia, con la dirigente del Commissariato di Paola Raffaella Pugliese che avvia un colloquio serrato con i migranti. </p>
<p>Vorrebbero più integrazione con gl&#8217;italiani, imparare a leggere e scrivere la loro lingua, conoscere le tradizioni e la cultura del Paese che li accoglie. Chiedono condizioni sanitarie più dignitose. Desidererebbero che il termine umanità assumesse un significato diverso. Auspicano un incontro con i rappresentanti delle Nazioni unite e della Commissione ministeriale che dovrebbe concedere loro l&#8217;agognato permesso di soggiorno. </p>
<p>Ma i membri della Commissione studiano le pratiche di quattro profughi al giorno. Per il sindaco Franco Tonnara (che ne ha già fatto richiesta) è prioritario aprire un tavolo di concertazione in Prefettura per affrontare l&#8217;emergenza.</p>
<p>Intanto il tempo passa ed i migranti hanno paura di essere rispediti indietro, negli stessi luoghi da cui sono fuggiti. Sul loro corpo i segni del passato, le ferite della barbarie sono ben visibili: cicatrici profonde sul viso e sul corpo che oltre all&#8217;aspetto fisico deturpano l&#8217;animo. Dopo quasi un&#8217;ora gli esuli tornano sui propri passi, nella speranza che le loro richieste vengano accolte e le cose possano cambiare, prima o poi.</p>
<p>di Ernesto Pastore</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=130461&#038;Edizione=8&#038;A=20110920">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Pentita parla della tragica fine del &#8220;brasiliano&#8221; &#8211; Il ventunenne Massimo Speranza svanì nel nulla l&#8217;undici settembre del 2001. Uscì da casa per andare ad uno strano appuntamento &#8211; Nel Cosentino sono state eliminate con il sistema della &#8220;lupara bianca&#8221; 15 persone negli ultimi 6 anni</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 08:38:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Il &#8220;brasiliano&#8221; e le rivelazioni della pentita. È una donna che ha lasciato le file della criminalità organizzata ad aver offerto una chiave di lettura alla misteriosa scomparsa d&#8217;un giovane di via Popilia. Si chiamava Massimo Speranza, 21 anni, ed è svanito nel nulla l&#8217;undici settembre del 2001, quando il mondo intero appariva [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Il &#8220;brasiliano&#8221; e le rivelazioni della pentita. È una donna che ha lasciato le file della criminalità organizzata ad aver offerto una chiave di lettura alla misteriosa scomparsa d&#8217;un giovane di via Popilia. Si chiamava Massimo Speranza, 21 anni, ed è svanito nel nulla l&#8217;undici settembre del 2001, quando il mondo intero appariva distratto e terrorizzato dall&#8217;attacco sferrato da Al Quaeda alle &#8220;Torri gemelle&#8221; di New York. Il ventunenne, che aveva finito di scontare in semilibertà una condanna nel giugno di quell&#8217;anno, veniva comunemente chiamato &#8220;il brasiliano&#8221; per via della carnagione scura e della smodata passione per il calcio.<span id="more-20891"></span> </p>
<p>Sulla sua sparizione indagò senza successo la procura cittadina. Il magistrato inquirente, Antonio Criscuolo Gaito, ricostruì tutti i movimenti di Speranza. La sera dell&#8217;undici settembre di dieci anni addietro, il giovane tornò nell&#8217;ultimo lotto di stabili di via Popilia (dove abitava) posteggiò la sua auto, una Ford Fiesta, e salì in casa. </p>
<p>Ai congiunti apparve assolutamente tranquillo. Dopo essersi rinfrescato, prese una boccata d&#8217;aria in balcone e poi, intorno alle 19, uscì di nuovo. È probabile – secondo quanto ipotizzarono all&#8217;epoca gl&#8217;investigatori – che avesse un appuntamento. Già, che avesse fissato un incontro con gente che conosceva, magari della zona. </p>
<p>Il ventunenne, difatti, si recò nel luogo stabilito a piedi, lasciando la sua vettura parcheggiata sotto l&#8217;abitazione. Nessuno è stato in condizione di stabilire cosa sia accaduto durante l&#8217;incontro con i misteriosi interlocutori. Non ci furono, infatti, testimoni. </p>
<p>Il passato giudiziario di Massimo Speranza era piuttosto burrascoso. Quand&#8217;era ancora minorenne, venne arrestato in flagranza di reato dalla polizia dopo aver &#8220;ripulito&#8221; l&#8217;agenzia del Banco di Roma su corso Mazzini. Gli agenti lo bloccarono con una busta ricolma di banconote ancora in mano. Nel 1998, invece, venne incriminato per estorsione per via di un &#8220;cavallo di ritorno&#8221;. Scontata la pena pare che avesse deciso di rigare dritto. Evitando di frequentare il solito giro di malavitosi.</p>
<p>Per due lustri la sua storia è rimasta dimenticata, fino a quando la collaboratrice di giustizia non ha deciso di parlarne ai pubblici ministeri della Direzione Distrettuale antimafia di Catanzaro. Speranza – secondo la &#8220;gola profonda&#8221; – sarebbe stato eliminato dalla criminalità nomade.</p>
<p>Le vittime della lupara bianca spariscono senza lasciare traccia. È il peggior modo di morire perchè si viene attirati in trappola in genere da un amico e si finisce sepolti chissà dove. In Calabria sono più di duecento i casi registrati negli ultimi venti anni. </p>
<p>Di alcuni è stato possibile ricostruire i retroscena grazie alle rivelazioni fatte alla magistratura inquirente dai nuovi pentiti usciti dalle file della &#8216;ndrangheta. Nel Cosentino ex malavitosi come Luciano Oliva, Pasquale Perciaccante, Giampiero Converso, Adamo Bruno, Franco Bevilacqua, Giuliano Serpa hanno raccontato le agghiaccianti fasi delle sparizioni. </p>
<p>Nella nostra provincia sono state eliminate silenziosamente quarantacinque persone (quindici negli ultimi sei anni). Tante, troppe&#8230;</p>
<p>di Arcangelo Badolati</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=127349&#038;Edizione=8&#038;A=20110913">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Erogato l&#8217;introvabile farmaco anticancro &#8211; Recuperato a Taurianova il costosissimo medicinale (5mila euro a confezione) destinato alle cure dei carcinomi a fegato e reni &#8211; Il caso era esploso dopo la denuncia della moglie di un malato oncologico originario di Reggio Calabria</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Sep 2011 13:08:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Quel costosissimo farmaco anticancro è disponibile? Oppure è davvero introvabile? A quanto pare, la vicenda denunciata nei giorni scorsi dalla moglie di un malato oncologico di Reggio Calabria si sarebbe già risolta con l&#8217;erogazione del &#8220;Sorafenib&#8221; da parte del Servizio farmaceutico territoriale di Taurianova. La donna aveva dichiarato che la farmacia ospedaliera dei [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>COSENZA &#8211; Quel costosissimo farmaco anticancro è disponibile? Oppure è davvero introvabile? A quanto pare, la vicenda denunciata nei giorni scorsi dalla moglie di un malato oncologico di Reggio Calabria si sarebbe già risolta con l&#8217;erogazione del &#8220;Sorafenib&#8221; da parte del Servizio farmaceutico territoriale di Taurianova. La donna aveva dichiarato che la farmacia ospedaliera dei &#8220;Riuniti&#8221; di Reggio le avrebbe negato l&#8217;angiogenetico. Un diniego sostenuto da una motivazione inquietante: «Non abbiamo i soldi e non possiamo ordinare il farmaco per suo marito». <span id="more-20776"></span></p>
<p>La signora avrebbe poi provato a contattare altre due strutture sanitarie del Reggino, Scilla e Melito Porto Salvo, ottenendo la stessa sconfortante risposta: «Se lo avessimo avuto in magazzino glielo avremmo dato, ma non possiamo ordinarlo». </p>
<p>Il tentativo successivo, questa volta con l&#8217;ospedale di Siderno, sarebbe andato nuovamente a vuoto. Infine, l&#8217;ultima spiaggia, per fortuna &#8220;vincente&#8221;, con il nosocomio di Taurianova.</p>
<p>La storia evidenziata dalla denuncia sembra delineare l&#8217;ennesimo caso di malasanità in salsa calabrese, l&#8217;ennesimo colpo inferto a chi vuole curarsi nella propria terra senza affidarsi ai soliti &#8220;viaggi della speranza&#8221; verso il Nord Italia. Eppure, questa volta, il &#8220;meccanismo perfetto&#8221; della disfunzione cronica potrebbe non aver funzionato. Già, perché a ben vedere la vicenda presenta alcune incongruenze.</p>
<p>Partiamo dal principio, cioè da quando al paziente è stato prescritto il medicinale anticancro. Questo è avvenuto ai primi di agosto nell&#8217;ospedale dell&#8217;Annunziata di Cosenza, dove il malato è stato ricoverato all&#8217;interno del reparto di Medicina &#8220;Valentini&#8221;. </p>
<p>Il medico curante, al momento delle dimissioni, ha ritenuto che l&#8217;uomo dovesse assumere il &#8220;Sorafenib&#8221;, un farmaco indicato per i carcinomi al fegato e ai reni. «Viene prescritto – dichiara Paolo Maria Gangemi, direttore generale dell&#8217;Azienda ospedaliera bruzia – per come previsto dalla normativa vigente, dallo specialista ospedaliero che ha in cura il paziente, con attivazione del piano terapeutico da inoltrare alla farmacia territoriale di competenza per la relativa acquisizione. </p>
<p>Trattasi, infatti, di terapia che il paziente può effettuare a domicilio. In casi selezionati (prescrizione off label) l&#8217;Azienda ospedaliera, previa approvazione della Commissione del farmaco ospedaliera, acquisisce direttamente il farmaco come è avvenuto recentemente per altri pazienti, tanto che presso la farmacia dell&#8217;Annunziata sono tuttora in giacenza alcune confezioni di Sorafenib». </p>
<p>Insomma, a Cosenza l&#8217;anticancro c&#8217;è, almeno da giugno, come certifica l&#8217;Unità operativa di Farmacia dell&#8217;Azienda ospedaliera cittadina: «Nel mese di agosto (e tutt&#8217;ora) – scrive il dottor Fausto Costanzo – risultano in giacenza presso la Farmacia n. 2 confezioni (224 compresse) di Nexavar (il nome commerciale del Sorafenib, ndr) per cui se fosse arrivata qualsiasi richiesta sarebbe stata evasa, ma nel suddetto periodo non risulta pervenuta alcuna richiesta». E anche dai &#8220;Riuniti&#8221; di Reggio è giunta una smentita in tal senso. Nessuno, men che meno la protagonista della denuncia, avrebbe chiesto quel tipo di medicinale.</p>
<p>Gangemi sottolinea poi un altro aspetto da non sottovalutare, sostenendo che l&#8217;acquisto del farmaco – il suo costo è di circa 5mila euro a confezione – non rappresenta un onere insormontabile anche per l&#8217;Azienda ospedaliera più indebitata, visto che l&#8217;Aifa (Agenzia italiana del farmaco) prevede il rimborso totale. Questo è dovuto proprio alla complessa procedura necessaria per ottenere il rilascio del Sorafenib. </p>
<p>In Calabria, il medicinale è appunto dispensato dal Servizio farmaceutico territoriale in seguito alla presentazione del piano terapeutico redatto dallo specialista oncologico e alla compilazione di una scheda informatica sul sito internet dell&#8217;Aifa. Per l&#8217;utilizzo al di fuori delle indicazioni registrate, è necessario ottenere anche un&#8217;autorizzazione dalla Commissione aziendale del Farmaco.</p>
<p><strong>Il medicinale</strong></p>
<p>Il Sorafenib è un farmaco utilizzato nei trattamenti dell&#8217;epatocarcinoma e del carcinoma a cellule renali avanzato. È un medicinale di classe H, soggetto a prescrizione medica limitativa. Può essere utilizzato in ambiente ospedaliero e non, a seconda delle disposizioni delle singole Regioni. </p>
<p>In Calabria il Sorafenib viene dispensato dal Servizio farmaceutico territoriale. Questo avviene soltanto dopo la presentazione del piano terapeutico redatto dallo specialista oncologo e la compilazione della scheda di raccolta dati informatizzata dell&#8217;Aifa (Agenzia italiana del farmaco). L&#8217;utilizzo ospedaliero è limitato esclusivamente al di fuori delle indicazioni registrate, eventualità che richiede anche l&#8217;autorizzazione della Commissione aziendale del farmaco. </p>
<p>L&#8217;acquisto del Sorafenib (una confezione da 112 compresse costa all&#8217;incirca 5mila euro) è rimborsato al cento per cento dall&#8217;Aifa. La terapia può comunque essere effettuata a domicilio. In questo caso il medicinale viene dispensato dal Servizio farmaceutico territoriale.</p>
<p>di Fabio Melia</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=122570&#038;Edizione=6&#038;A=20110902">gazzettadelsud.it</a></p>
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			<wfw:commentRss>http://www.calabrianotizie.it/2011/09/02/erogato-lintrovabile-farmaco-anticancro-recuperato-taurianova-costosissimo-medicinale-5mila-euro-confezione-destinato-alle-cure-dei-carcinomi-fegato-reni-caso-era-esploso-dopo/feed/</wfw:commentRss>
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		<title>Fucilate contro l&#8217;auto del prete antimafia &#8211; Tre i colpi a pallettoni hanno danneggiato la &#8220;Grande Punto&#8221; di don Giuseppe Campisano, responsabile della parrocchia di San Rocco &#8211; Il sindaco Mario Mazza ha convocato per stasera una seduta aperta del consiglio comunale</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/08/31/fucilate-contro-lauto-del-prete-antimafia-tre-colpi-pallettoni-hanno-danneggiato-grande-punto-don-giuseppe-campisano-responsabile-della-parrocchia-san-rocco-sindaco-mario/</link>
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		<pubDate>Wed, 31 Aug 2011 08:16:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>GIOIOSA JONICA (RC) &#8211; Preti sotto tiro. Sacerdoti minacciati e nel mirino della criminalità perché ritenuti scomodi e, soprattutto, fin troppo schietti, diretti. Autentici guastafeste, abituati a parlare senza peli sulla lingua nei loro messaggi ai &#8220;capibastone&#8221; e ai &#8220;picciotti&#8221; della &#8216;ndrangheta o ai bulli di turno, a chi naviga o ruota nella melma del [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>GIOIOSA JONICA (RC) &#8211; Preti sotto tiro. Sacerdoti minacciati e nel mirino della criminalità perché ritenuti scomodi e, soprattutto, fin troppo schietti, diretti. Autentici guastafeste, abituati a parlare senza peli sulla lingua nei loro messaggi ai &#8220;capibastone&#8221; e ai &#8220;picciotti&#8221; della &#8216;ndrangheta o ai bulli di turno, a chi naviga o ruota nella melma del malaffare. Ieri mattina, poco prima dell&#8217;alba ignoti malviventi hanno esploso almeno 3 colpi di fucile da caccia calibro 12 caricato a pallettoni contro l&#8217;autovettura, una Fiat Grande Punto, di proprietà di don Giuseppe Campisano, 59 anni, responsabile della parrocchia di San Rocco<span id="more-20742"></span>, originario di Filadelfia comune collinare del Vibonese ma da quasi 30 anni sacerdote nella popolosa e importante cittadina collinare della Locride situata nella Vallata del Torbido.</p>
<p>Le detonazioni, abbinate alla tempesta di piombo che si abbattuta sulla carrozzeria dell&#8217;auto, sforacchiata e danneggiata in più punti, del sacerdote, parcheggiata nelle vicinanze della canonica di San Rocco, sono state udite sia dal parroco sia da decine e decine di abitanti della zona, nel centro storico della cittadina. </p>
<p>Sul luogo della gravissima intimidazione, a seguito di numerose segnalazioni telefoniche, si sono subito recati i carabinieri della stazione di Gioiosa Jonica e gli investigatori della compagnia di Roccella Jonica, coordinati dal cap. Marco Comparato, in collaborazione con il ten. Diego Ruocco. Dell&#8217;accaduto è stata informata anche la Procura di Locri.</p>
<p>Gli investigatori non hanno dubbi: si è trattato di un&#8217;azione intimidatoria di chiaro stampo mafioso messa in atto nei confronti di don Campisano, uno dei più autorevoli rappresentanti della Chiesa della Locride da anni impegnato a porre un forte contrasto alle organizzazioni criminali dedite, in particolare alla pratica dell&#8217;usura. </p>
<p>Il danneggiamento è stato registrato ad appena 24 ore di distanza dal termine della festa cittadina e patronale in onore di San Rocco, una delle feste popolari più conosciute e frequentate in Calabria per via delle sue particolari caratteristiche (a cominciare dal ballo della tarantella da parte di decine e decine di fedeli e devoti, accompagnato dal continuo rullo dei tamburi, davanti alla statua del Santo, durante la lunga processione per le vie del paese).</p>
<p>Un appuntamento che quest&#8217;anno, nelle scorse settimane, era stato preceduto da polemiche, disapprovazioni e mugugni (tutto è poi, comunque, rientrato) a causa di alcuni &#8220;punti fermi&#8221; dettati dalla Chiesa locale e dalla Diocesi di Locri-Gerace e non condivisi dai componenti del comitato festa, dai commercianti e da tanti gioiosani.</p>
<p>In un manifesto affisso alla fine di luglio in diverse aree della cittadina gioiosana, infatti, il vescovo di Locri, mons. Giuseppe Fiorini Morosini, ritenendo giusti i suggerimenti avanzati dalla Chiesa locale aveva pubblicamente chiesto durante la festa &#8220;meno folklore e più spiritualità&#8221;. </p>
<p>Per il presule, insomma, durante la processione sarebbe stato giusto e corretto, in specifici tratti del lungo tragitto, avere momenti di meditazione, preghiera e canto e non solo balli popolari (tarantella) e suono continuo di tamburi. «Danzare, quindi, lungo la processione è, vista la tradizione, un atto di devozione – evidenziò il vescovo di Locri – che non deve però trasformarsi in un puro divertimento. E se di devozione si tratta, essa deve essere espressa anche e soprattutto con la preghiera e non per tutta la processione con la tarantella».</p>
<p>Anche se allo stato gli inquirenti non tralasciano alcuna pista, l&#8217;inquietante &#8220;messaggio&#8221; intimidatorio ai danni di don Giuseppe Campisano potrebbe quindi essere legato alle tensioni sorte nella cittadina prima della festa patronale. </p>
<p>Ma non solo. Don Giuseppe Campisano, già componente di rilievo della Fondazione antiusura &#8220;Santi Cosma e Damiano&#8221; fortemente voluta una decina di anni addietro dall&#8217;allora vescovo di Locri-Gerace Giancarlo Bregantini, non è la prima volta che finisce nel mirino della criminalità organizzata. </p>
<p>A febbraio del 2003, infatti, don Campisano, nel giro di meno una settimana, era già stato preso di mira da alcuni ignoti malviventi che dapprima gli spararono, senza però colpirlo, alcuni colpi di pistola calibro 357 magnum mentre si trovava alla guida della sua autovettura e pochi giorni dopo gli infilarono nella buca delle lettere della canonica una busta contenente alcuni proiettili. Le due gravi e ravvicinate intimidazioni furono oggetto di un&#8217;interrogazione parlamentare all&#8217;allora ministro dell&#8217;Interno Beppe Pisanu da parte dei deputati calabresi Domenico Bova, Minniti, Oliverio, Pappaterra, Meduri e Mancini.</p>
<p>Di recente, pochi giorni prima della festa patronale di San Rocco, invece, don Campisano partecipando ad un incontro pubblico organizzato dal coordinamento di zona di &#8220;Libera Locride&#8221; e alla presenza, tra gli altri, del magistrato antimafia della Dda di Reggio Calabria Roberto Di Palma, del prefetto di Vibo Luisa Latella e di don Pino Demasi, anch&#8217;egli di &#8220;Libera&#8221;, senza indugi o paure ha pubblicamente dichiarato che «nel nostro territorio è radicata una mentalità mafiosa in contrapposizione al Vangelo. Per guarire questa piaga bisogna prima riconoscere di essere piagati».</p>
<p>Per stasera, infine, con inizio alle ore 18 il sindaco di Gioiosa Jonica, Mario Mazza, vista la gravissima azione malavitosa ha convocato in seduta straordinaria e urgente un Consiglio comunale aperto.</p>
<p>di Antonello Lupis</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=121706&#038;Edizione=6&#038;A=20110831">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>A San Marino la cassaforte della ‘ndrangheta, conti bancari per riciclare i soldi della droga &#8211; Dieci le ordinanze di custodia cautelare emesse dalla procura di Catanzaro &#8211; Gli arresti coinvolgono diverse regioni d&#8217;Italia &#8211; Al centro gli interessi della cosca Mancuso e quelli del boss Vincenzo Barbieri ucciso nel marzo scorso</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/07/29/san-marino-cassaforte-della-%e2%80%98ndrangheta-conti-bancari-per-riciclare-soldi-della-droga-dieci-ordinanze-custodia-cautelare-emesse-dalla-procura-catanzaro-gli-arresti-coinvol/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Jul 2011 09:12:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Conti correnti nella disponibilità dei colletti bianchi della ‘ndrangheta e tutti accessi in un istituto di credito di San marino. Obiettivo: riciclare il denaro del narcotraffico. C’è questo nell’inchiesta coordinata dalla procura di Catanzaro che questa mattina ha dato via a dieci ordinanze di custodia cautelare. Dalle prime ore dell’alba, infatti, gli uomini [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CATANZARO &#8211; Conti correnti nella disponibilità dei colletti bianchi della ‘ndrangheta e tutti accessi in un istituto di credito di San marino. Obiettivo: riciclare il denaro del narcotraffico. C’è questo nell’inchiesta coordinata dalla procura di Catanzaro che questa mattina ha dato via a dieci ordinanze di custodia cautelare. Dalle prime ore dell’alba, infatti, gli uomini del Ros stanno operando in diverse regioni d’Italia. Sul piatto del’inchiesta gli affari della potente cosca Mancuso.<span id="more-20679"></span></p>
<p>Durante l’attività investigativa sono stati documentati gli enormi interessi nel narcotraffico internazionale, gestito in particolare da Vincenzo Barbieri, esponente di spicco della cosca, ucciso nel marzo scorso. </p>
<p>I recenti approfondimenti sul fronte patrimoniale, hanno consentito di ricostruire il complesso circuito del riciclaggio e del reimpiego dei narcoproventi utilizzato dal sodalizio, individuando altresi’, in stretta collaborazione con le autorita’ della repubblica di San Marino i consistenti rapporti bancari intrattenuti con un locale istituto di credito.</p>
<p>I provvedimenti – eseguiti inCalabria, Lazio, Umbria, Liguria ed Emilia Romagna – sono stati emessi dal gip del tribunale di Catanzaro su richiesta della procura distrettuale antimafia.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/07/29/a-san-marino-la-cassaforte-della-ndrangheta-conti-bancari-per-riciclare-i-soldi-della-droga/148619/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Serve una giustizia più snella e informatizzata &#8211; Ieri all&#8217;Assindustria l&#8217;Anm ha organizzato per i reggini un botta e risposta sullo stato di salute del sistema giudiziario sfatando abusati luoghi comuni</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 09:46:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Grande successo di pubblico per l&#8217;iniziativa intrapresa dalla sezione reggina dell&#8217;Associazione nazionale dei magistrati (Anm) per fare un po&#8217; di chiarezza nel dedalo di luoghi comuni che da mesi e mesi inficiano la trasparenza che contraddistigue il lavoro dei magistrati. Con un tema di grande appeal «In nome del popolo italiano informato [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Grande successo di pubblico per l&#8217;iniziativa intrapresa dalla sezione reggina dell&#8217;Associazione nazionale dei magistrati (Anm) per fare un po&#8217; di chiarezza nel dedalo di luoghi comuni che da mesi e mesi inficiano la trasparenza che contraddistigue il lavoro dei magistrati. Con un tema di grande appeal «In nome del popolo italiano informato &#8211; I magistrati incontrano i cittadini» la presidente Iside Russo, immaginando le domande più cogenti che il cittadino avrebbe voglia di fare, se avesse l&#8217;opportunità, ha dato la parola al consigliere di Cassazione Piercamillo Davigo e al procuratore aggiunto Nicola Gratteri che di buon grado si sono sottoposti all&#8217;intervista a due voci organizzata dal giornalista Rai Alessandro Gaeta.<span id="more-20148"></span></p>
<p>«I magistrati sono i primi a soffrire il disagio di una giustizia tardiva – ha detto Iside Russo aprendo il dibattito – e anche i processi lumaca possono costare molto cari visti i risarcimenti possibili che sono tutelati dalla legge Pinto. La verità è che se ne soffre il sistema, ancora di più le disfunzioni pesano sul lavoro dei giudici costretti a confrontarsi con un apparato ingolfato che pesa sulla competitività e sull&#8217;economia del Paese». </p>
<p>Per introdurre il tema Alessandro Gaeta ha ricordato a Piercamillo Davigo una sua intervista dove affermava che il sistema giustizia era in affanno da almeno 40 anni.</p>
<p>«Ogni anno la situazione peggiora – ha confermato Davigo – ed aumentare le risorse, come se fosse l&#8217;unica cosa di cui abbiamo bisogno, non aiuta: il contenzioso è triplicato mentre cresce la domanda di giustizia sommersa». Poi ha deciso di spiegarsi meglio attraverso i numeri: «in Italia si celebrano ogni anno 3 milioni di processi penali, mentre nelle carceri del Paese ci sono 67mila detenuti; in Inghilterra se ne celebrano 300 mila e i colpevoli assicurati alla pena sono 100mila. Per quanto riguarda i processi civili invece accade che si inizino molte più cause di quante se ne celebrino in Francia, Inghilterra e Germania messe insieme». </p>
<p>Ha quindi aggiunto: «se per un giudice un processo merita 4 udienze, si tratta di 4 giornate e se il lavoro di quel tribunale è a norma, durerà in tutto 4 mesi, ma se quello stesso giudice ha 2000 udienze da smaltire, quel processo pur avendo in calendario 4 udienze, si celebrerà in 4 anni». </p>
<p>Gratteri ha invece risposto sui tempi che intercorrono nel penale tra l&#8217;accertamento di un reato e le manette. </p>
<p>«Il tutto si risolve in due anni, ma il problema con cui fa i conti la giustizia italiana è il sovradimensionamento degli uffici». Il procuratore aggiunto della Dda reggina ha quindi fatto lgli esempi del Piemonte dove 16 tribunali sono un eccesso, della Direzione investigativa antimafia suddivisa in 20 uffici mentre ne basterebbero 10, e così per i tribunali doppione fra Catanzaro e Lamezia, o Cosenza e Paola: per Gratteri bisognerebbe poter razionalizzare sia le risorse umane che quelle economiche, «ma se solo si accenna a chiudere un tribunale – ha ironizzato – ecco che il parlamentare del luogo è pronto ad incatenarsi fino a quando la decisione non rientra!». </p>
<p>Gratteri ha puntato l&#8217;indice anche sulla mancata informatizzazione: «Noi andiamo alle udienze ancora con 70-80 faldoni. E poi mi chiedo perchè un avvocato non possa fare l&#8217;istanza via internet dando modo al Gip di rispondere in tempo reale. Allo stesso modo quintali e quintali di carta si sprecano per le ordinanze che invece si potrebbero leggere in rete, evitando di dar fondo alle foreste amazzoniche». </p>
<p>Altro tema per Gratteri,«quello dell&#8217;ufficiale giudiziario che se non &#8220;vede l&#8217;indirizzo&#8221; – ha evidenziato – non fa la notifica, mentre basterebbe usare la posta elettronica certificata».</p>
<p>Gaeta ha quindi ridato la parola a Davigo sui motivi che in un&#8217;intervista lo hanno indotto a stigmatizzare l&#8217;eccesso di tutela previsto dal nostro codice penale. «Io ho parlato di garanzie mal distribuite – ha chiarito Davigo – come quelle dettate in Italia da regole uniche al mondo, tipo &#8220;il testimone assistito&#8221;, mentre non ce ne sarebbe bisogno visto che in quella circostanza il suo unico obbligo sarebbe quello di dire la verità». </p>
<p>Fra le norme da abolire Davigo include anche quella che se non c&#8217;è il consenso per continuare il processo, quando necessità improrogabili impongono di cambiare il giudice,« si rincomincia tutto daccapo, nonostante l&#8217;incidente probatorio e tutte le garanzie che aiutano a distinguere i colpevoli dagli innocenti». </p>
<p>A proposito poi dei processi civili per risarcimento, Davigo ha segnalato che «essendo l&#8217;interesse di mercato molto più alto di quello legale, chiunque debba affrontare un risarcimento preferisce resistere in giudizio, perchè trova questo iter molto più conveniente». </p>
<p>A questo punto è stata Iside Russo a sollecitare la risposta che il pubblico attendeva: « Ma è vero – ha chiesto – che il magistrato non paga mai, neanche quando il ricorso in appello assolve chi è stato condannato in primo grado?» E Davigo: «Due diverse valutazioni non implicano un errore. Lavoriamo su materiale friabile, ed anche le intercettazioni possono porre un problema di interpretazione sul tono usato al punto da cambiare il senso di una frase. I magistrati poi rispondono disciplinarmente, e anzi, siamo i più puniti dal Consiglio d&#8217;Europa».</p>
<p>di Teresa Munari</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=91873&#038;Edizione=7&#038;A=20110629">gazzettadelsud.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Vertenza Vigili del Fuoco, i sindacati proclamano lo stato di agitazione &#8211; Iniziativa di Fp-Cgil, Fns-Cisl e Uil-Pa per sollecitare interventi &#8211; Non si esclude il ricorso allo sciopero. «Disattesigli impegni presi l&#8217;anno scorso in Prefettura»</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 07:19:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Si apre ufficialmente una vertenza-Vigili del fuoco. Tre sindacati di categoria (Fp-Cgil Vvf, Fns-Cisl Vvf e Uil-Pa Vvf) hanno proclamato lo stato di agitazione che potrebbe essere l&#8217;anticamera di uno sciopero. Si chiede l&#8217;apertura di un tavolo per discutere delle problematiche del personale, della esigenze sede, dei ritardi relativi alle spettanze per [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; Si apre ufficialmente una vertenza-Vigili del fuoco. Tre sindacati di categoria (Fp-Cgil Vvf, Fns-Cisl Vvf e Uil-Pa Vvf) hanno proclamato lo stato di agitazione che potrebbe essere l&#8217;anticamera di uno sciopero. Si chiede l&#8217;apertura di un tavolo per discutere delle problematiche del personale, della esigenze sede, dei ritardi relativi alle spettanze per i servizi che vengono effettuati nell&#8217;ambito del piano di emergenza per i lavori dell&#8217;A3 e per quelli già effettuati a Giamplieri subito dopo l&#8217;alluvione, alla mancata copertura dell&#8217;organico del distaccamento di Villa san Giovanni «tanto – viene spiegato – che il dirigente locale si è trovato costretto a trasferire da Reggio una squadra completa; a ciò si aggiunge il mancato completamento dell&#8217;organico relativo pure alla sede di Bianco».<span id="more-20093"></span></p>
<p>Il comunicato sindacale si sofferma sulla situazione della sede «che assomiglia ad una tela di Penelope». </p>
<p>Questi i punti che i tre sindacati contestano: il mancato completamento della ristrutturazione della palazzina logistica/alloggi per il personale operativo, i cui lavori sono fermi da circa un anno e nulla si sa in merito; il mancato completamento della nuova costruzione del distaccamento di Melito Porto Salvo; la mancata costruzione dell&#8217;ala logistico- operativa (famosa &#8220;buca&#8221;), i cui lavori sembra siano già stati appaltati da gennaio 2011 ma non ancora iniziati; la mancanza di notizie sulla pregressa richiesta di finanziamento per il progetto della nuova costruzione della sede del Nucleo sommozzatori della Calabria, all&#8217;interno dell&#8217;area portuale di Reggio Calabria, di cui l&#8217;amministrazione è già in possesso del progetto esecutivo; i gravi disagi relativamente alla dislocazione della sezione colonna mobile regionale, sia per carenza di spazi idonei, sia per la precarietà e carenza dei mezzi e delle attrezzature in dotazione oramai inidonei ed obsoleti.</p>
<p>La nota sindacale fa anche riferimento ad incontro che si è svolto nel luglio del 2010 in Prefettura, nel corso del quale i vertici del Dipartimento dei Vigili del fuoco «si erano formalmente impegnati a dare soluzioni celeri ed efficaci alle problematiche che abbiamo sopra esposte. Ebbene, nostro malgrado, dobbiamo constatare che nulla è cambiato, con l&#8217;aggravio che tutto ciò quotidianamente comporta».</p>
<p>Alla luce di questa situazione, quindi, viene proclamato lo stato di agitazione di tutto il personale del Comando provinciale di Reggio. I tre sindacati «si riservano di intraprendere ulteriori iniziative di lotta più incisive, ivi compreso lo sciopero che sarà formalmente proclamato in caso di esito negativo alle procedure di raffreddamento. Contestualmente, proprio per garantire in caso di sciopero i servizi essenziali, è opportuno che venga convocato entro i termini stabiliti il tavolo di conciliazione».</p>
<p>Per dare più forza alla vertenza i tre sindacati annunciano una manifestazione di protesta coinvolgendo tutta la stampa, scritta e radiotelevisiva e impegnano i livelli, regionale e nazionale, di Fp-Cgil, Fns-Cisl e Uil-Pa a dare sostegno alla vertenza reggina.</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=89741&#038;Edizione=7&#038;A=20110624">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>Sono tre gli assassini di Giovanni Villella &#8211; La moglie Pina Jennifer, l&#8217;amante Giovanni Giampà e Michele Dattilo in manette per l&#8217;omicidio del 4 giugno scorso sulla Statale 18 &#8211; Una storia di sesso e violenza scoperta a sole due settimane dal delitto nel vivaio di Sant&#8217;Eufemia</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 08:23:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Picchiava la moglie, faceva proposte sessuali alla bella convivente del suo amico, minacciava un pluricondannato. Giovanni Villella è morto per questo. In tre hanno ordito la trama per ammazzarlo. Un piano organizzato male, tanto che gli investigatori se ne sono accorti lo stesso giorno in cui è stato trovato il cadavere di [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LAMEZIA TERME &#8211; Picchiava la moglie, faceva proposte sessuali alla bella convivente del suo amico, minacciava un pluricondannato. Giovanni Villella è morto per questo. In tre hanno ordito la trama per ammazzarlo. Un piano organizzato male, tanto che gli investigatori se ne sono accorti lo stesso giorno in cui è stato trovato il cadavere di Villella, 31 anni, in un vivaio a pochi metri dalla pista dell&#8217;aeroporto di Lamezia, sotto una grande quercia.<span id="more-20042"></span></p>
<p>Davanti a quell&#8217;albero si sono soffermati il sostituto procuratore Domenico Galletta, pelato come il commissario Montalbano, e il dirigente della polizia lametino Antonio Borelli fresco di nomina. Era mezzogiorno del 5 giugno, il sole picchiava forte, le mosche ronzavano intorno al cadavere devastato da un colpo in faccia di fucile caricato a pallettoni. La risposta era tutta lì, sul morto, questa la fissazione del commissario creato da Camilleri.</p>
<p>Il giovane era stato ucciso la sera prima del ritrovamento del cadavere. Niente stub, perchè gli assassini hanno avuto tutto il tempo di fare la doccia. Facendo anche sparire i vestiti e il fucile da caccia. Che fare?</p>
<p>Comincia la girandola di interrogatori. È qui che è cominciata la serie di contraddizioni. Il poliziotto Catarella, altro caratteristico personaggio dei gialli siculi di Camilleri, li avrebbe chiamati &#8220;perecottari&#8221;. Gente che avrebbe fatto meglio a vendere pere cotte on the road.</p>
<p>La moglie della vittima per prima. Che racconta d&#8217;aver visto suo marito lasciare casa alle 22.20 e di non averne più saputo nulla. Ma tiene nascosto che aveva una scheda telefonica segreta per contattare esclusivamente Giovanni Giampà, amico del marito, anche lui munito di scheda dedicata. </p>
<p>I due hanno una relazione da tempo. Gli investigatori rintracciano i tabulati telefonici. C&#8217;è anche una telefonata alle 21.38 tra Giampà e Pina Jennifer, la moglie che tradisce.</p>
<p>Poi c&#8217;è la convivente di Giampà, la giovane rumena Andreea Toroiman. Che non sa nulla della tresca. Appena arrivata con l&#8217;aereo dalla sua Romania casca letteralmente dalle nuvole. E demolisce l&#8217;alibi del suo uomo quarantenne: è uscito ed è rincasato alle 23.30. Non regge l&#8217;alibi di Giampà secondo cui era stato in un locale sulla Statale 18: nessuno sembra l&#8217;abbia visto lì quella sera. Così la ragazza rumena diventa involontariamente una testimone chiave.</p>
<p>Il silenzio telefonico dalle 22.30 alle 23 insospettisce il magistrato Galletta, il commissario Borelli e la sua vice Lucia Cundari. Che scavano come un caterpillar in una stalla. Trovando affari sporchi. La vittima Villella, 31 anni, autista in un&#8217;azienda di distribuzione, aveva fatto delle chiare avance sessuali alla convivente dell&#8217;amico, col quale aveva cenato la sera precedente del delitto.</p>
<p>In questo gioco intricato s&#8217;intromette un elemento come Michele Dattilo considerato «pericoloso» dagli investigatori. Precedenti penali lunghi un chilometro per sequestro di persona e omicidio, 26 anni in galera nell&#8217;inferno di Porto Azzurro, sull&#8217;Isola d&#8217;Elba. Secondo Villella era stato proprio lui ad allontanare sua moglie da casa. Pina Jennifer era scappata con la figlioletta per andare in una casa d&#8217;accoglienza dov&#8217;è rimasta cinque mesi. Diceva d&#8217;essere picchiata dal marito continuamente.</p>
<p>Tutto questo è maturato con i sistemi investigativi tradizionali: sentendo e risentendo le persone vicine alla vittima. E aspettando che qualcuna di loro cadesse in contraddizione come una pera cotta. </p>
<p>Un lavoro investigativo vecchia maniera che ancora può dare i suoi frutti. Mixato a un pizzico di tecnologia: i tabulati delle compagnie telefonici dove sono segnate tutte le chiamate in entrata e uscita, ed i rilievi col satellite per individuare la posizione. I cellulari di Giampà e Dattilo quella sera risultano essere nella zona dell&#8217;omicidio. Ogni killer professionista sa che il proprio telefonino non solo dev&#8217;essere spento, ma anche privato della batteria, per non avere problemi.</p>
<p>Ancora manca qualche tassello all&#8217;indagine di Montalbano: l&#8217;arma del delitto, tanto per cominciare. Ma ci sono movente, contraddizioni dei sospettati e testimonianze incrociate. Tutto naturalmente considerando la presunzione d&#8217;innocenza.</p>
<p>di Vinicio Leonetti</p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=88481&#038;Edizione=6&#038;A=20110622">gazzettadelsud.it</a></p>
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		<title>‘Ndrangheta, maxi blitz contro la cosca Mazzaferro &#8211; Arrestati anche il sindaco e tre assessori della giunta di Marina di Gioiosa Jonica. In manette 40 persone tra vertici e affiliati per associazione mafiosa &#8211; Il procuratore Gratteri: &#8220;La criminalità è bipartisan&#8221;</title>
		<link>http://www.calabrianotizie.it/2011/05/03/%e2%80%98ndrangheta-maxi-blitz-contro-la-cosca-mazzaferro-arrestati-anche-il-sindaco-e-tre-assessori-della-giunta-di-marina-di-gioiosa-jonica-in-manette-40-persone-tra-vertici-e-affiliati-per-asso/</link>
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		<pubDate>Tue, 03 May 2011 08:14:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>MARINA GIOIOSA JONICA (RC) &#8211; Non solo il sindaco e i tre assessori della giunta di Marina di Gioiosa Ionica, nel Reggino, ma anche un poliziotto del commissariato di Siderno sono stati arrestati dalla polizia nell’ambito dell’operazione ‘Circolo formato’ contro la cosca Mazzaferro. L’operazione, cominciata all’alba, è stata condotta dagli uomini della della squadra mobile [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>MARINA GIOIOSA JONICA (RC) &#8211; Non solo il sindaco e i tre assessori della giunta di Marina di Gioiosa Ionica, nel Reggino, ma anche un poliziotto del commissariato di Siderno sono stati arrestati dalla polizia nell’ambito dell’operazione ‘Circolo formato’ contro la cosca Mazzaferro. L’operazione, cominciata all’alba, è stata condotta dagli uomini della della squadra mobile della questura di Reggio Calabria, del commissariato di Siderno e dello Sco di Roma.<span id="more-19267"></span> </p>
<p>Gli agenti hanno eseguito 40 ordinanze di custodia cautelare emesse su richiesta della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Reggio Calabria nei confronti di vertici e affiliati della cosca Mazzaferro, accusati di associazione mafiosa di Marina di Gioiosa Jonica.</p>
<p>Il primo cittadino, Rocco Femia, che guida un’amministrazione espressione di una lista civica, così come gli assessori – Rocco Agostino (Politiche sociali), Francesco Marrapodi (delega ai Lavori pubblici ed urbanistici) e Vincenzo Ieraci (delega all’Ambiente) &#8211; sono accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso.</p>
<p>Rocco Agostino, assessore comunale alle Politiche sociali è candidato al Consiglio provinciale di Reggio Calabria nella lista “Raffa presidente” a sostegno del candidato del centrodestra alla presidenza della Provincia Giuseppe Raffa, attuale sindaco di Reggio Calabria.</p>
<p>L’agente, Franco Avenoso, è in servizio nella centrale operativa del Commissariato, ed è sposato con la cugina di uno degli arrestati. Per lui l’accusa è di rivelazione di notizie coperte da segreto investigativo. Secondo l’accusa avrebbe informato i componenti la cosca Mazzaferro sulle indagini condotte nei loro riguardi.</p>
<p>Dall’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Nicola Gratteri, e dal pm Maria Luisa Miranda, la cosca Mazzaferro di Marina di Gioiosa Ionica era riuscita ad infiltrarsi, attraverso imprese riconducibili a boss ed affiliati, nei lavori di ammodernamento della statale 106.  Grazie ad una serie di subappalti, la cosca era riuscita ad ottenere sia lavori che fornitura di materiali.</p>
<p>Inoltre, secondo quanto emerso dalle indagini, in occasione delle elezioni comunali che si sono svolte nell’aprile del 2009, la cosca Mazzaferro avrebbe sostenuto la candidatura di Femia che poi è stato eletto. E proprio successivamente alla sua elezione, l’Amministrazione avrebbe fatto in modo di affidare una serie di appalti pubblici a soggetti riconducibili alla cosca.</p>
<p>“Questa è l’ennesima riprova di quello che diciamo da anni: c’è un’intima connessione tra ‘ndrangheta e certa politica. La ‘ndrangheta vota e fa votare. E non è né di destra né di sinistra”, ha commentato il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria Nicola Gratteri. Sulla prossima tornata elettorale di metà maggio, il magistrato auspica “che gli arresti di oggi facciano riflettere cinque minuti i candidati a stare lontano dalla ‘ndrangheta. Anche se non è escluso – ha aggiunto- che in qualche caso i giochi siano già fatti. Non so se ce la faranno a stare lontani dalla ‘ndrangheta”.</p>
<p>di Elena Rosselli </p>
<p>da <a rel="external nofollow" target="_blank" href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/05/03/ndrangheta-maxi-blitz-contro-la-cosca-mazzaferro/108622/">ilfattoquotidiano.it</a></p>
<p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie</a></p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></content:encoded>
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		<title>Operazione congiunta dei finanzieri del Gico, Scico di Roma e carabinieri reggini contro la cosca Pesce: maxi sequestro di 190mln &#8211; Sequestrate due squadre di calcio, 40 imprese, 48 immobili, 164 autoveicoli e 60 terreni</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Apr 2011 08:15:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>CalabriaNotizie</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; E&#8217; in corso in queste ore un&#8217;operazione nella provincia reggina, per il sequestro di un ingente patrimonio economico accumulato illecitamente dalla cosca Pesce di Rosarno. Oltre 190 milioni di euro il valore dei beni sequestrati. Questo l&#8217;esito dell&#8217;operazione dei finanzieri del Gico di Reggio Calabria, coadiuvati dallo Scico di Roma, in collaborazione [...]</p><p><a href="http://www.calabrianotizie.it">Calabria Notizie - Tutte le notizie sulla Calabria in Rss</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>REGGIO CALABRIA &#8211; E&#8217; in corso in queste ore un&#8217;operazione nella provincia reggina, per il sequestro di un ingente patrimonio economico accumulato illecitamente dalla cosca Pesce di Rosarno. Oltre 190 milioni di euro il valore dei beni sequestrati. Questo l&#8217;esito dell&#8217;operazione dei finanzieri del Gico di Reggio Calabria, coadiuvati dallo Scico di Roma, in collaborazione con i carabinieri di Reggio Calabria. L&#8217;operazione ha riguardato la Calabria, la Lombardia, la Campania e Roma. <span id="more-19165"></span></p>
<p>Durante l&#8217;operazione sono state eseguite diverse perquisizioni e controllate diverse persone presunte affiliate alla cosca. Nei mesi scorsi subito dopo il suo arresto, la figlia del boss Salvatore Pesce, Giuseppina, si era pentita iniziando a collaborare con gli inquirenti. Infatti la scorsa settimana le sue dichiarazioni avevano portato in carcere la madre e la sorella, considerate organiche alla cosca Pesce.</p>
<p>I sequestri hanno riguardato 40 imprese, con tutto il loro patrimonio aziendale, operanti principalmente nel settore dei trasporti in quello agrumicolo e nel commercio della grande distribuzione. A queste vanno aggiunte 44 abitazioni, 4 ville, 12 autorimesse, oltre a 60 terreni, 56 autoveicoli e 108 autocarri. Nell&#8217;operazione sono state sequestrate anche due squadre di calcio, il &#8221;Cittanova Interpiana&#8221; e il &#8221;Sapri&#8221;, che servivano per accrescere il potere popolare della consorteria criminale.</p>
<p>Con questo colpo &egrave; stata &#8211; secondo i magistrati reggini &#8211; disarticolata la potenza economica della cosca Pesce.</p>
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