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Viaggio tra i borghi silenziosi della Calabria

in Fotoreportage / media gallery

Da più di un anno ho intrapreso un viaggio tra le rovine dei borghi abbandonati in Calabria. Un cammino verso la riscoperta di ciò che è stato, di quelle origini che hanno caratterizzato la nostra mappatura genetica e che hanno portato oggi questa Regione a subire fortemente il fenomeno dello spopolamento.

Costretta a salutare a malincuore (soprattutto da quando in me ha preso forma la scelta di rimanere ‘qui’) cari amici che lasciano la Calabria nella speranza di un’occasione occupazionale, e sfiduciata dalle tante delusioni raccolte sul campo della difesa e tutela del territorio, ho iniziato a interrogarmi sui motivi che hanno reso precaria la vivibilità di questa terra e che hanno fondato la mentalità dell’incompiuto e dell’arrendevolezza.

Quando a Mongiana (VV) ho visitato i resti del Villaggio Siderurgico di Mongiana, primo eccellente complesso siderurgico della penisola italiana (1850), ho provato un forte sgomento ed stato questo sentimento a trasformare il mio interesse del tutto personale in un progetto più corposo.

Da lì a poco ho colto un’avvincente proposta da cui è scaturita una collaborazione settimanale con una testata giornalistica online: calabrianotizie.it.

Tramite queste pubblicazioni sono stata spesso contattata da persone che vivono vicino alle zone che di volta in volta trattavo, alcune ignare di avere questi tesori a poca distanza da casa, altre felici dell’attenzione dimostrata.

Molti sono anche i nostalgici emigrati che mantengono ancora vivo l’amore e l’interesse per la loro terra d’origine e che chiedono indicazioni per raggiungere questi borghi in loro futuri ritorni in Calabria.

Grazie a questa visibilità ho inoltre modo di conoscere di continuo persone che mi offrono, di volta in volta, ospitalità e compagnia per la scoperta di luoghi a loro vicini.

Da tutto ciò ha iniziato a prender forma in me una coscienza diversa: i luoghi dell’abbandono diventano interesse per chi non li conosceva e orgoglio per chi tra quelle rovine ha le proprie origini (come un riscatto, un premio alla persistenza).

Tra splendidi contesti paesaggistici che in Calabria non mancano, in luoghi spesso isolati e raggiungibili soltanto a piedi, vi sono ruderi, rovine, costruzioni distrutte e resti di abitazioni al cui interno capita di trovare ancora tavole imbandite, dispense piene e letti apparentemente appena sfatti.

Tutti questi elementi sono testimoni di un abbandono spesso causato da improvvise catastrofi quali terremoti o alluvioni e perciò immediato; altre volte frutto di decisioni sofferte e più meditate, scaturite da motivi anche di ordine socio-economico.

Da un lato, quindi, l’emigrazione che ha caratterizzato e continua a caratterizzare lo spopolamento del territorio calabrese, e dall’altro la decisione istituzionale di trasferire tutti i cittadini di un borgo in una sorta di paese copia, a volte anche a parecchi chilometri di distanza.

Sembra quasi che il borgo, nonostante tutto, rimanesse li in attesa di un ritorno con la natura che frequentemente invade le strutture come una sorta di guardiano, custode di una memoria che non vuole perdersi.

E’ questa la sensazione che provo prorompente in tutte le mie visite: case che chiedono di essere rivissute, strade che sperano di essere risolcate (oggi frequentate per lo più da capre, pecore, mucche e maiali).

Solitamente si legano a questi luoghi, come in un vincolo inscindibile, parole che hanno tristi accezioni quali: fine, abbandono, morte. Vengono definiti borghi fantasma quasi a decretarne un’irreversibile scomparsa, ma non è questo quello che sento, soprattutto quando li raggiungo da sola, in solitaria.

Mi piace fantasticare su come vivessero gli abitanti del posto prima di lasciarlo, penso allo sgomento provato nel doversi separare dalla casa natale, a quanto difficile sia stato riambientarsi in paesi che portano lo stesso nome di quello nato ma di cui non conservano alcun tratto.

Non di rado mi è capitato di incontrare qualcuno tra le vie del borgo, non visitatori curiosi ma abitanti nostalgici o, più sovente, i loro figli.

A Nicastrelloper esempio (piccolissimo borgo frazione di Capistrano (VV), sul lago Angitola) è stata piacevole la sorpresa di conoscere, tra gli orti ben gestiti e curati, ornamento ai ruderi delle case, un uomo che quotidianamente si reca laggiù per occuparsi delle proprie coltivazioni e aprire le porte della chiesa (l’unica ristrutturata e mantenuta in buone condizioni) per non permettere all’umidità e alla polvere di danneggiarla.

Qui come in molti dei borghi che ho visitato (Africo Vecchio(RC), Precacore(RC), Pentedattilo(RC), Polsi (RC), Acherentia (KR)) viene mantenuta la tradizione delle processioni religiose che una volta l’anno ripopolano vicoli e piazze di pellegrini, vecchi abitanti e i loro discendenti.

Una delle domande più frequenti, da quando ho iniziato la mia avventura in cerca di borghi abbandonati o in fase di spopolamento, riguarda la possibilità di progettarne il recupero, così da poterli riportare in vita.

Sono scettica circa la reale attenzione che le istituzioni possano avere nei confronti di questa tematica, avendo riscontrato questa disattenzione in troppi posti che rappresentano meraviglie nel quadro delle bellezze storico artistiche in Calabria.

Da Mileto Antica(VV) (prima capitale normanna) ai ruderi di Acherentia (KR), di Brancaleone Superiore (RC), di Amendolea (RC) e di tanti altri, gli interventi, spesso finanziati con fondi europei, sono datati e resi vani oggi dalla vegetazione cresciuta e dalla successiva incuria.

A Cleto (CS) invece, piccolo borgo adagiato su un costone roccioso dal quale digrada con una tipica forma a goccia, sono stata felice di conoscere i ragazzi dell’associazione La Piazza, che hanno dato un’ottima risposta a questo interrogativo riuscendo a creare un momento di valorizzazione del borgo e della buona cultura calabrese (il Cleto Festival, quest’anno alla sua quinta edizione), senza percepire finanziamenti pubblici e con il coinvolgimento dei cittadini ancora rimasti.

E’ proprio tramite iniziative dal basso che mi auguro possano rinascere questi luoghi così da non essere semplicemente utilizzati per riscontrare consensi da parte della poltrona di turno, ma essere animati da una amore costante per la tutela delle innumerevoli tracce di storia passata che questo museo a cielo aperto che la Calabria offre.

di Nadia Lucisano

A proposito di borghi abbandonati e migrazioni, vi segnaliamo l’evento gratuito IstantaneeOsservazioni che si terrà il 3 gennaio a Reggio Calabria, Via XXV Agosto, 42 (nei pressi di piazza Carmine). Per saperne di più clicca qui.

foto di Nadia Lucisano

  1. Molto poetica come storia e le immagini sono silenziosamente belle. Complimenti!

    Commento by diego on 5 aprile 2016 at 15:18

  2. Bellissimo complimenti a tal proposito le vorrei segnalare l’insediamento rupestre di Zungri in provincia di Vibo Valentia sito archeologico che merita di essere visitato e valorizzato

    Commento by Maria Caterina Pietropaolo on 14 aprile 2016 at 23:56